Finanza & Mercati

Wall Street brinda alla «pazienza» della Fed sui tassi

  • Abbonati
  • Accedi
Servizio |la giornata dei mercati

Wall Street brinda alla «pazienza» della Fed sui tassi

Andamento titoli
Vedi altro

Wall Street festeggia i segnali che arrivano dalla Fed, che si prende una pausa nel rialzo dei tassi di interesse e afferma di essere «paziente» sui tempi delle future strette, chiudendo la seduta in netto rialzo. Il Dow Jones sale dell'1,78% a 25.017,75 punti, il Nasdaq avanza del 2,20% a 7.183,08 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1,57% a 2.681,32 punti.

Chiusura contrastata invece per le Borse europee in attesa delle indicazioni della Fed. I mercati attendono anche eventuali novità che potrebbero emergere dalla due giorni di trattative sul commercio internazionale tra la delegazione cinese volata a Washington e l’amministrazione Usa. Procede nel frattempo a pieno ritmo la stagione delle trimestrali. Milano ha terminato le contrattazioni in progresso dello 0,35%, mentre lo spread è sceso a 241 punti, in una giornata in cui il Tesoro ha collocato con successo 8 miliardi di titoli di stato, con rendimenti in calo. Londra (+1,5%) ha vantato la performance migliore all’indomani dell'ennesimo voto sulla Brexit: ma per gli analisti il rialzo azionario non è legato all'esito del voto, che non ha sbloccato di un millimetro la situazione politica, bensì di riflesso al calo della sterlina, sofferente per il rischio più alto di un'uscita disordinata dalla Ue. Del resto il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, ha dichiarato che «il voto di ieri ha aumentato i rischi di uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione europea» e anche il negoziatore Ue, Michel Barnier, ha commentato che «Rigettare lo scenario di ‘no deal’, di mancato accordo non significa evitare il ‘no deal’, non significa’ togliere il rischio di un mancato accordo».

Invece Francoforte ha registrato un calo dello 0,33% nel giorno in cui è stato ufficialmente annunciato il taglio delle stime sul pil 2019. L’economia tedesca quest'anno è prevista in rialzo dell'1% e non dell'+1,8% come indicato a ottobre. La stima, tra l’altro, è inferiore a quella dell’1,3% indicata dall’Fmi.

Bene il lusso europeo, dopo i conti da record di Lvmh
In Europa sono state ben comprate le azioni del lusso, sulla scia della performance della francese Lvmh che a Parigi ha festeggiato i conti da record del 2018 con un balzo in avanti del 6,87%, trascinado in alto di oltre il 3% anche la concorrente Kering.A Piazza Affari sono andate bene le Moncler (+5,9%), sebbene la società del piumino svelerà i numeri del 2018 a fine febbraio. Intanto i conti del colosso francese hanno allontanato i timori che il comparto del lusso sia stato penalizzato negli ultimi mesi dal rallentamento dell’economia cinese e dalle sommosse in Francia dei gilet gialli. Lvmh ha infatti vantato un rialzo delle vendite del 2018 del 10%, a 46,8 miliardi di euro, e un miglioramento dell’utile netto del 18% a 6,3 miliardi. La cedola proposta dal cda della società sarà innalzata del 20% a 6 euro per azione. Ieri ha pubblicato i numeri preliminari del 2018 anche Salvatore Ferragamo: che però ha registrato ricavi pari a 1,347 miliardi di euro, in calo del 3,4% rispetto all'anno precedente (-1,7% a cambi costanti). Nel quarto trimestre 2018, i ricavi sono scesi del 3,6%, penalizzati dall’andamento delle valute (-1,8% a cambi costanti), dalla minore incidenza dei saldi di fine stagione nel canale primario, dai minori ricavi del canale secondario e dall’ andamento negativo del canale wholesale. Ma gli analisti si aspettavano una flessione ancora più marcata e così alla fine hanno premiato le azioni con un rialzo dell’1,5%. Del comparto sono state ben comprate le Aeffe (+5,48%), le Brunello Cucinelli(+3,6%), mentre sono rimaste al palo leTod's (+0,25%), penalizzate ancora dai conti preliminari dell 2018 recentemente diffusi e che hanno visto i ricavi scivolare del 2,4% a 940,4 milioni (-0,5% a cambi costanti).

St rialza la testa dopo i conti di Apple
Sono andate bene anche le Stmicroelectronics (+0,4%), pur frenando sul finale. I titoli hanno rialzato la testa festeggiando i conti che Apple ha diffuso nella notte. Il primo trimestre fiscale del colosso di Cupertino è risultato migliore delle attese, sebbene per la prima volta in dieci anni siano calati sia l’utile, sia i ricavi nel periodo dello shopping natalizio.

Ma il mercato, dopo il profit warning lanciato un mese fa, si aspettava flessioni più consistenti. In più per il trimestre in corso, il suo secondo dell'esercizio fiscale 2019, Apple prevede di mettere a segno ricavi tra i 55 miliardi e i 59 miliardi di dollari, abbastanza in linea con le previsioni. Il ceo Thomas Cook è inoltre positivo sul 2019: «Apple fa innovazione come nessuna altra azienda al mondo e non stiamo togliendo il piede dal pedale dell'acceleratore», ha dichiarato.

Leonardo chiuse in rialzo dopo smentita Conte su fusione con Fincantieri
Leonardo - Finmeccanica è salita dello 0,38% dopo che il premier Giuseppe Conte ha smentito l’ipotesi di una megafusione con Fincantieri (+1,88%), come riportato dalla stampa. Il premier ha infatti detto: «Non c’è nulla di tutto questo. Il Governo non interviene nella vita di società quotate», commentando le ipotesi di una fusione tra Fincantieri e Leonardo sotto la regia di Palazzo Chigi. «È una notizia destituita di fondamento», ha inoltre incalzato il primo ministro aggiungendo anche che queste cose «alterano le dinamiche di mercato». In mattinata, invece, le Leonardo erano arrivate a cedere oltre il 2%, mentre le Fincantieri salivano più del 2%. Dopo la corsa delle ultime sedute, hanno ingranato la retromarcia le Azimut (-1,49%), lasciando sul parterre il’1,5%. Sono state gettonate le azioni di Fiat Chrysler Automobiles (+1,3%) e di Ferrari (+1,79%), quest’ultime alla vigilia della diffusione dei conti del 2018. Hanno invece fatto male le Prysmian (-1,7%).

Telecom e Astaldi sotto la lente, ancora in volata It Way
Telecom Italia
ha registrato un +1%, mentre l’azionariato della compagnia sembra sempre più spaccato. Ieri il gruppo francese Vivendi, che detiene quasi il 24% del capitale, dalle pagine di Les Echos di ieri ha preannunciato una lettera alla Consob e ai sindaci di Telecom per denunciare l`operato del fondo Elliott. L'accusa è di non avere mantenuto la promessa di supporto al ceo, Amos Genish, e di avere interesse per la discesa del titolo Tim per effetto del collar strutturato ad aprile scorso (come da comunicazioni alla Sec). In più il gruppo francese ha puntato anche l’indice sulla nomina da parte di Tim degli advisor Vitale e Rotschild per la valutazione delle opzioni sulla rete fissa, in quanto percepiti come troppo vicini a Elliott. Insomma mentre si avvicina l’assemblea del 29 marzo, si alzano i toni tra i due azionisti Elliott e Vivendi.
Fuori dal paniere principale, non si sono fermate le It Wayvolate del 33%, anche se Borsa Italiana ha vietato l'immissione di ordini senza limite di prezzo. Da metà gennaio hanno vantato una volata del 158%. Infine si sono ancora una volta infiammate le Astaldi (+9,3%), sull'ipotesi riferita dalla stampa che il cda della società, fissato per la prossima settimana, farà il punto sulle offerte per il salvataggio del gruppo delle costruzioni che entro il 14 dovrà presentare in Tribunale il piano concordatario. In coda al listino leStefanell (-6%).


Il cambio euro / sterlina

Sterlina debole. Continua il rialzo del prezzo del greggio
Sul fronte dei cambi l'euro è abbastanza stabile sul dollaro nell'attesa delle parole che questa sera pronuncerà il numero uno della Fed, Jerome Powell (segui qui i cross). La sterlina è rimasta stabile sui valori ai quali era precipitata ieri in tarda serata dopo il voto del Parlamento britannico attestandosi a 1,3064 dollari (1,3076 ieri in tarda serata). L'euro-sterlina è pari a 0,8744 (0,8741). Infine continua a salire il petrolio (segui qui Brent e Wti), sugli scudi da ieri. A incoraggiare gli ordini in acquisto è stato il dato sulle scorte settimanali di greggio, salite in Usa ma meno del previsto. In più destano preoccupazione le tensioni geopolitiche in Venezuela, la cui compagnia petrolifera statale (Pdvsa) è stata sanzionata lunedì scorso dagli Usa

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

© Riproduzione riservata