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Borsa, valutazioni ai minimi dal 2013. Tempo di comprare a prezzi di…

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Borsa, valutazioni ai minimi dal 2013. Tempo di comprare a prezzi di saldo?

L'ultimo trimestre dell'anno è stato decisamente negativo per il mercato azionario mondiale. L'indice Msci World che monitora l'andamento di tutti i maggiori listini al mondo ha perso il 10,5% negli ultimi tre mesi e per Wall Street si preannuncia addirittura il peggior mese di dicembre dagli anni ’30. Seppure i conti trimestrali di alcune big abbiano contribuito a rafforzare questa ondata generalizzata di vendite sul fronte dei risultati societari i numeri, e le previsioni per il futuro, continuano ad essere piuttosto buoni. Il risultato è quindi che le valutazioni del mercato (fotografate dal rapporto tra i corsi di borsa e gli indicatori di bilancio come gli utili o il patrimonio) ora si sono fatte decisamente più interessanti.

Calcola Facset che oggi il rapporto tra prezzo e utili attesi delle Borse mondiali si è drasticamente ridotto rispetto ai livelli di inizio anno. Allora si viaggiava su un multiplo di 16 volte, oggi stiamo a 13,3. Siamo ai minimi da 5 anni a questa parte.

L’INDICE DI SCONTO DELLE BORSE EUROPEE
Differenza percentuale tra il multiplo prezzo/utili degli indici S&P Europe 350 ed S&P 500. Dati in percentuale. Fonte: elaborazione Il Sole 24 Ore su dati S&P Market Intelligence

Questo calo delle valutazioni non è stato uniforme per tutte le principali piazze globali e, nonostante il tema della sopravvalutazione riguardasse in primo luogo Wall Street e il settore tecnologico, è soprattutto su altri listini che i multipli di Borsa si sono ridimensionati. Ad esempio nel Vecchio Continente: oggi il rapporto prezzo utili attesi dell'indice S&P Europe 350 viaggia in media a quota 12 come non accadeva da giugno 2013. Le Borse europee trattano storicamente a sconto rispetto a Wall Street ma questo sconto è oggi piuttosto significativo dato che si attesta al 20% contro una media storica del 15 per cento.

Il discorso riguarda in particolar modo Piazza Affari, una delle Borse più svalutate in assoluto rispetto ai fondamentali delle società del listino principale.
Come già accaduto nel 2017, le società del listino Ftse Mib faranno il pieno di utili con numeri che non si vedevano da prima della grande crisi. Prendendo le stime di consensus della banca dati S&P Market IntelligenceIl Sole 24 Ore ha calcolato per quest'anno un totale di 41 miliardi di euro. Nel 2017, quando già Piazza Affari si era distinta per la crescita dei profitti, il monte utili è stato solo marginalmente superiore. Il dato aggregato risulta stabile ma se si fa il calcolo al netto del settore finanziario, il più rappresentativo e anche il più soggetto ai saliscendi dello spread, il monte utili risulta in crescita da 19,6 a 24,3 miliardi di euro.

La rinnovata capacità di fare profitti si è accompagnata a bilanci più sani perché, da una parte le banche hanno fatto pulizia dei crediti deteriorati dall'altra le società non finanziarie hanno ridotto il loro indebitamento. Questo trend è andato consolidandosi in particolare nell'ultimo biennio. Se tuttavia nel 2017 il mercato ha chiaramente preso atto del processo in corso premiando la Borsa italiana con un rialzo del 13,6% a fronte di un +7% del resto d'Europa quest'anno è andata diversamente: dopo una partenza brillante (+12% nei primi quattro mesi) il Ftse Mib ha invertito la rotta fino ad arrivare oggi un poco onorevole saldo negativo di oltre 14 punti percentuali da inizio anno. Una performance su cui pesa ovviamente la componente del rischio politico. Soprattutto nel caso del settore bancario, storicamente molto ben rappresentato sulla piazza di Milano. Ma non solo.

Piazza Affari a forte sconto
La Borsa italiana è a forte sconto. Basti pensare che in media il rapporto prezzo/utili attesi è di 8,7 volte. Nettamente al di sotto sia della media europea (12.3 volte) sia della media storica degli ultimi 10 anni del listino (12 volte). Alle attuali quotazioni la Borsa di Milano garantisce un rendimento medio (dividend yield) del 4% che è superiore sia alla media europea (3,8%) sia al dividend yield medio medio del listino nell'ultimo triennio (2,86%).

A fronte di questi numeri c’è da chiedersi se questo non sia il momento giusto per tornare a comprare. Sia sul listino italiano che su altre piazze. «Il 2018 è stato un anno molto anomalo sui mercati - spiega Alessandro Allegri ad di Ambrosetti AM SIM - perché tutte le principali classi di investimento hanno registrato performance negative. Per quanto riguarda l'azionario la domanda da farsi è: è stato scontato tutto quello che c'era da scontare oppure c'è mettere in conto ancora volatilità per il futuro? Gli elementi di incertezza restano ma è anche vero che, a fronte di numeri ancora piuttosto buoni sul fronte dei conti, le valutazioni iniziano a diventare interessanti per tornare a comprare. Ovviamente tenendo conto dei rischi che una scelta del genere comporta».

«Nel 2019 - spiega Gilles Guibout, gestore di AXA Investment Managers - il focus degli investitori a livello macro sarà sull'andamento della crescita mondiale. Si teme un rallentamento della crescita globale molto più forte di quanto previsto. Poi c'è un rischio di cui non si parla tanto, ma che potrebbe avere un impatto sulla politica monetaria: l'aumento degli stipendi negli Stati Uniti. Un aumento dei salari potrebbe – insieme alla guerra commerciale – pesare molto sui margini delle società americane. In questo contesto è importante riuscire a mantenere della liquidità sottostante in portafoglio. Oggi le valutazioni sono tornate su livelli bassi in Europa (e soprattutto in Italia) e questo ci fa pensare che con un minimo di miglioramento ci sarebbe spazio per un rialzo nel 2019. Ora sembra che ovunque ci siano rischi, ma un miglioramento lascerebbe spazio a un'inversione dei mercati».

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