Finanza & Mercati

Il risveglio dei bond: 747 miliardi in tre mesi

  • Abbonati
  • Accedi
obbligazioni

Il risveglio dei bond: 747 miliardi in tre mesi

(Reuters)
(Reuters)

Un trimestre da record per le emissioni di corporate bond che nei primi mesi dell’anno hanno totalizzato a livello mondiale 747 miliardi di dollari bruciando il precedente record del 2017 quando i volumi raggiunsero 734 miliardi di dollari, secondo i dati Dealogic. Un’accelerazione rispetto a quanto successo nell’ultimo trimestre del 2018 quando i mercati in attesa di capire le mosse delle due principali banche centrali, la Banca centrale europea (Bce) e la Federal Reserve (Fed), tirarono i remi barca prima di decidere che cosa fare. «In Europa - spiega Edoardo Ravà, managing director di Goldman Sachs - la revisione delle stime della Bce sulla crescita dell’area euro nel 2019 (dall’1,7% all’1,1%) e sull’aumento dell’inflazione «core» soltanto dello 0,2% l’anno tra il 2019-2021 (dall’1,2% all’1,6%), ha avuto come conseguenza l’annuncio di tassi invariati (secondo le nostre previsioni, il prossimo rialzo non sarà prima della metà 2020) e di una nuova serie di TLTRO».

La reazione dei titoli governativi è stata immediata al punto che il Bund a 10 anni è arrivato a scambiare con rendimenti negativi, toccando il minimo a metà marzo (-0,08%) per poi risalire (0,05%). Positivo anche il mercato azionario come dimostra il successo dell’IPO di Nexi ed in generale la performance degli indici con l’Eurostoxx50 in rialzo del 16% dall’inizio dell’anno. Dall’Europa agli Usa dove il trend si è mostrato simile: «Anche in questo caso - aggiunge il manager di Goldman Sachs - la revisione delle stime di crescita (dal 2,3% al 2,1%) ha spinto la Fed a lasciare i tassi invariati, almeno fino alla fine dell’anno, con il conseguente rally dei titoli governativi: il Treasury a 10 anni è sceso fino a 2,36% per poi risalire al 2,57%, mentre a Wall Street l’indice S&P’s 500 è in rialzo del 16% da gennaio».

Il ritorno delle politiche monetarie ultra accomodanti ha spinto le società e i governi ad indebitarsi ulteriormente favoriti dai bassi tassi di interesse. Questa tendenza ha allarmato il Fondo Monetario Internazionale secondo il quale l’alto indebitamento dei corporate potrebbe amplificare un eventuale rallentamento dell’economia e mettere in pericolo la stabilità del sistema finanziario. Il Fondo ha sottolineato come il sistema economico sia in grado di assorbire un moderato rallentamento della crescita senza sprigionare una crisi finanziaria, ma con gli alti livelli di debito delle imprese, in particolare quelle più deboli, potrebbe diventare un serio problema.

Nel caso dell’Europa, il circolo vizioso che lega i paesi sovrani alle banche attraverso i titoli di Stato sottoscritti dagli istituti di credito, è visto come un potenziale rischio. Come nel caso dell’Italia dove tuttavia gli investitori sono tornati a dare fiducia al Paese, dopo le tensioni degli scorsi mesi: «Sicuramente, se vediamo la domanda del mercato per le due emissioni sindacate del Tesoro di gennaio e febbraio con scadenze a 15 e 30 anni, la fiducia degli investitori istituzionali per l’Italia è migliorata - ha aggiunto Ravà -. Il BTp a dieci anni si è stabilizzato in area 2,6% e le nostre stime per i prossimi tre trimestri vedono un trend di crescita dallo zero del secondo trimestre allo 0,8% nel quarto trimestre».

Le tensioni con l’Europa sulla legge finanziaria dell’Italia scoppiate a fine 2018, avevano creato uno stallo sui mercati finanziari che si sono sbloccate soprattutto dopo l’annuncio della Bce di un nuovo TLTRO: «La performance dei tassi swaps (il 5 anni è vicino ai minimi storici), sceso a marzo fino a -0,01% poi risalito a 0,06%, unita alla performance positiva dei credit spread con l’indice iTraxx Main in calo del 35% dall'inizio dell'anno, ha accelerato i piani di emissione delle società italiane», aggiunge il manager di GS.

Dall'inizio dell'anno, i volumi dei bond societari si sono attestati a circa 9,5 miliardi di euro, rispetto ai 5,5 miliardi dello stesso periodo del 2017, grazie al refinancing del bridge per l'acquisizione di Abertis (circa 3 miliardi di euro), ma anche all'ingresso nel mercato fixed income di nuovi emittenti come ERG e Juventus. Ancora meglio hanno fatto le banche con emissioni per 13,4 miliardi da 10,2 miliardi dello stesso periodo del 2017. In prospettiva bisognerà attendere le elezioni europee e la prossima legge finanziaria per capire le evoluzioni politiche dell’Italia, senza escludere eventuali elezioni anticipate se ci fosse un’escalation, prima di vedere una nuova fase di sell-offs.

© Riproduzione riservata