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Carige, azione legale del fondo Chenavari per Creditis

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Carige, azione legale del fondo Chenavari per Creditis

A una settimana dall'assemblea degli azionisti di Carige si inasprisce il contenzioso tra la banca e Chenavari, il fondo che era stato scelto, dal board guidato dall’ex ad Paolo Fiorentino, come acquirente per Creditis, la società di credito al consumo della banca genovese. Secondo fonti finanziarie, Chenavari avrebbe intentato un’articolata e aggressiva azione legale nei confronti dell'istituto guidato da Pietro Modiano (presidente) e Fabio Innocenzi (ad), per fare in modo che l'operazione sia portata a termine con la vendita.

La vicenda risale al 2017: a dicembre di quell'anno era stato firmato un accordo vincolante tra la banca genovese e il fondo Chenavari Investment Managers per cedere l’80% di Creditis a 80,1 milioni di euro. L’operazione, però, da allora non è stata chiusa ed è rimasta in sospeso. Secondo fonti vicine al dossier, Carige sostiene che il contratto stretto da Fiorentino per la cessione, non disciplinava tutto e, durante lo svolgimento della trattativa col fondo, sui punti rimasti scoperti non è stato raggiunto un accordo. Carige, quindi, sostanzialmente ritiene di non poter vendere perché l'accordo siglato era preliminare e conteneva delle condizioni ancora tutte da dipanare che non possono essere accolte in toto dalla banca. Per contro, Chenavari obietterebbe che il contratto era già definitivo e le condizioni rimaste da concordare non sono rilevanti. Il fondo, tra l'altro, il 3 ottobre scorso ha ricevuto l'autorizzazione di Bankitalia all'acquisto di Creditis; quindi ritiene di essere nelle condizioni di chiudere la transazione e per questo ha chiesto l'esecuzione del contratto.

Gli accordi tra i due soggetti in causa, a quanto risulta, prevederebbero alcune penali per il mancato soddisfacimento delle condizioni ma non per il mancato closing. Carige, quindi, accarezzerebbe l'idea di mantenere un asset da cui ha ricavato quasi 14 milioni di euro di utili nei primi nove mesi del 2018. Chenavari, peraltro, non sarebbe visto con favore dai vertici della banca, dopo la decisione di vendere rapidamente il pacchetto di azioni (pari a quasi il 7%) che aveva sottoscritto con l'ultimo aumento di capitale della banca.

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