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Liberazione, il ruolo dimenticato di Pizzoni, il banchiere della…

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25 aprile

Liberazione, il ruolo dimenticato di Pizzoni, il banchiere della Resistenza

Quel 25 aprile del 1945, con la Liberazione dell'Italia del Nord, si concludeva la tragedia della seconda guerra mondiale culminata negli ultimi venti mesi, quando la penisola era divisa in due e campo di battaglia soprattutto di eserciti stranieri. Quel 25 aprile del '45 si concludeva sostanzialmente anche uno degli incarichi più complessi e delicati, quello di Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia (CLNAI), con baricentro a Milano, da parte di Alfredo Pizzoni, un dirigente di banca (del Credito Italiano) che ebbe un ruolo determinante nella guerra di Liberazione occupandosi soprattutto di reperirne i finanziamenti, una delle pagine meno note di quei tempi di guerra.

Pizzoni ha ricordato queste sue straordinarie esperienze in un volume (“Alla guida del CLNAI”, Il Mulino) con prefazione di Renzo De Felice che ricorda che Pizzoni “con le sue relazioni ed entrature nel mondo economico e finanziario” riusci “a raccogliere delle sovvenzioni che gli americani e specialmente gli inglesi versavano in Svizzera e che l'organizzazione messa in piedi da Pizzoni trasferiva a Milano e che il CLNAI utilizzava, oltre che per le proprie esigenze, per aiutare i CLN e i comitati militari periferici”.

Oltre a questi importanti flussi finanziari che Pizzoni assicurò alla Resistenza da parte degli Alleati, il banchiere Presidente del CLNAI aggirava i controlli dei nazisti e dei repubblichini occupanti il nord Italia riuscendo a ricevere finanziamenti dall'Italia libera del Centro-Sud, dal Governo del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Bonomi, in particolare attraverso Marcello Soleri, il Ministro del Tesoro che volle Luigi Einaudi Governatore della Banca d'Italia dal gennaio del '44.

Determinanti per fare affluire al Nord Italia i finanziamenti per la Resistenza furono anche diversi importanti industriali e alcune banche, innanzitutto il Credito Italiano di Pizzoni e la Banca Commerciale di Raffaele Mattioli e Cesare Merzagora, con complesse triangolazioni di operazioni finanziarie e con sempre rischiosissimi trasporti materiali di titoli finanziari, vaglia della Banca d'Italia, lettere di credito e di denaro contante non solo italiano. Talvolta queste operazioni vennero sospettate o scoperte dai nazisti e dai repubblichini nel Nord che inquisirono il “Credito Italiano come banca sovvenzionatrice dei partigiani”. Ma la rete bancaria di solidarietà alla guerra di Liberazione era molto compatta, leale e forte e resistette a diverse inchieste.

Alfredo Pizzoni concluse le sue memorie ricordando che “se per tradizione l'uomo di banca e' e deve essere accorto calcolatore, prudente nell'assumere rischi e alieno quindi dall'avventurarsi in un'impresa disperata.......questa volta, la prima nella storia, si trovo' chi, animato da semplice e fortissimo amor di patria, da assoluta fiducia nei destini del proprio paese, non indietreggio' davanti a rischi e pericoli immani, e aiutato da una esigua schiera di uomini d'affari che condividevano i suoi sentimenti, ha portato a buon fine un'impresa che onora il nostro buon nome di italiani e di banchieri italiani nel mondo”.

*Presidente Associazione Bancaria Italiana

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