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Scheidt: «Il 2019 sarà un altro anno di tassi negativi in…

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Il presidente dei banchieri elvetici

Scheidt: «Il 2019 sarà un altro anno di tassi negativi in Svizzera»

Il centro congressi del World Economic Forum 2019 a Davos (Ap)
Il centro congressi del World Economic Forum 2019 a Davos (Ap)

DAVOS. Non è escluso che in Europa nella prossima fase ci possano essere altre acquisizioni e fusioni nel settore bancario. La piazza finanziaria svizzera dal canto suo sta tenendo bene e viene vista ancora da molti investitori come un porto sicuro; le banche elvetiche peraltro dovranno subire ancora per un po' i tassi di interesse negativi stabiliti per frenare il franco. Sono questi alcuni dei punti centrali dell'analisi di Herbert Scheidt, presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) e del cda della banca zurighese Vontobel. Scheidt ha fatto il punto con Il Sole 24 Ore a margine dei lavori del World economic forum di Davos.

«Ci sono investimenti importanti da fare nelle nuove tecnologie e i costi dovuti alle regolamentazioni sono elevati. Questi sono due fattori rilevanti, che si sono aggiunti ad altri già esistenti e che possono favorire un certo consolidamento nel settore bancario. Anche in Europa dunque potrebbero esserci altre acquisizioni e fusioni nella prossima fase», spiega Scheidt. È un discorso che secondo il presidente dei banchieri elvetici tocca tutti i maggiori mercati europei e che dunque potrebbe riguardare in linea di principio anche l'Italia.

Il mercato italiano rimane naturalmente uno dei più importanti tra quelli europei, anche per le banche svizzere. Ora ci sono alcuni elementi che impongono peraltro un parziale freno agli istituti elvetici.

Uno è un elemento specifico nelle relazioni bilaterali tra Svizzera e Italia, quello dell'assenza di un completo libero accesso per le banche elvetiche al mercato italiano dei servizi finanziari; questo non è tanto un problema per le grandi banche rossocrociate, che possono agire attraverso le loro filiali in Italia, quanto per molte piccole medie banche elvetiche che non possono sopportare il costo di filiali e che con il libero accesso vorrebbero e potrebbero operare sull'Italia direttamente dalla Svizzera.

Un altro elemento è la situazione complessiva dell'Italia, con le sue incertezze economiche, che frenano una parte degli investimenti dall'estero. «L'Italia è un Paese importante – ribadisce Herbert Scheidt – ma è auspicabile che vi sia minore instabilità e che si possa avere un quadro più chiaro sulle dinamiche economiche, anche per quel che riguarda i conti pubblici e in particolare il debito pubblico».

Le banche svizzere intanto a casa loro registrano le gioie di una tenuta nella gestione di patrimoni e i dolori dei tassi negativi sul franco. La piazza elvetica sta mantenendo la leadership internazionale nel private banking, nonostante non ci sia più il segreto bancario per i non residenti. «I dati indicano che la piazza finanziaria svizzera rimane un porto sicuro per molti che da tanti Paesi guardano alla professionalità nella gestione dei patrimoni», afferma Scheidt. Questa è la notizia positiva per le banche elvetiche.

Quella non positiva è che i tassi negativi, stabiliti dalla Banca nazionale svizzera per frenare un franco che tende ad essere troppo forte e dunque a danneggiare l'export svizzero, probabilmente resteranno. «I tassi negativi – dice Scheidt – colpiscono le banche, le casse pensioni, i risparmiatori. Ma purtroppo non mi sembra che ci siano ancora le condizioni perché la BNS li possa togliere, perché se lo facesse il franco salirebbe nuovamente, sia sull'euro che su altre monete. Probabilmente il 2019 sarà un altro anno di tassi negativi in Svizzera».

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