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Kering, oltre un miliardo al Fisco per chiudere il caso Gucci

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evasione fiscale

Kering, oltre un miliardo al Fisco per chiudere il caso Gucci

Un assegno da oltre un miliardo di euro, il maxirisarcimento più alto mai versato al Fisco italiano. È questa la cifra che il gruppo Kering si appresta a pagare all’Agenzia delle Entrate al termine di una controversia fiscale nella quale la Guardia di Finanza ha contestato al gruppo francese del lusso controllato dal miliardario Francois-Henry Pinault una presunta evasione da circa 1,4 miliardi di euro con ricavi non dichiarati per 14,5 miliardi.

La firma dell'accertamento con adesione - vale a dire dell'accordo con l'Agenzia delle Entrate che consentirà al gruppo del lusso di definire le imposte dovute ed evitare una lite tributaria - dovrebbe avvenire nei primissimi giorni di maggio, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore.

Il gruppo Kering è un gigante internazionale del lusso, con un fatturato di 13,6 miliardi di euro nel 2018 (+26,3% rispetto all'anno precedente) e un Ebitda di 4,4 miliardi (+42%). Il marchio Gucci genera il 63% dei ricavi del gruppo. L'utile netto è salito nel 2018 a 3,7 miliardi (+108,1%), portando l'utile per azione a 29,49 euro contro i 14,17 euro del 2017. L'inchiesta penale sulla presunta evasione fiscale, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Milano Stefano Civardi, è stata chiusa alla fine dello scorso novembre. Nelle indagini risultano indagati per omessa dichiarazione dei redditi l'amministratore delegato e presidente di Gucci (il marchio più importante del gruppo Kering) Marco Bizzarri e il suo predecessore Patrizio Di Marco.

Al termine del “processo verbale di constatazione”, il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano aveva contestato il mancato pagamento delle tasse in Italia tra il 2011 e il 2017 grazie a «una stabile organizzazione occulta» costituita dalla società svizzera Lgi Luxury Goods International, che ha sede a Cadempino, nel Canton Ticino: in questo modo il gruppo Kering avrebbe evitato di pagare le tasse sulla commercializzazione in Italia di prodotti Gucci, pagando soltanto le imposte svizzere a un tasso inferiore al 9%. La procura ha contestato a Kering l'articolo 5 del decreto legislativo 74/2000 (omessa dichiarazione dei redditi) sostenendo la tesi dell'esistenza di una stabile organizzazione occulta in Italia. Circostanza sempre smentita dal gruppo del lusso francese.

Secondo la ricostruzione della procura, la Guccio Gucci Spa, che ha sede a Firenze e che detiene il controllo del marchio, avrebbe concesso lo sfruttamento del brand alla Luxury Goods International svizzera (anch'essa del gruppo Kering), che si sarebbe occupata della commercializzazione dei prodotti Gucci nel mondo. Gli investigatori delle Fiamme gialle avrebbero però accertato che la maggior parte delle funzioni di commercializzazione dei prodotti non avvenivano in Svizzera ma a Milano, dove ha sede l'unità locale della Guccio Gucci. E su quegli introiti, dunque, il gruppo Kering avrebbe dovuto pagare le tasse in Italia e non in Svizzera.

Nel dicembre 2017, all'inizio delle indagini, la Guardia di Finanza aveva perquisito le sedi di Firenze e di Milano della Gucci. Poi l'inchiesta è proseguita fino alla chiusura del 27 novembre 2018. Adesso il maxirisarcimento che verrà versato con la definizione dell'accordo fiscale, dovrebbe consentire di ridurre il peso dell'inchiesta penale.

In una nota il gruppo francese ha dichiarato che «come comunicato lo scorso 25 gennaio, Kering intrattiene confronti regolari con le autorità fiscali italiane su questo tema. Diversi incontri hanno già avuto luogo in un clima aperto e collaborativo. Ad oggi non è ancora stato raggiunto un accordo sull'ammontare specifico».

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