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Tim ai minimi da 2013, in Borsa vale meno di 10 miliardi di euro

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Tim ai minimi da 2013, in Borsa vale meno di 10 miliardi di euro

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Si fa ancora sentire in Borsa l'effetto negativo dei conti preliminari 2018 e della guidance 2019 su Telecom Italia, già protagonista venerdì di un calo del 7,2%: complice anche un comparto tlc in generale flessione, le quotazioni scivolano di un altro 2% circa dopo aver toccato i minimi da ottobre, in pratica sugli stessi livelli dell'agosto 2013. Considerando le azioni ordinarie e le risparmio, la capitalizzazione di Borsa di Telecom si aggira sui 9,8 miliardi di euro.

Ebitda 2018 sotto le attese
A sorpresa il cda di Tim di giovedì aveva rilasciato i conti preliminari del 2018 indicando un ebitda consolidato a livello organico a 8,1 miliardi di euro e un ebitda delle attività domestiche in calo del 5%: come riassume una nota di Credit Suisse ai clienti, l'ebitda complessivo è da ritenersi di circa 100 milioni inferiore al consensus calcolato da Reuters e la flessione dell'ebitda domestico indicata (rispetto al -3,7% organico dei primi nove mesi) suggerisce un quarto trimestre in ulteriore peggioramento. Migliore del consensus invece il debito. Gli analisti di Deutsche Bank evidenziano il cambiamento del mercato mobile nella seconda parte del 2018 con l'ingresso di Iliad e la maggiore competizione nel business di linea fissa: come sottolineato dalla società le dinamiche competitive che hanno influenzato l'andamento operativo nel 2018 sul mercato italiano sono attese continuare anche per il primo semestre 2019.

Rete fissa: per broker più appeal da scorporo dopo giudizio Agcom
Ma l'attenzione del mercato su Tim oggi guarda anche alle prospettive del progetto di scorporo della rete dopo che l'Agcom ha pubblicato il proprio documento di analisi circa la proposta di separazione delle infrastrutture di rete fissa. L'Agcom, spiegano gli analisti di Equita Sim, "ritiene che la separazione legale non accompagnata da una modifica del controllo della NetCo (cioè il veicolo a cui verrebbe conferita l'infrastruttura e che nella proposta di Tim resterebbe controllata al 100% da Telecom, ndr) non sia sufficiente per una riduzione dei principali obblighi regolatori. La decisione finale di Agcom dopo il periodo di consultazione potrebbe quindi cambiare se Tim presentasse un aggiornamento al piano di separazione della rete con una percentuale di possesso diversa dal 100%". Secondo Mediobanca Securities, visto che la pronuncia finale dell'authority potrebbe cambiare sulla base del piano definitivo di Telecom, il documento diffuso venerdì è da leggersi come un incentivo indiretto a una proposta più aggressiva da parte di Tim nel percorso di separazione e non è escluso che questo sia il tenore del progetto che il ceo Gubitosi potrebbe svelare il prossimo 21 febbraio. Secondo Credit Suisse, il giudizio Agcom potrebbe aumentare le chances di una alleanza tra Tim e Open Fiber sulla rete fissa.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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