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Nexi, nella via per Piazza Affari prima tappa con i fondi Usa

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Nexi, nella via per Piazza Affari prima tappa con i fondi Usa

  • – di Carlo Festa

La macchina organizzativa dell’Ipo del gruppo Nexi ha avuto un passaggio cruciale a Milano: ieri i rappresentanti di alcuni grandi fondi esteri (da Blackrock a Vanguard ad altri giganti dell’asset management) si sono trovati per la presentazione della quotazione. Il summit con gli investitori è stato la prima tappa di una serie di incontri che proseguiranno poi nelle principali città europee.

Lo sbarco a Piazza Affari prosegue secondo le attese: la campanella è fissata ad aprile. Il prospetto dovrebbe essere depositato alla Consob entro la prossima settimana. Al lavoro è il nutrito consorzio bancario: Banca Imi, Bofa-Merrill Lynch, Credit Suisse, Goldman Sachs e Mediobanca come global coordinator e ben otto bookrunner (Barclays, Citi, Hsbc, UniCredit, Banca Akros, Ubi Banca, Mps e Ubs).

Verso l’Opvs
Si prospetta, inoltre, un’operazione mista, un’Opvs: in gran parte saranno i private equity azionisti (Bain Capital, Advent e Clessidra) a vendere le loro quote azionarie.
Ma è previsto anche un aumento di capitale compreso tra 600 e 700 milioni. Parte delle risorse dell’Ipo, oltre che sulla crescita, potrebbero quindi essere utilizzate per ridurre l’indebitamento. La società al 31 dicembre 2018 ha una posizione finanziaria netta proforma di 2,418 miliardi, per un rapporto di 5,7 volte l’ebitda: indebitamento eredità dell’acquisizione di alcuni anni fa, a fronte di un margine operativo lordo di circa 500 milioni e di ricavi operativi netti per 931 milioni.

Offerta dedicata soltanto agli istituzionali
Il flottante dovrebbe alla fine essere pari a circa il 40%con un’offerta dedicata soltanto agli investitori istituzionali italiani ed esteri. L’Ipo potrebbe avere una valutazione attorno ai 7 miliardi di euro, collocandosi al primo posto delle Ipo in Italia negli ultimi anni e in cima alle prime quotazioni, per valore, in Europa nel 2019.
Il piano di Nexi prevede sia crescita organica sia per linee esterne, anche a livello europeo. Nel piano al 2023 è prevista una crescita dei ricavi operativi netti tra il 5% e il 7% medio annuo e un ebitda normalizzato in crescita tra il 13% e il 16%. Ma uno degli obiettivi è anche quello di quotare Nexi per partecipare al processo di consolidamento del settore dei pagamenti, che sta avendo luogo a livello europeo.

Fusione con Sia congelata
È, per ora, invece congelata l’operazione di fusione con Sia. Con la macchina organizzativa lanciata verso l’Ipo era prevedibile che non ci fossero i tempi tecnici per studiare un’operazione con la partecipata di Cdp. A incidere anche le opinioni contrastanti degli azionisti di Sia: Cdp possibilista sull’unione, le banche scettiche, Poste Italiane attendista, malgrado lo scorso anno avesse vagliato (assieme all’advisor storico Jp Morgan) di unirla a PostePay. Infine altri soci, come F2i e Hat Orizzonte, desiderosi di liquidare il proprio investimento.
Ma non è da escludere che, dopo lo sbarco di Nexi in Borsa, l’opzione del matrimonio si possa ripresentare. L’ad di Sia Nicola Cordone, schieratosi contro la fusione con Nexi, è impegnato a valutare il futuro sbarco borsistico della società e la crescita per acquisizioni all’estero. Sia sta partecipando a due processi per acquisire società in Portogallo e Austria di medie dimensioni: ma l’asta in Portogallo potrebbe fermarsi per volontà dei venditori. In Austria invece il gruppo Sia se la dovrà vedere con alcuni agguerriti fondi di private equity. Insomma, alla fine il gruppo partecipato da Cdp potrebbe non riuscire ad accrescere le proprie dimensioni, come previsto. E la fusione con Nexi potrebbe tornare d’attualità, dopo la quotazione di quest’ultima.

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