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Il Banco paga le maxi pulizie. Alla finestra per le fusioni

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Il Banco paga le maxi pulizie. Alla finestra per le fusioni

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La pulizia dei crediti problematici e la maxi cessione da 7,4 miliardi di Npl impattano sul bilancio del Banco Bpm. L’istituto è tornato in rosso nel 2018, chiuso con 59,4 milioni di euro di perdite, a fronte dei 558 milioni di utili realizzati nel 2017.

Sul risultato hanno pesato 1,94 miliardi di rettifiche su crediti, lievitate a causa dell’accelerazione del processo di derisking legato alla cessione dei pacchetti di npl dei progetti Exodus e Ace, costati complessivamente 713,9 milioni di perdite su crediti. Il rosso del quarto trimestre è stato di 584 milioni di euro.

La profonda pulizia di bilancio è preludio anche all’approvazione di un nuovo piano strategico che terrà conto dello scenario macroeconomico. Per Giuseppe Castagna, Ad di Banco Bpm, l’istituto «è pronto a ritornaresulla strada di una redditività sostenibile» e sta alla finestra sul processo di aggregazione. «Per il momento non consideriamo un consolidamento per la nostra banca. Pensiamo di poter avere un buon 2019 da soli»ha continuato l’amministratore delegato.

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Tornando ai conti, il risultato normalizzato al netto delle componenti non ricorrenti è pari a 342,8 milioni, a fronte dei 557,8 milioni (al netto di badwill e impairment) del 2017, quando il bilancio aveva beneficiato della cessione di Aletti Gestielle (l’utile contabile era stato di 2,6 miliardi). Inoltre nel 2018, i proventi operativi sono saliti del 6,4% a 4,8 miliardi, con margine di interesse a 2,3 miliardi (+8,5%) e commissioni nette a 1,85 miliardi (-5,2%). In calo del 4,5% a 2,8 miliardi gli oneri operativi, per un rapporto cost/income sceso al 58,5%.

L’indicatore di solidità patrimoniale Cet 1 calcolato in modalità «fully phased» si è attestato all’11,5% «nonostante l’impatto negativo del derisking e dei titoli governativi». La banca ha ridotto l’esposizione ai titoli di Stato italiani a 17,7 miliardi nel quarto trimestre del 2018 dai 18,2 miliardi di settembre.Il cda non ha proposto alcun dividendo per il 2018, mentre è stato confermato che la cedola tornerà nel 2019, se tutto andrà secondo le attese.

L’istituto ha anche presentato i risultati finali dell’attività di derisking. Banco Bpm ha ridotto nel corso del 2018 lo stock complessivo di crediti deteriorati di 13,6 miliardi, con un decremento complessivo dalla data della fusione tra Banco Popolare e Bpm di 18,2 miliardi, pari al doppio di quanto previsto dal piano strategico. A fine 2018 lo stock dei crediti deteriorati netti si è attestato a 6,7 miliardi, al netto dei finanziamenti in via di dismissione, con una contrazione di 6,3 miliardi rispetto a fine 2017 (-48,4%).

Il progetto Ace su 7,4 miliardi di Npl ha visto la scelta dell’offerta targata Elliott e Credito Fondiario. Il piano prevede la cartolarizzazione mediante l’emissione, da parte della società veicolo Leviticus, di tre classi di titoli: emissioni senior per 1,44 miliardi, mezzanine per 221,5 milioni e junior per 248,8 milioni. Verranno utilizzate le Gacs, cioè le garanzie statali.

Credito Fondiario, che in questo modo potenzia la crescita in Italia e punta con maggior masse gestite all’Ipo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, è stato nominato master e special servicer della società veicolo. Banco Bpm resterà con una quota del 30% nella propria piattaforma di gestione.

Banco Bpm approverà inoltre entro la fine dell’anno un nuovo piano strategico a causa del deterioramento del contesto macroeconomico e dell’evoluzione del perimetro di business, dopo la riorganizzazione di diverse aree di attività, dalla bancassicurazione, all’asset management fino al credito al consumo. L’attuale piano industriale di Banco Bpm prevede il conseguimento di un utile normalizzato di 1,1 miliardi di euro alla fine di questo esercizio. L'utile normalizzato realizzato dalla banca nel 2018 è stato di quasi 343 milioni di euro.

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