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Aim, 30 aziende pronte ma c’è l’incognita della normativa…

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Aim, 30 aziende pronte ma c’è l’incognita della normativa sui Pir

«Sono molto soddisfatto di esplorare il futuro». A distanza di un anno la gratificazione del presidente di Kartell Claudio Luti è certamente aumentata. I 10 milioni “esplorativi” investiti alla fine del 2017 per rilevare il 2% di Bio-on sono infatti più che raddoppiati, seguendo la performance stellare del titolo. Non uno standard tuttavia per Aim, mercato di Borsa italiana dedicato alle Pmi ad alto potenziale di crescita che seguendo il trend globale ha subito nel 2018 un arretramento del 12%. Se il bilancio per gli investitori non è stato brillante (è comunque il miglior risultato tra gli indici di Milano), il 2018 ha rappresentato un punto di svolta, con nuovi massimi battuti in più direzioni. Le 31 ammissioni (di cui 26 Ipo) hanno portato a 113 le società quotate, con una capitalizzazione vicina ai sette miliardi.

«Se anche in un anno così complesso come il 2018 le ammissioni sono arrivate al record - spiega la responsabile dei mercati primari di Borsa italiana Barbara Lunghi - nell’ipotesi di una stabilizzazione dei mercati c’è spazio per essere ottimisti. In “pipeline” abbiamo una trentina di società, di cui 5-6 prossime alla meta. Ma alla fine il numero di ingressi potrebbe anche essere superiore». Tra i nodi resta la ridotta liquidità, con scambi medi giornalieri inferiori ai 100mila euro, quadro che la Borsa punta a migliorare nel tempo attraverso più iniziative. «Confermando ad esempio Aim Italia Conference e i momenti ad hoc previsti nella Star conference - aggiunge -, strumenti per dare visibilità alle aziende tra gli investitori italiani e non solo, mentre in parallelo spingiamo anche le società quotate a dotarsi di una ricerca indipendente».

Una spinta in più alla liquidità potrà arrivare dalle modifiche alla normativa dei Pir introdotte dalla Legge di bilancio, con l’obbligo di orientare il 3,5% dei valori verso strumenti ammessi agli scambi sui sistemi multilaterali di negoziazione emessi da aziende con meno di 50 milioni di ricavi e non più di 249 addetti: l’identikit tipico dell’azienda Aim.

Mettere a regime la normativa, tra vincoli Ue agli aiuti di stato e i quattro mesi che il Mise ha messo in conto per il varo del decreto attuativo (si veda il Sole 24 Ore di ieri), non sarà tuttavia banale e il periodo di incertezza potrebbe produrre in verità un effetto temporaneo opposto, scoraggiando nuovi flussi in attesa delle regole definitive. Gli uffici tecnici dei gestori, che dall’avvio dei Pir hanno raccolto quasi 15 miliardi di euro con masse gestite che a fine settembre sono arrivate a poco meno di 19 miliardi, sono al lavoro per capire come operare. «Per le Pmi e per Aim si tratta certamente di una novità positiva - spiega il direttore sviluppo e marketing di Arca Fondi Sgr Simone Bini Smaghi - ma si dovrà intanto capire cosa fare in attesa del decreto attuativo. Se poi l’idea è quella di modificare in questo senso anche i prodotti esistenti i gestori dovranno avere il tempo necessario per adeguarli». I dubbi sono numerosi, a partire dai quattro mesi di incertezza a dal perimetro coinvolto: ad altri gestori non è chiaro ad esempio se la norma riguardi solo fondi di nuova costituzione oppure singole nuove sottoscrizioni individuali e se l’idea in prospettiva sia anche quella di prevedere un adeguamento dei “vecchi” prodotti. Così come perplessità vi sono sull’obbligo di dirottare risorse verso il venture capital, investendo in questo modo in prodotti meno liquidi e poco coerenti con le logiche di funzionamento di un fondo aperto.

Chi sul listino Aim è già sbarcato, in ogni caso, ha raccolto le risorse necessarie per la crescita, 1,32 miliardi lo scorso anno. Dodici milioni sono andati a Vimi Fasteners, produttore emiliano di organi di fissaggio, in Borsa da agosto 2018. «L’ingresso è servito a dare credibilità al progetto - spiega il presidente Fabio Storchi - e i fondi raccolti in Ipo saranno utilizzati per crescita esterna e sviluppo internazionale: vogliamo raddoppiare i ricavi a 100 milioni». Progressi che tra le aziende Aim sono diffusi: nel primo semestre 2018 i ricavi delle 113 quotate sono lievitati del 14%, il triplo rispetto alla media della manifattura nazionale.

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