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Caffè Borbone vuole diventare grande e sogna lo sbarco in Borsa

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il piano 2018-2022

Caffè Borbone vuole diventare grande e sogna lo sbarco in Borsa

Un balzo dei ricavi, che nel 2022 arriveranno a 280 milioni (dai 128 milioni a budget per il 2018), la forte penetrazione in aree di mercato poco sviluppate come il Nord Italia e la grande distribuzione, e la quotazione a Piazza Affari come possibile tappa finale per un’azienda simbolo del Made in Italy. È questo, in estrema sintesi, il percorso tracciato per Caffè Borbone dopo il riassetto che l’anno scorso ha visto l'ingresso della Italmobiliare dei Pesenti con il 60% mentre il fondatore Massimo Renda è rimasto col 40%. Il gruppo nato nel 1996 è il terzo player italiano nel caffè monoporzioni in cialde e capsule ma è leader nel mercato delle capsule compatibili con Lavazza e Nespresso.

Su questa realtà i Pesenti – come riportato da Radiocor - hanno investito a maggio scorso 142,6 milioni. La riorganizzazione azionaria ha visto infatti il passaggio di mano di Aromatika (la società che controllava il marchio Caffè Borbone e interamente controllata da Renda e sua moglie) per 336 milioni con il successivo reinvestimento di 95 milioni circa da parte dell'imprenditore, rimasto così col 40%. Il resto del riassetto è stato “coperto” attraverso un finanziamento da 102,5 milioni concesso dal pool Intesa Sanpaolo-Unicredit, che resterà in campo alla nuova Caffe Borbone srl.

Il piano industriale 2018-2022, predisposto dall’advisor Long Term Partners, parte da un punto fermo: il mercato di riferimento, cioè il caffè in cialde e capsule in Italia, è quello a più alto potenziale di crescita (+9,3% di tasso composto 2016-2022): non solo, le capsule compatibili hanno un abbrivio ancora più brillante con un +43,4% di Cagr dal 2013 al 2016 contro il +7% delle originali. Ecco perché il piano prevede una crescita media annua composta dei ricavi del 22% annuo dai 93,7 milioni del 2017 fino ai 280 milioni del 2022 mentre il mol dovrebbe triplicare a 61 milioni dai 20,6 milioni di fine 2017.

A fine piano una delle ipotesi è l'Ipo. Lo statuto prevede espressamente che dal 3 maggio 2023 sia Italmobiliare sia Massimo Renda «avranno il diritto di attivare la procedura di quotazione» con precise disposizioni e proporzioni tra eventuali Offerta pubblica di vendita e di sottoscrizione. Lo sbarco a Piazza Affari sarebbe il perfetto coronamento per una “equity story” tutta italiana che ha visto come tappa intermedia il supporto di un investitore finanziario (Italmobiliare) per accelerare sullo sviluppo.

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