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Il caso Pan Piuma: dal panificio alla spinta all’export grazie alle obbligazioni tascabili

Il pulsante è stato premuto sabato 2 febbraio alle otto di mattina: ha dato il via all’operatività dell’ampliamento destinato ad aumentare del 130% la produzione di Pan Piuma. È l’ultima tappa di una crescita iniziata giusto 50 anni fa da un’idea, molta tenacia, un macchinario costruito su misura e un prodotto che oggi ha una riconoscibilità quasi totale nel suo segmento.

«Mio padre, fornaio, ha lasciato ai due figli maschi due panifici – racconta Adriano Anzanello, 74 anni, fondatore di Arte Bianca - Il mio era a Mestre, avevo 22 anni, e servivo anche altre rivendite. Ma sapevo che il vero salto di qualità sarebbe stato rifornire la gastronomia che sfornava mozzarelle in carrozza e preparava le tartine per tutti i ricevimenti in città». Un primo appuntamento finisce in un niente di fatto, ma fa nascere l’idea: «Avevo visto come tagliavano il pane, un lavoraccio. Mi si è illuminata una lampadina, ma serviva l’attrezzatura giusta, e mica c’era internet per cercarla. Ho fatto arrivare una macchina da dei rappresentanti di Milano, e ho chiesto alla Gasparin di Schio di modificarla, ampliando il carrello per poterci mettere il pane».

La Gasparin, fondata nel 1960, negli anni è diventata una multinazionale, specializzata nella produzione di macchine nel settore alimentare, e oggi firma le macchine dell’ampliamento di Arte Bianca. Restava il problema del taglio preciso: «Ho fatto arrivare uno dei primi congelatori a cassoni, il pane entrava a 80 gradi e usciva a 20 pronto da tagliare. Così l’ho messo su un carretto e l’ho riportato alla gastronomia, quattro pacchi». Anzanello ottiene l’incarico, il lavoro lievita come il suo pane: si trasferisce in via Torino, poi in via Altobello, infine trova lo spazio adeguato a Marghera. E cresce: da qui escono 80 tonnellate al giorno di prodotto, in sei ore si passa dall’impasto al camion. Al lavoro ci sono 56 persone – diventeranno 80 per un ciclo produttivo di 24 ore (12 al sabato).

Il Pan Piuma è il pane morbido, senza crosta, quello delle mozzarelle in carrozza e dei tramezzini che secondo la tradizione sarebbero nati proprio a Venezia. Un simbolo del passaggio da una produzione strettamente manuale come quella del pane a un concentrato di tecnologia: è tutto meccanizzato, dalla miscela delle farine fino alla cottura. Perfino l’aria all’interno è depurata per tutelare la qualità. L’aumento della produzione – spiega Massimiliano, figlio di Adriano, in azienda come il fratello - «servirà a puntare anche sull’estero». Oggi l’impresa fattura 16 milioni (+17% rispetto al 2017). Ma Arte Bianca è anche un esempio di azienda che si apre alla finanza per crescere: nel 2018 ha emesso il suo primo minibond per complessivi 3 milioni. L’operazione è stata perfezionata il 27 novembre 2018, scadenza in giugno. Banca Finint ha svolto il ruolo di arranger mentre TCO Innovation di Padova ha seguito l’azienda come advisor finanziario. Il minibond, riservato a investitori professionali, è stato sottoscritto per il 50% da Veneto Sviluppo, la quota rimanente è stata sottoscritta dalla stessa Banca Finint, Neafidi, Banca Valsabbina e altre BCC del territorio. I proventi sosterranno investimenti volti a internazionalizzare e soddisfare la crescente richiesta di prodotti a marchio Pan Piuma con la nuova linea.

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