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Intesa, utile 2018 a 4,05 miliardi. Ai soci cedola di 20 centesimi…

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Intesa, utile 2018 a 4,05 miliardi. Ai soci cedola di 20 centesimi ad azione

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Intesa Sanpaolo chiude il 2018 con utile netto pari a 4,05 miliardi (in crescita rispetto ai 3,816 miliardi del 2017), e nell’ultimo trimestre mette in cascina 1,038 miliardi, dato in discesa rispetto agli 1,43 miliardi dello stesso periodo del 2017. Risultati che sono «pienamente in linea» con gli obiettivi, come si legge in una nota della banca, e che consentono all’istituto guidato da Carlo Messina di distribuire ai propri azionisti un dividendo cash da 3,45 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 3,42 miliardi del 2017 e pari all’85% di payout ratio indicato nel Piano di Impresa per il 2018, pari a 0,197 euro per azione.

Il primo gruppo bancario italiano conferma così la sua capacità di generare reddito anche in un contesto economico «sfidante», come lo definisce Messina in conference call con gli analisti. Il risultato corrente lordo registra una crescita dell’11% rispetto al 2017 mentre il risultato della gestione operativa fa segnare un +4,8% rispetto al 2017.

A dare supporto ai risultati della banca è il modello di business «diversificato», spiega il manager. Decisivo, in questo senso, è il contributo del wealth management che fa da copertura «naturale» agli impatti derivanti dalla volatilità dei mercati sui margini di interesse, che nel quarto trimestre sono scesi del 9% rispetto ai 2,15 miliardi del quarto trimestre 2017. Confermata l’efficienza del gruppo, con il focus sul controllo sui costi (le spese operative scendono del 3,6% rispetto al 2017) così da far atterrare il cost/income al 53%, «tra i migliori nell’ambito delle maggiori banche europee».

A registrare ulteriori miglioramenti è la qualità degli attivi, in linea con le aspettative della Vigilanza. Il gruppo ha ridotto nel 2018 i crediti deteriorati del 26,4% a 16,59 miliardi di euro, rispetto ai 22,52 miliardi dell'anno precedente, pari a 36,5 miliardi in termini lordi. La riduzione dello stock di Npe, al lordo delle rettifiche di valore, è di circa 16 miliardi di euro nel 2018 e di circa 29 miliardi dal settembre 2015, rispettivamente di circa 5 miliardi e circa 18 miliardi escludendo la cessione dei crediti in sofferenza a Intrum perfezionata nel quarto trimestre del 2018.

Il lavoro fatto sulle rettifiche di valore fa così ridurre gli accantonamenti, che calano del 27,7% rispetto al 2017. Di conseguenza il costo del rischio del 2018 scende a 61 centesimi di punto, rispetto agli 81 dell'intero 2017.

Sul tema dei deteriorati Messina in conference call promette «sia assolutamente possibile anticipare» il raggiungimento del target del piano d'impresa 2018-2021 «al 2020», che prevede di abbattere gli Npe lordi di oltre 10 miliardi, per arrivare nel 2021 a 26,4 miliardi.

Sempre per il 2019 il gruppo prevede un aumento del risultato netto rispetto al 2018, conseguente a una crescita dei ricavi, una continua riduzione dei costi operativi e un calo del costo del rischio. Obiettivi che, secondo le previsioni del gruppo, sono a portata di mano anche in caso di rallentamento del Pil. «Nella guidance 2019» di Intesa Sanpaolo la previsione è di una crescita del Pil dello 0,6%, «ma anche se lo si riduce a un Pil negativo non avremo impatti significativi sui nostri accantonamenti».

Nel 2018 il risultato netto ha registrato una crescita, pro forma, «del 6% rispetto al 2017: si tratta del migliore risultato dal 2007», spiega il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. «Siamo molto soddisfatti - aggiunge - dei risultati raggiunti nel 2018: nel primo anno del Piano d’Impresa, pur in un contesto più complesso del previsto, Intesa Sanpaolo ha confermato la
capacità di raggiungere tutti gli obiettivi».

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