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Dalla Fed agli indici europei: cosa succede sui mercati questa settimana

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Dalla Fed agli indici europei: cosa succede sui mercati questa settimana

La scorsa settimana l’atteggiamento degli investitori è stato positivo. Le azioni dell’Eurozona hanno toccato i massimi dell’anno (e da ottobre 2018), l’S&P500 americano ha preso confidenza con la resistenza dei 2.800 punti e le borse asiatiche hanno ripreso fiato. La propensione al rischio ha poggiato su diversi fattori. In primis, l’interpretazione ottimistica degli sviluppi della Brexit e delle trattative Usa-Cina sui dazi; poi si sono viste le tracce di un aumento degli investimenti in Cina e la Banca del Giappone ha confermato una politica ultra accomodante (dettata però dal pessimismo sull’economia mondiale); qualche sorpresa positiva è giunta dagli ordini all’industria e dalla fiducia dei consumatori negli Stati Uniti, e pure dall’Unione europea, dove la produzione industriale è rimbalzata. Infine, gli operatori hanno riposto fiducia in un giudizio immutato di Moody’s sul merito di credito dell’Italia, comunicato venerdì a mercati già chiusi.

IL RECUPERO DELLE AZIONI NELL’EUROZONA
Indice EuroStoxx

Ora, però, la corsa degli indici azionari e il rilassamento delle obbligazioni (solo l’attaccamento al bene rifugio Bund segnala che la prudenza resta alta) necessitano di supporti fondamentali. In pratica, della conferma che il ciclo economico americano non sia a fine corsa e, anzi, possa iniziare a spingere produttività e consumi; inoltre, occorrono evidenze per considerare il rallentamento europeo un incidente di percorso, provocato perlopiù da timori per le tensioni politiche e commerciali.

Nel Vecchio Continente, il test più importante per gli operatori sarà venerdì 22 marzo, quando saranno comunicati da Markit gli indici Pmi del settore manifatturiero e dei servizi; sono il frutto dei sondaggi presso i responsabili degli acquisti delle imprese che hanno il polso dell’attività aziendale e per il mese scorso hanno segnalato un miglioramento, soprattutto in Italia. Tra i soft data - cioè le statistiche previsionali e di fiducia e non elaborate su dati consuntivi - martedì 19 marzo sarà rilasciato lo Zew tedesco, che esprime il giudizio di 350 esperti sulla situazione economica presente e futura in Germania (ma è calcolato anche per l’intera area euro). Giovedì 21, invece, sarà pubblicato il bollettino economico della Banca centrale europea.

Ancora più attesi sono gli appuntamenti Oltreoceano. Il più importante è mercoledì 20 marzo con la riunione del braccio operativo della Federal Reserve, la banca centrale americana, che dovrebbe mantenere inalterati i tassi di interesse nella fascia tra il 2,25% e il 2,5%. Poi, in arrivo martedì 19 marzo c’è la lettura finale degli ordini dei beni durevoli, che nella stima preliminare si sono rafforzati nella parte relativa agli investimenti; giovedì 21 marzo, invece, la Federal Reserve di Philadelphia, che sovrintende un’area molto produttiva degli Stati Uniti, pubblicherà il suo indice, detto anche il Philly Fed. Anche il mercato immobiliare, che di recente ha ballato un po’, sarà sotto esame: lunedì 18 marzo l’associazione dei costruttori edili (Nahb) rilascerà il suo indicatore e venerdì 22 marzo alla rilevazione Nahb si affiancherà il numero delle vendite delle case esistenti a febbraio.

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