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Servizio |LE TRIMESTRALI DEI BIG TECH USA

Alphabet cresce, ma paga l'aumento dei costi e il calo dei margini di profitto

Da sinistra, l’amministratore delegato di Google Sundar Pichai e Philipp Justus, vice presidente per l’Europa centrale, durante la cerimonia di apertura della nuova sede di Google a Berlino (Reuters)
Da sinistra, l’amministratore delegato di Google Sundar Pichai e Philipp Justus, vice presidente per l’Europa centrale, durante la cerimonia di apertura della nuova sede di Google a Berlino (Reuters)

New York - L'ultima delle grandi firme tech e Internet ha dato i conti e ha mostrato come, se la crescita continua, aumenta anche le sfide che innervosiscono gli investitori. Alphabet, la casa madre del re dei motori di ricerca Google, ha superato nettamente le previsioni. Nel quarto trimestre del 2018 ha riportato utili per azione di 12,77 dollari contro i meno di 11 dollari attesi alla vigilia. In cifre assolute i profitti netti sono stati di 8,94 miliardi, ribaltando perdite multimiliardarie causate da ingenti oneri fiscali straordinari l'anno precedente, ma sono diminuiti sequenzialmente rispetto ai 9,19 miliardi del terzo trimestre.

Il giro d’affari ha a sua volta fatto meglio del previsto, salendo del 21,5% a 39,28 miliardi di dollari rispetto a pronostici inferiori ai 39 miliardi (ed è stato di 31,69 miliardi contro 31,33 attesi una volta esclusi i pagamenti ai partner che dirigono il traffico sui suoi siti). Per l’intero anno scorso Alphabet ha inoltre registrato un giro d’affari in solido aumento a 136,82 miliardi dai 110 miliardi dell’anno precedente.

Ma il mercato ha trovato ragioni di preoccupazione tra le righe del bilancio. La dimostrazione? Nel dopo mercato il titolo, che aveva guadagnato circa il 2% durante la seduta di ieri, ha ceduto oltre il 3 per cento. Segno delle incertezze che esistono sugli orizzonti di Borsa ma anche su Alphabet in particolare: hanno attirato l'attenzione le perdite ancora significative e in peggioramento della divisione “Other Bets”, vale a dire le attività più innovative separate da Google, e gli incrementi generalizzati dei costi. Queste zavorre hanno ridimensionato i margini di profitto al 21%, meno del 22% atteso e del 23% dell'anno precedente.

Qualche timore sulla redditività futura lo ha sollevato anche una flessione dei costi per click, misura del prezzo chiesto da Google ai suoi inserzionisti: sono scesi del 29% dall'anno prima e del 9% sequenzialmente. Google vede oggi crescente concorrenza nella pubblicita' digitale, dove si sta facendo avanti con insistenza Amazon.
Il colosso americano dei motori di ricerca - e non solo - è stato l’ultimo dei grandi protagonisti hi-tech e Internet a riportare il bilancio. L'ultimo anche tra i titoli raggruppati sotto la sigla Faang, i leader della crescita effettiva e potenziale, che oltre a Alphabet comprendono il social network Facebook, il gigante degli iPhone Apple, la potenza dell'e-commerce e del cloud Amazon e la regina delle streaming d film e spettacoli Netflix.

I grandi nomi digitali e tech, nei passati tre mesi, hanno in buona parte registrato performance miste non solo per problemi d’immagine, ma anche di business: alcuni hanno risentito delle difficoltà dell’economia globale, da Apple, che ha lanciato un raro allarme sul fatturato scontando anzitutto l'indebolimento della Cina, ad Amazon, il cui trimestre record ha comunque evidenziato un rallentamento. Uno stesso gigante tradizionale del tech oggi snellito e competitivo sul cloud, Microsoft, ha battuto le attese di utili ma non quelle di vendita.

Alphabet appare oggi agli analisti tra i marchi meno controversi nell'elite digital-tecnologica, assediata da polemiche sulla privacy e rischi antitrust: è meno nel mirino dei critici rispetto ad esempio a Facebook (che ha ugualmente incassato una trimestrale record) quando si tratta di violazioni dei dati personali, di fake news o di manipolazioni delle informazioni e degli account. E l'ottimismo che circondava la trimestrale e il titolo si era rispecchiato in un balzo del comparto tech a Wall Street in anticipo sui conti, che ha innescato guadagni dei principali indici azionari. Da inizio anno il titolo scambiato sotto il simbolo Goog aveva guadagnato finora il 9%, reduce da un 2018 sostanzialmente piatto nonostante le quotazioni avessero toccato un massimo storico di 1.291 dollari (nel durante) e, in chiusura, di quasi 1.274 dollari.

Se in futuro la società riuscirà a confermare il suo dominio nella raccolta pubblicitaria digitale, che nel quarto trimestre ha rappresentato l'83% delle entrate (32,6 miliardi, +20%), e a procedere con una crescente diversificazione e innovazione che la vede puntare su frontiere che vanno dai servizi cloud (Google Cloud) alle auto self driving (Waymo), dalla sanita' (Verily) alle reti in fibra ottica ad alta velocita' (Fober), secondo numerosi analisti le quotazioni potrebbero scuotersi nel 2019 e marciare al rialzo. L'azienda punta anche a rafforzare la divisione di YouTube, anche se non ha dato conto delle sua performance.
Gli ostacoli sul cammino sono stati pero' evidenziati dagli ultimi conti. Se le “Other Revenues”, che comprendono attivita' diverse dal motore di ricerca ma piu' consolidate (Cloud, dove rimane indietro rispetto a Amazon e Microsoft, e Hardware) hanno marciato del 31% battendo leggermente le stime con 6,49 miliardi, le piu' avventurose “Other Bets” hanno invece sofferto. Hanno perso ben 1,328 miliardi, contro i 748 milioni dell'anno precedente. Anche le revenues qui hanno deluso, 154 milioni invece di 187,4 milioni.

I costi intanto si moltiplicano in piu' direzioni: l'azienda sta assumendo molto per tenere il passo con le pressioni di regolamentazione e controllo e con la competizione, ha quasi raggiunto i 100mila dipendenti, il doppio rispetto a cinque anni or sono e un quinto in piu' in un anno. I pagamenti a partner terzi (Traffic acquisition costs) sono lievitati del 15% a 7,4 miliardi da 6,5 miliardi, pari al 23% del totale della raccolta pubblicitaria e in linea con le attese e il recente passato. La spesa in ricerca e sviluppo e' balzata del 40% a 6 miliardi senza poter ancora portare in dote utili.

Alphabet, che compie vent'anni dalla fondazione, ha sicuramente adesso a disposizione le risorse finanziarie per mettere a segno anche nuove ambiziose scommesse - un “tesoro” da 109 miliardi. Potrebbe mirare a effettuare una importante acquisizione che la porti a rilevare un cosiddetto “Elephant”, cioè un grosso nome, per cercare di continuare a brillare. La maggior parte degli esperti, focalizzata proprio sulle prossime mosse dell'azienda, mantiene raccomandazioni di acquisto sul titolo.

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