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Moody’s non si pronuncia, ma il downgrade «virtuale» costa…

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L'Analisi |oltre il peso dei rating

Moody’s non si pronuncia, ma il downgrade «virtuale» costa 3 miliardi alle casse dello Stato

Non c’è stata tensione sul debito italiano nelle ore e nei giorni che hanno preceduto un atteso pronunciamento da parte di Moody’s che alla fine, venerdì sera, non è arrivato. Superato lo scoglio delle aste del Tesoro di metà mese i rendimenti del BTp a 10 anni si sono anzi riportati attorno al 2,5%, vicini cioè ai minimi dallo scorso luglio toccati a inizio mese, e anche lo spread nei confronti del Bund viaggia in corrispondenza dei minimi del 2019. Una calma relativa favorita dal fatto che non ci si attendeva particolari azioni da parte dell’agenzia di rating, dopo la conferma di Fitch di tre settimane fa (che però ha cambiato l’outlook in negativo), ma anche da un ulteriore elemento: in fondo il mercato ha già «declassato» l’Italia, e lo ha fatto ormai da tempo.

IL DOWNGRADE «VIRTUALE»
Rendimenti percentuali dei titoli decennali e rating S&P. Fonte: elaborazione Il Sole 24 Ore

Il disallineamento dei rendimenti dei titoli del Tesoro rispetto al resto d’Europa appare infatti evidente nel grafico. Non siamo per la verità sui livelli raggiunti durante lo scorso autunno, quando teneva banco il braccio di ferro fra Ue e Governo sulla legge di Bilancio, ma lo scarto persiste: ieri il BTp a 10 anni rendeva oltre il doppio del corrispondente spagnolo (1,20%) e anche più del titolo del Portogallo (1,32%). In pratica è come se il mercato avesse virtualmente già declassato l’Italia al livello di junk bond o «spazzatura» (cioè al di sotto di Bbb- o Baa3 per Moody’s).

Così il mercato «tassa» l’Italia
A conti fatti, secondo le stime degli analisti, il «premio» richiesto dagli investitori per acquistare i bond sovrani italiani viaggia dunque tra i 120 e i 125 punti base, ovvero 1,20-1,25 per cento. Sulle ragioni all’origine del fenomeno - le dimensioni enormi del debito pubblico (e il suo rapporto nei confronti del Pil, proiettato ormai oltre il 130%), la recente frenata dell’economia e ovviamente le incertezze politiche - si potrà discutere a lungo. Ciò che conta però è che proiettando uno scarto simile (che si protrae ormai da alcuni mesi) sull’intero 2019 e considerando che le emissioni lorde a medio lungo termine attese da parte del Tesoro si aggirano sui 250 miliardi di euro, l’aggravio per le casse del Tesoro potrebbe superare quest’anno i 3 miliardi. Spesso si punta il dito verso le agenzie di rating e i loro giudizi negativi. Ma il mercato, se possibile, è ancora più impietoso.

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