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Deutsche Bank-Commerz fanno saltare la fusione per restare a galla

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Deutsche Bank-Commerz fanno saltare la fusione per restare a galla

(AP)
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La controversa, indigesta, difficilmente realizzabile e mastodontica fusione tra Deutsche bank e Commerzbank non si farà. Ad annunciarlo sono stati gli amministratori delegati delle due banche, facendo emergere quel pragmatismo tipicamente tedesco che nelle ultime cinque settimane era rimasto sottotraccia: l’analisi costi-benefici, molto semplicemente, ha fatto saltare il piano.

A conti fatti «dopo un’approfondita analisi, abbiamo concluso che la transazione non avrebbe generato benefici tali da controbilanciare i rischi di implementazione addizionali, i costi di ristrutturazione e i requisiti di capitale associati a integrazioni su grande scala», hanno affermato in due comunicati disgiunti ma identici i due amministratori delegati Christian Sewing per DB e Martin Zielke per Commerz. Facendo trapelare così gli ostacoli che sono diventati insormontabili da un lato, e dall’altro lato le scarse possibilità di successo. «Da due anatre non nasce un cigno», è il detto tedesco che calza a perfezione.

Il ministro delle Finanze Olaf Scholz, ritenuto l’ideatore e l’ispiratore di questo ennesimo tentativo di unione tra le prime due banche private in Germania, ha diramato una nota per sostenere che «l’industria tedesca operativa a livello globale ha bisogno di istituti di credito competitivi che possano accompagnarla in tutto il mondo» ma che cooperazioni strette come quelle valutate dai due istituti «hanno senso solo se sono economicamente solide con un modello di business resiliente».

Perchè è saltata la fusione

Il progetto di fusione, che poi in realtà si sarebbe realizzato con l’acquisizione di Commerz da parte di Deutsche bank, non piaceva fin dall’inizio ai vertici delle banche e sicuramente ai due ceo, che fino all’annuncio delle trattative il 17 marzo non avevano fatto segreto del loro desiderio di continuare a portare avanti - senza unione - la ristrutturazione e il rilancio dei propri istituti.

I rappresentanti sindacali dei dipendenti, che siedono per la metà nei consigli di sorveglianza delle due banche, sono stati contrari fin da subito e si sono messi sul piede di guerra. I grandi azionisti, per la gran parte, hanno fatto filtrare preoccupazione e scetticismo, avendo molti di loro una posizione in minusvalenza e non volendo rimettere mano al portafoglio senza garanzia di successo. I supervisori, sicuramente a livello europeo più che nazionale, hanno fatto capire che il conto in termini di requisiti prudenziali di capitale sarebbe stato salato, trattandosi di una NewCo di grande rilevanza sistemica a livello nazionale, europeo e globale. Le agenzie di rating avevano intanto messo le mani avanti: avendo già qualche outlook negativo tra le due, il rating del nascente colosso non sarebbe stato scontato e un declassamento possibile, sul breve termine. Tali e tante sono state le resistenze e i nodi da sciogliere, che i due ceo non hanno impiegato molto tempo per capire che l’aggregazione era troppo rischiosa, la probabilità di insuccesso alta e i benefici eventuali futuri troppo incerti.

La mancata fusione tra le due non è però la fine della storia. Al contrario, il solo tentativo di aver voluto provare, con una trattativa pubblica, un’aggregazione tra DB e Commerz per creare un campione nazionale tedesco fa comunque capire che il sistema bancario in Germania non gode di buona salute, e che va alla ricerca di soluzioni anche drastiche, e che il sistema bancario europeo ha bisogno di consolidamento a livello domestico e una maggiore integrazione a livello transfrontaliero.

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