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Mps porta al Mef il dossier fusioni Bocciate le azioni contro i vertici

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Mps porta al Mef il dossier fusioni Bocciate le azioni contro i vertici

Gli obiettivi del piano di ristrutturazione di Mps al 2021 rischiano di diventare irraggiungibili per il peggioramento dello scenario macro italiano e il Tesoro, azionista di maggioranza, dovrebbe rinegoziarlo con Bruxelles. L’appello che arriva dai piccoli azionisti della banca nell’assemblea che approva il bilancio e viene raccolto dall’ad Marco Morelli. «In astratto alla luce del quadro riferimento – osserva - ci sono cose che devono essere riviste. Noi esprimiamo opinioni all’azionista che negozia; io oltre non posso andare».

La banca sta comunque pensando a diverse opzioni, «tutte operazioni straordinarie», afferma la presidente Stefania Bariatti, da sottoporre al Tesoro che entro dicembre dovrà indicare alla Commissione Europea come intende uscire dall’azionariato di Rocca Salimbeni. Il piano sembra diventato insostenibile per Siena anche se Morelli precisa: «Non ho mai detto che il Monte non può farcela». Il top manager della banca nel tracciare le prospettive per quest’anno e nel ricordare i risultati del 2018 più volte sottolinea come Siena sia costretta a lavorare con un handicap pesante: nessun’altra banca deve fare nello stesso tempo una ristrutturazione «molto complicata» che comporta degli oneri che altri non hanno e un rilancio senza spazi di manovra e «senza mezzi capienti per farlo». Il tempo però stringe anche perché per una banca della taglia del Monte dei Paschi c’è un tema più generale della tenuta del modello di business su cui il cda ha aperto una riflessione «a prescindere dal quadro macro e dai paletti del piano». Guardando al 2019 la banca ha già rivisto al ribasso le stime di utili per 570 milioni indicate nel 2017 e ormai irrealistiche: oggi si auspica, spiega Morelli prima dell’assemblea, che possa essere leggermente migliore di quella del 2018 (poco meno di 300 milioni). La banca ha un problema, spiega in sostanza il top manager ai soci: la cura dimagrante è così forte che non si può pensare di tornare ai ricavi degli anni scorsi e anche per questo il rilancio è in salita. Il cda sta valutando quindi opzioni strategiche come le aggregazioni, soluzione obbligata dal piano concordato con Bruxelles, da proporre al Mef ma anche radicali trasformazione del modello di business per fare lavorare le 22.500 persone della banca e alzare la soglia della produttività.

Le azioni di responsabilità
Nel corso dell'assemblea la presidente Bariatti ha poi ammesso al voto due mozioni per azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici Profumo e Viola e di alcuni amministratori del cda attuale. La proposta di azione, presentata dal socio Bluebell Partners, ha preso spunto dal rinvio a giudizio degli ex vertici lo scorso anno per la contabilizzazione nei bilanci dal 2012 al 2015 dello strutturato Alexandria. Il ministero dell’Economia, con il rappresentante inviato dal ministro Tria ha votato contro. A favore dell’azione contro gli ex vertici si è espresso a titolo personale il sindaco di Siena, Luigi De Molli, intervenuto in assemblea.

Dalle risposte scritte la banca ha poi rivelato che il cda sta valutando se impugnare la transazione fatta con Nomura nel 2015 per Alexandria che comportò un esborso di 359 milioni a carico di Siena invece dei 799 previsti dai valori indicati nel contratto. La valutazione del cda è stata avviata prima che vadano in prescrizione i termini.

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