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Huawei corre: nel 2018 utile +25% e vendite +20% grazie…

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i conti del gruppo cinese

Huawei corre: nel 2018 utile +25% e vendite +20% grazie agli smartphone

Tempi d’oro per i conti pur all’interno di tempi non semplicissimi, anzi con insidie no da poco. Huawei il colosso Tlc cinese contro cui gli Stati Uniti di Trump stanno puntando con decisione l’indice (nell’ambito dello scontro più vasto della “guerra commerciale” Usa-Cina) ha reso noti i conti del 2018. E dal pundo di vista del business l’eco della sfida geopolitica appare davvero lontana.
Le vendite sono cresciute del 20% in un anno e i profitti sono saliti del 25%.

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Questi i numeri chiave, comunicati dal colosso di Shenzhen, di un 2018 che è l’ultimo di una serie di anni di continuo miglioramento, sia sul versante dei ricavi sia su quello degli utili.

La società ha comunicato di aver conseguito nel 2018 un profitto annuale salito del 25% a 59,3 miliardi di yuan (8,7 miliardi di dollari), dopo il +28% del 2017. Le vendite a loro volta sono aumentate del 19,5% a circa 721 miliardi di yuan (105 miliardi di dollari) trainate dal segmento consumer (smartphone e tablet) che pesa per poco meno della metà e ha registrato una crescita del 45,1%. In miglioramento del 23% anche il segmento Enterprise le soluzioni per le imprese (il 10,3% del business). A perdere invece è stato il segmento carrier, quello delle reti (-1.3%) il cui peso sul totale business di Huawei è sceso al 40,8%. Huawei ha continuato a investire in ricerca e innovazione con investimenti al 14,1% del totale: un po’ meno del 14,9% del 2017.
Il colosso di Shenzhen rimane sempre il primo operatore nel mercato della realizzazione delle reti davanti a Ericsson e Nokia. Però è chiaro che questo meno 1,3 % è il segno più tangibile delle tensioni con le quali Huawei si è trovata a dover fare i conti in questo ultimo anno. A pesare sono le accuse di Washington sul fatto che le sue apparecchiature possono essere usate dagli 007 di Pechino per spiare gli Usa e gli alleati. Pechino ha respinto le accuse dicendo di non avere influenza su Huawei.

In questo gioco di accuse è finita la figlia del fondatore Ren Zhengfei, cfo della società, finita in arresto in Canada. Ma le problematiche sono andate anche oltre, fino alla richiesta degli Usa di bandire Huawei dalla realizzazione delle reti 5G. Nuova Zelanda e Australia hanno avallato. In altri Paesi alleati storici degli Usa le discussioni sono aperte. E ieri ad esempio dal Regno Unito, il cui governo deve decidere nelle prossime settimane, un report dell’autorità ad hoc per la sicurezza dei prodotti Huawei non ha dato un responso rassicurante.
«La Cyber Security e la Protezione della privacy degli utenti sono in assoluto in cima alla nostra agenda» ha detto Guo Ping, uno dei rotating chairman dell’azienda nel presentare i conti del 2018 a Shenzhen, ammettendo però che i problemi con gli Stati Uniti hanno creato più di qualche grattacapo a Huawei. A proposito del calo dell’1,3% questo però, secondo quanto dichiarato dallo stesso Ping, sarebbe dipeso dalla fase di trasformazione tecnogica in corso (dal 4G al 5G) ma che con l’avvio operativo dei lavori per il 5G dovrebbe tornare a crescere «Siamo fiduciosi -ha aggiunto Ping - che le aziende che scelgono di lavorare con noi otterranno un vantaggio nella prossima ondata di crescita nella Digital Economy».
A ogni modo, a dispetto della campagna Usa, Huawei, si legge nel report, ha vinto nuovi contratti sulla rete 5G, assicursndosi (dato aggiornato a febbraio) 30 contratti commerciali sul 5G con i maggiori carriers.

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