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Black Sky, le nuove «guerre spaziali» nell’era del sovranismo di Trump

Nell'era del sovranismo industriale di Donald Trump, l’Italia dei satelliti porta lavoro e tecnologia alla frontiera nordoccidentale degli Stati Uniti, a due passi dal Canada. Sotto un cielo grigio, tra i boschi innevati di conifere a Tukwila, antico nome indiano che letteralmente vuol dire posto delle nocciole, l'accoppiata Thales Alenia Space (TAS) e SpaceFlight Industries inaugurano un nuovo stabilimento, costruito da zero, chiamato LeoStella. E’ tecnicamente un capannone di cemento alla periferia di Seattle, la città più remota degli Stati Uniti, crocevia del Passaggio a Nord-Ovest, dove a fine 800 arrivavano avventurieri e mascalzoni per la corsa all'oro e oggi invecece uno dei centri propulsori di tutti gli Stati Uniti: tra la rinata Microsoft, il caffè di Starbucks, il colosso aeronautico Boeing, il nuovo moloch dell'economia digitale Amazon. In questa piovosa città, fino a ieri nota solo per i granchi reali e dove il palazzo più vecchio è dei primi del ‘900 è concentrata metà capitalizzazione di Wall Street.

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In-shoring a NordOvest
Gli ultimi dodici mesi, Chis Chautard, top manager di TAS, li ha passati a Tukwila per mettere in piedi un piccolo, ma clamoroso, caso di in-shoring; non tanto ritorno, ma nuovo investimento estero negli Stati Uniti e c'è anche un piccolo pezzo di Italia. Musica per le orecchie di «The Donald», il presidente che corre a schierarsi con gli operai dell'acciaio di Pittsburgh, minacciati dalle produzioni asiatiche a basso costo; e che tuona contro le Big Four dell'auto perché producono in Messico per tornare in patria sotto la minaccia di pesanti sanzioni. La scelta di Jean Loic Galle, l'amministratore delegato di TAS, non è stata casuale: a Seattle il paesaggio è totalmente plasmato dal Boeing Field, il gigantesco impianto produttivo della fabbrica aeronautica che si snoda lungo l'autostrada, a due passi dal nuovo stabilimento con passaporto franco-italiano.

LeoStella ha iniziato a produrre mini satelliti ad alta tecnologia, smallsat nel gergo, a basso costo e su larga scala: il primo appareecchio saranno terminato a metà anno. Da qui parte una nuova era nella “corsa allo spazio”. I satelliti low-cost, una piccola scatola orbitante ma con prestazioni notevoli, che usciranno dall'impianto di LeoStella andranno a formare la costellazione di Black Sky, nome evocativo a metà tra Star Wars e una serie di fantascienza di Amazon Prime Video.

Attenti al “Cielo Nero”
Per decenni lo spazio Per decenni l'Industria satelliti è stata un affare di Stato, un’industria di fatto spesata interamente dai governi che finanziavano la conquista dello spazio, per motivi di Difesa e militari. Ancora oggi questa è la percezione della gente, ma Lo Scudo Spaziale di Ronald Reagan e la guerra fredda sono un ricordo lontanissimo. L'industria si sta spostando su un terreno del tutto diverso: i satelliti sono ormai parte del mercato del “Big Data”. Le immagini prese dallo spazio sono una miniera di informazioni che Black Sky rielaborerà per venderle a investitori finanziari, decision maker e istituzioni. La presenza prolungata di navi tanker alla fonda nel porto di Singapore vorrà dire che la domanda di petorlio è in calo; oppure passaggi di mercantili nello stretto di Malacca sono informazioni sensibili per un trader di Wall Street o il ceo di una grande multinazionale. La messe di dati che un satellite è in grado di raccogliere, elaborati poi da programmi di AI (intelligenza artificale) , diventano informazioni strategiche per il mercato con un valore altissimo. I satelliti tradizionali sono dei pachidermi orbitanti molto costosi e poco innovativi: i mini satelliti di Black Sky fissano un nuovo standard per il mercato globale delle informazioni. Sebbene sia figlia di un'azienda spaziale, BlackSky è di fatto una compagnia di business intelligence. E per avere informazioni pregiate occorrono i satelliti: “Con il numero crescente di costellazioni, vi è una grande richiesta di produzione di smallsat efficienti e LeoStella ha una posizione unica per rispondere a quella richiesta” ha spiegato Chautard, ceo della neonata società italo-francese.

BlackSky la costruzione del satellite Global-1

L'asse strategico Italia-Francia
TAS è una società mista tra la francese Thales (67%) e l’italiana Leonardo (33%), esempio di interessi nazionali strategici sull'asse Roma-Parigi, ha toccato i 2,6 miliardi di ricavi nel 2017. 30 anni di esperienza industria satelliti. A sua volta Tas ha comprato una piccola quota della Space Flight Industries, compagnia spaziale privata, che ha poi partorito il progetto BlackSky, con un investimento da 150 milioni di dollari. Ma la Space Flight Industries, nata nel 1999, non è una mera costola captive dei due gruppi, piuttosto una sorta di salotto innovativo dell'aerospazio: il parterre di azionisti vede la banca giapponese Mitsui; Chugach Alaska, il fondo sovrano degli Eschimesi , fino al fondo di venture capital della Silicon Valley Mithril. Dell'avventura fa parte anche Telespazio, l'altra gamba italiana dell'industria aerospaziale. L'agenda di Leostella è di mandare in orbita 24 satelliti entro il 2021, di cui 20 saranno forniti dallo stabilimento di Tukwila, dove a regime usciranno dalla fabbarica 4/5 pezzi al mese. Sono un numero ridotto rispetto allo standard (normalmente una costellazione sia aggira sul doppio di satellitti) , ma focalizzandosi sulla sola fascia equatoriale, escludendo i poli, la mini flotta sarà comunque in grado di coprire la quasi totalità delle attività umane sul pianeta.

I satelliti piacciono a Wall Street

L'inaugurazione tra i boschi di conifere di Tukwila, con tanto di sindaco a tagliare il nastro, perché l'aerospaziale per una cittadina di 20mila bitanti che esplodono a 110 mila di giorno, è la principale voce del Pil locale, arriva pochi mesi dopo il completamento di Iridium Next, i satelliti per il consorzio della telefonia satellitare prodotti negli USA, e ora con il nuovo stabilimento l’impronta è sempre più forte. Impronta che riflette il boom economico dello spazio. Se la NASA è una sorta di mecenate statale, che lavora per il progresso dell'umanità. Oggi è un business dove i privati si stanno lanciando, intuendo le enormi potenzialità commerciali. Ecco perché sempre più il Big Money sta investendo nell'industria spaziale, che tra lanci e satelliti, secondo uno studio di Morgan Stanley è arrivata a toccare i 330 miliardi di dollari: e se in passato era tutto budget statale, oggi questa faraonica torta se la dividono sempre più aziende private. Il primo a fiutare il cambiamento è stato Elon Musk, l’inventore di Tesla, che ha creato una compagni di razzi privata, la SpaceX. Non a caso uno dei top manager di BlackSky è stato ingaggiato proprio da Tesla, la casa delle supercar elettriche di Musk. La fetta dei mini satelliti vale circa 30 miliardi e la nascita di Leo Stella è la dimostrazione che “TAS sta rispondendo con determinaazione alla tendenza mondiale del business dello spazio” ha commentato Donato Amoroso, l'ad di Tas Italia.

s.filippetti@ilsole24ore.com

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