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Bridgewater, il fondo che ha fatto +15% puntando contro…

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L'Analisi |il veicolo di ray dalio

Bridgewater, il fondo che ha fatto +15% puntando contro l’Europa resta ribassista

(Reuters)
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Un anno fa circa il finanziere americano Ray Dalio, fondatore del fondo Bridgewater, iniziò ad accumulare posizioni ribassiste sui principali mercati azionari continentali. Su Piazza Affari ad esempiom con vendite allo scoperto su 18 pesi massimi del listino del calibro di Eni, Enel, Intesa Sanpaolo e Unicredit, su cui Dalio fece una scommessa da 2 miliardi e 600 milioni. Ma anche sulla Borsa francese e su quella tedesca. Sul Dax in particolare lo “short” fu di peso con oltre 6 miliardi di posizioni corte (ribassiste) su 13 multinazionali tedesche tra cui Siemens, Basf, Sap, e Bayer.

Per la loro entità i numeri allora fecero molto rumore ma a conti fatti è stata una scommessa che ha pagato: rispetto a un anno fa l’indice DAX 30 della Borsa di Francoforte ha perso il 18% del suo valore, il CAC 40 di Parigi il 13,5, il FTSE MIB della Borsa di Milano, penalizzato dall’impennata dello spread, il 17 per cento. Insomma Ray Dalio ci ha visto giusto e non c’è da stupirsi del il suo fondo di punta “Pure Alpha” abbia registrato un ritorno annualizzato del 15% al netto delle commissioni. Numeri decisamente anomali in un 2018 all’insegna delle perdite su quasi tutte le classi di investimento nel corso del quale anche la maggior parte dei fondi hedge, che in genere prosperano quando c’è volatilità, ha archiviato l’anno con performance deludenti.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib

La scommessa ribassista dell’hedge fund americano ha pagato. Ma evidentemente non abbastanza. Se è vero che Bridgewater ha riscattato molte posizioni “short” monetizzando il ribasso degli indici (gli “shortisti” guadagnando quando il mercato va giù) continua a scommettere al ribasso sui listini europei. Dalla banca dati S&P Capitali IQ risulta che il fondo abbia mantenuto ad esempio posizioni corte aperte circa un anno fa su 18 titoli quotati a Piazza Affari per un controvalore di un miliardo e 200 milioni di euro.

Buona parte delle posizioni più importanti (quelle su Enel, Eni, Intesa Sapaolo e Unicredit) sono state in ogni caso ampiamente ridimensionate. Lo stesso vale per le posizioni “short” aperte sulle Borse di Francoforte e Parigi. Ma il fondo continua ad essere ribassista o comunque a non credere che le attuali valutazioni sui mercati europei siano abbastanza attraenti da poter tornare a comprare. Altrimenti lo avrebbe fatto.

D’altronde, nonostante il fondo non faccia grande pubblicità di sè, è nota la posizione del finanziere americano: «Nonostante i profitti delle aziende restino buoni il contesto di mercato continuerà ad essere difficile - ha scritto Dalio in un post su LinkedIn pubblicato a fine dicembre -. Stiamo vivendo una fase di fine ciclo e le crepe stanno iniziando a manifestarsi proprio nel momento in cui nessuno se lo sarebbe aspettato».

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