Finanza & Mercati

Venture capital e start up: Di Maio lancia il Fondo innovazione

  • Abbonati
  • Accedi
Servizio |budget di un miliardo in tre anni

Venture capital e start up: Di Maio lancia il Fondo innovazione

Per l’ecosistema dell’innovazione, la nuova architettura normativa a favore del venture capital annunciata nella recente legge di bilancio appare potenzialmente un fondamentale acceleratore. Certo, i dati mostrati da Alberto Onetti, presidente di Mind the Bridge, sulle dimensioni dell’ecosistema delle startup italiane non lasciano dubbi: «Il paese è partito tardi e va più lentamente degli altri», dice Onetti. Ma il Fondo Nazionale Innovazione previsto dal governo, che potrà investire come fondo di fondi e anche direttamente in startup, sostenuto da misure che porteranno alla disponibilità di un miliardo l’anno, potrebbe servire a iniziare un recupero. Ne ha parlato, nella mattina del 4 marzo, il vicepremier Luigi Di Maio a Torino, alle Officine Grandi Riparazioni, in una mattinata destinata a presentare le misure adottate dal governo e ad ascoltare le reazioni di alcuni operatori.

Di Maio: «L’impatto del Fondo? Nei prossimi anni»

Il fatto è che non si tratta di una policy che porta voti. «L’impatto del Fondo Nazionale Innovazione lo vedremo nei prossimi anni», dice Di Maio. «Siamo partiti concentrando le forze sulla Cassa Depositi e Prestiti. Puntiamo direttamente a un miliardo e con le misure aggiuntive e gli sgravi fiscali ci aspettiamo due miliardi. Speriamo che questo provochi un aumento del numero di fondi di venture capital italiani, attrarre fondi stranieri, moltiplicare le opportunità per innovatori italiani. Questo fondo è strategico per l’economia, per il paese e per far restare i talenti italiani e attrarne dall’estero».

Il ruolo chiave del Mise
Il Mise, che avrà modo di investire il 15% dei dividenti delle aziende pubbliche, direttamente o nel fondo gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, avrà un ruolo politico chiave. Ma il perno operativo sarà appunto la Cdp, che gestirà anche i fondi in precedenza affidati a Invitalia. Quali saranno le sue priorità? A Torino ha parlato di questa policy Fabrizio Palermo, amministratore delegato e direttore generale della Cdp. «Cdp sostiene il venture capital da anni. C’è un cambio di passo. C’è bisogno di uno sforzo importante. Cdp può dare forza di impatto e network. Non solo soldi. La startup ha bisogno di soldi per anni e di talenti. E ha bisogno di conoscere il mercato, l’università la ricerca, il territorio. La Cdp può accompagnare la stratup dalla nascita alla crescita». Invitalia Ventures viene acquistata da Cdp puntando a creare un fondo da un miliardo. «Investiremo in startup direttamente e come fondo dei fondi. In alcuni settori la Cassa può dare alle startup contatti con aziende utili per vendere prodotti e servizi e quindi può portare valore direttamente. Il team che si occuperà di tutto questo è in formazione: ci stiamo lavorando». Dove sarà la sede del fondo? «Il fondo sarà a Roma».

L'impegno del Fondo Italiano per il venture capital rientrerà nella riorganizzazione centrata sulla Cdp che diventa il regista della nuova archiettura sul mercato. La sua nuova articolazione territoriale e l'obiettivo di seguire tutta la vita delle startup, dalla nascita alla exit, renderanno la squadra di manager che in questi giorni sta costituendo, uno dei nodi cardine del sistema in Italia.
I panel organizzati per discutere la policy del governo sulle startup oggi a Torino non erano fatti per mettere in discussione l'archiettura della nuova policy sul venture capital ma per chiosarne alcuni aspetti. Del resto, gli operatori sono fondamentalmente molto favorevoli a questo progetto. I commenti fondamentali sono stati orientati a mostrare come i soldi, che diventeranno più abbondanti, vadano guidati da una competenza reale, in tutti i passaggi. I numerosi interventi hanno sottolineato come il ruolo del pubblico si sia già rivelato decisivo in altri paesi e nella stessa Italia. E che di certo una maggiore disponibilità di denaro non sarà eccessiva, perché l'esigenza di innovazione e di finanziamento all'innovazione abbonda in Italia.

L'equilibrio tra pubblico e privato, l'intervento diretto dello stato nelle startup, la centralità di Roma nel sistema, sono altrettanti argomenti controversi. E la discussione in atto nel paese, come tra l'altro ha dimostrato anche la pagina pubblicata dal Sole 24 Ore ieri, continua. A Torino, alle Ogr, la giornata è proseguita fino all'una, quando il vicepremier Di Maio ha proposto le sue conclusioni. «Non è il governo che deve fare il regista di questo mondo delle startup» da detto il ministro dello Sviluppo e del Lavoro. «Ma il governo può aiutare ad accelerare la crescita e l'innovazione in Italia, per portare la nostra manifattura al primo posto in Europa. Non è insensato pensare in questi termini, ma dobbiamo aumentare la formazione e la produttività. Per la formazione ci stiamo impegnando con gli strumenti esistenti e con le politiche attive del lavoro. Per la produttività dobbiamo puntare sulla digitalizzazione».

© Riproduzione riservata