Finanza & Mercati

Con Dicembre industria Eurozona in recessione «tecnica», ma…

  • Abbonati
  • Accedi
Servizio |il rapporto EUROSTAT

Con Dicembre industria Eurozona in recessione «tecnica», ma +1,1% il 2018

Dicembre porta di fatto l'industria dell'eurozona in recessione «tecnica», segnando due trimestri di seguito con segno negativo. Tuttavia l'intero 2018 si è chiuso con un dato in attivo: +1,1% la produzione industriale nella zona euro e +1,3% quella nella Ue a 28. I dati pubblicati oggi da Eurostat evidenziano per l’ultimo mese dello scorso anno un output dei Paesi dell’euro in calo dello 0,9% rispetto al mese precedente (contro attese per una contrazione più modesta pari allo 0,4%) e del 4,2% su base annua, il peggiore risultato in sei anni. La flessione registrata per dicembre è sì inferiore a quella dell’1,7% di novembre, grazie ai primi segnali di ripresa dell’industria dell’auto, ma certifica il secondo trimestre consecutivo di contrazione dell’output. Il meno 1,3% registrato fra ottobre e dicembre (trimestre su trimestre) segue infatti, sottolinea Hsbc nella sua analisi, il meno 0,1% dei tre mesi precedenti.
Tuttavia va ricordato il dato cumulato 2018 che chiude, appunto, in progresso dell'1,1% per la zona euro.

Danimarca svetta con +14,% annuo a dicembre

A puntellare l’andamento della produzione industriale 2018 sono stati soprattutto gli ottimi risultati messi a segno a dicembre dalla Danimarca (+14,3% rispetto al dicembre 2017), dall’Ungheria (+5,8%), dall’Estonia (+5,7%) e dalla Lituania (+4,8%). Fortemente negativa invece la performance dell’Irlanda che ha accusato una pesantissima flessione del 19,8%, seguita da Spagna (-6,7%) e Croazia (-6,6%). Fra le grandi economie dell’eurozona, l’Italia ha registrato un -0,8% su mese e un -5,5% su anno, ma la Germania non ha fatto molto meglio con una flessione del 3,9% su anno (+0,2% invece congiunturale) che è dipesa in larga parte dal blocco temporaneo del comparto auto per adeguarsi ai nuovi standard per i test di rilevamento delle emissioni di gas nocivi. Ha tenuto invece meglio la Francia che archivia dicembre 2018 una flessione contenuta all’1,7% tendenziale (+0,8% sul mese precedente), segno che l’economia transalpina sta risentendo meno per il momento di Italia a Germania del rallentamento del commercio globale.

Beni durevoli in crescita, energia in calo grazie a temperature miti

Il rapporto dell’Eurostat fotografa anche andamenti diversi nei principali settori della produzione industriale. A fronte di una flessione dell’1,5% fatta registrare in dicembre, rispetto a novembre, dalla produzione di beni capitali e di beni per il consumo non durevoli, la produzione di intermedi è rimasta piatta mentre quella di beni di consumo durevoli è cresciuta dello 0,7%. In lieve flessione, grazie anche a temperature superiori alla media in molti Paesi dell’eurozona, la produzione di energia che è scesa dello 0,4%.

Produzione auto migliora, segnale importante per le grandi economie
Va invece sottolineato l’aumento dell’8,2% della produzione di auto dopo le performance fortemente deludenti dei mesi precedenti. La produzione del settore rimane inferiore del 5% rispetto ai massimi del marzo 2018, ma il comparto appare di nuovo pronto a riprendere il ruolo di locomotiva, un ruolo cruciale per le grandi economie come la Germania e, in misura minore, l’Italia.
Se i dati di Eurostat sono tutt’altro che incoraggianti, va ricordato, a ogni buon conto, che la produzione industriale incide solo per il 25% sul prodotto interno lordo complessivo e sebbene in chiara frenata rispetto a un anno fa, l’economia del Vecchio Continente rimane in fase di crescita avendo registrato un aumento dello 0,2% sia nel terzo che nel quarto trimestre. Come ricorda Chris Hare, economista di Hsbc, vi sono stati alcuni casi negli ultimi decenni, come nel 2001, quando la produzione industriale è caduta in maniera drastica ma la crescita del Pil è rimasta in territorio positivo.

Ci sono segnali positivi per livelli occupazione e salari

Vi sono del resto alcuni elementi positivi che lasciano ben sperare: a livello europeo infatti i livelli di occupazione rimangono molto alti (dal 2013 sono stati creati quasi 10 milioni di nuovi posti di lavoro) e i salari sono in aumento, fenomeno che a valle dovrebbe tradursi in maggiori acquisti di beni di consumo. Inoltre l’inflazione rimane ancora largamente lontana dal target Bce di vicino ma sotto il 2% il che lascia prevedere che la politica monetaria rimarrà ancora fortemente accomodante a lungo con possibilità molto basse – e secondo numerosi esperti nulle – di un primo rialzo dei tassi già alla fine di quest’anno.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

© Riproduzione riservata