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Satispay, round da 50 milioni nel 2019

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Satispay, round da 50 milioni nel 2019

Satispay guarda all’espansione in altri Paesi europei, non disdegna abboccamenti con operatori Usa e studia il debutto nell’Rc auto. Il 2019 per la ormai ex startup italiana del fintech si preannuncia particolarmente intenso. Basta una chiacchierata di un’ora con il fondatore e amministratore delegato, Alberto Dalmasso, per capire la velocità a cui viaggia la società. Una velocità che ha bisogno di essere supportata da capitali, così, dopo aver raccolto già 42 milioni, Satispay sta trattando con gli investitori un round C da circa 50 milioni di euro. «Ci siamo portati a bordo, con i round precedenti, investitori che potranno investire multipli dei capitali già immessi in Satispay, andando avanti con il tempo» spiega Dalmasso, sottolineando che proprio per questo la società si è aperta a investitori internazionali come Copper Street Capital (fondo UK specializzato in servizi finanziari), Endeavor Catalyst (veicolo di investimento nato per supportare il network di imprenditori Endeavor) e Greyhound Capital (società di investimento focalizzata su realtà ad alto potenziale di crescita).

D’altra parte guardare all’estero è quasi una scelta obbligata: «In Italia i capitali ci sono dino a quando la startup ha dimensioni contenute. Oltre una certa dimensione di round si fatica. Se si deve fare un aumento di capitale dai 50 milioni in su per le startup è necessario andare sugli investitori esteri» sottolinea Dalmasso, secondo il quale in Italia è giunto il momento di «far nascere una generazione di imprenditori che si finanzia con equity e non con debito. Solo così cambierà anche l’offerta. Noi abbiamo molte richieste di investimenti in Satispay, vuol dire che il mercato si sta creando e questo probabilmente porterà nel giro di 5 anni alla nascita di fondi da 400 milioni che faranno deal da 20 milioni in su. Cosa che manca sul mercato italiano».

Certo raccogliere investimenti vuol dire anche avere maggior responsabilità nelle strategie da mettere in atto: «Stiamo cercando di capire quale sia la somma che ha senso raccogliere in base a quanto vogliamo realizzare nei prossimi 18/24 mesi. Siamo sempre stati molto disciplinati e continueremo ad esserlo» commenta Dalmasso, la cui società oggi ha raggiunto i 70 dipendenti, 15 dei quali si trasferiranno entro aprile da Londra in Lussemburgo.E proprio il Lussemburgo, insieme alla Germania e ai Paesi francofoni, è fra le geografie considerate dalla società per un’espansione internazionale, che in un futuro potrebbe varcare i confini europei: «In occasione del Paris Fintech Forum ho avuto modo di parlare con Ben Milne, ceo di Dwolla. Il confronto con attori così, che vedrebbero anche con favore a un nostro ingresso futuro sul mercato americano,fa crescere la nostra ambizione di andare fuori dai confini europei guardando a Usa e America Latina. Potremmo portare l’esperienza maturata in Europa, dove esiste un’armonizzazione dei pagamenti grazie alla Sepa. Cosa che da loro manca ancora».

E a proposito degli eventi internazionali del fintech, proprio Milano potrebbe essere nel 2020 la sede di MoneyConf, che storicamente si tiene a Dublino e raccoglie ogni anno 5mila persone da 60 Paesi diversi. Gli organizzatori, gli stessi del Web Summit di Lisbona, stanno vagliando il trasferimento in un’altra città e la candidatura di Milano è sul loro tavolo: «Sarebbe l’occasione per portare in Italia un evento di grande portata per il fintech internazionale» chiosa Dalmasso.

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