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Opec, accordo difficile sui tagli. Dall’Arabia Saudita i dubbi…

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Servizio |CROLLA IL PREZZO DEL PETROLIO

Opec, accordo difficile sui tagli. Dall’Arabia Saudita i dubbi più forti

(Epa)
(Epa)

L’Opec discute e il petrolio crolla. Le quotazioni del barile sono andate a picco, perdendo oltre il 5%, all’avvio del vertice dell’Organizzazione degli esportatori di greggio. La colpa? In apparenza le dichiarazioni rilasciate dal ministro saudita Khalid Al Falih poco prima dell’avvio dei lavori, che lasciano intuire grandi difficoltà nel raggiungere un accordo sui tagli produttivi. Tanto che la conferenza stampa, prevista per la fine dei lavori, è stata clamorosamente cancellata. L’Arabia Saudita ha inoltre gettato nuovi dubbi sul fatto che i maggiori fornitori di petrolio del mondo possano raggiungere un accordo questa settimana per ridurre la produzione e sostenere i prezzi.

«Tutte le opzioni sono ancora sul tavolo», ha avvertito comunque Al Falih. Il taglio, «se ci sarà», ha sottolineato il saudita, potrebbe essere inferiore alle attese del mercato: le proposte spaziano da 500mila a 1,5 milioni di barili al giorno e la preferenza di Riad è per «qualcosa che riesca a bilanciare domanda e offerta, senza però scioccare il mercato». Un numero? «Un milione di barili al giorno sarebbe adeguato».

Le vendite sui mercati petroliferi sono partite a raffica, affondando il Brent sotto i 59 dollari al barile. Quello di Al Falih potrebbe essere stato soltanto un ballon d'essai, lanciato per testare le reazioni del mercato e convincere i produttori più recalcitranti sulla necessità di chiudere i rubinetti. Ma le posizioni tra i Paesi dell’Opec sembrano davvero distanti. E la conferenza stampa di fine vertice, che avrebbe dovuto essere alle 13, è rinviata, secondo voci di corridoio, almeno fino alle 17.

Il problema maggiore riguarda la partecipazione ai tagli. Al Falih assicura che la Russia «ha promesso» di continuare a collaborare con l’Opec. Ma non si sa ancora quanto e quando taglierà. E non sarà facile nemmeno suddividere il carico tra i Paesi Opec.

Riad pensa che «sarebbe giusto che il taglio fosse equamente diviso fra tutti», comprese Libia e Nigeria, finora esentate, e probabilmente anche l’Iran. Ma il ministro Bijan Zanganeh, rappresentante di Teheran, è irremovibile: «Finché siamo sotto sanzioni non partecipiamo a nessun accordo sulla produzione. Gli altri Paesi dovrebbero capire la nostra situazione e ci aspettiamo che collaborino. È il minimo. Se non vogliono non accetteremo nient'altro».

Sia pure con toni meno aggressivi, anche la Nigeria si tira indietro. «Per noi è molto, molto difficile ridurre la produzione di greggio», ha detto il ministro Ibe Kachikwu a Bloomberg Tv. «Non so quanto potremo contribuire, abbiamo bisogno di soldi».

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