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Italia, Portogallo e Grecia unici Paesi a tassi reali positivi

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Servizio |politica monetaria e rendimenti

Italia, Portogallo e Grecia unici Paesi a tassi reali positivi

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Un differenziale di rendimento fra Italia e Germania che si riduce di sei centesimi in una sola giornata non basta certo a cancellare un anno di tensioni. Anche ai 278 punti base segnati ieri, l’ormai popolare barometro che misura la febbre al debito pubblico italiano vale più del doppio rispetto a 12 mesi fa: un fenomeno che impatta negativamente sui nostri conti pubblici e quindi sulle tasche delle famiglie, ma che presenta anche un altro volto. In un mondo da tempo condannato a tassi zero, i nostri BTp restano infatti fra i pochi titoli sovrani a garantire rendimenti che sono positivi non solo su base nominale, ma anche quando si considera l’inflazione, cioè in termini reali.

Nell’Eurozona ormai soltanto la Grecia e il Portogallo possono dire altrettanto, mentre la Spagna ha di recente passato la soglia per raggiungere gli altri Paesi dell’area core, vittime di quel fenomeno che gli esperti economici chiamano «repressione finanziaria»: tassi ridotti anche in maniera forzosa attraverso politiche monetarie molto accomodanti a scapito però anche del valore dei risparmi dei privati (come ben sanno i tedeschi, anche per questo sempre molto critici verso la Bce di Mario Draghi).

In Italia una sorta di «tassa occulta» del genere per il momento non esiste, almeno questa, e i risparmiatori possono ancora detenere titoli del Tesoro senza vedere il loro valore del tutto eroso dal carovita. Questo però è evidentemente soltanto il rivolto positivo della medaglia, che si affianca ad aspetti non così altrettanto favorevoli. Nella mappa globale dei tassi reali, così come disegnata nel grafico a fianco, l’Italia è infatti essenzialmente circondata da Paesi emergenti, con qualche rara eccezione.

«È in quelle aree che si concentrano ormai le migliori opportunità per chi vuole investire nell’obbligazionario», nota Richard Lawrence - gestore sul reddito fisso di Brandywine Global, una delle affiliate specializzate nei bond del gruppo americano Legg Mason - sottolineando come proprio nell’ultimo decennio la differenza fra i tassi reali nelle economie emergenti e nelle avanzate sia andata allargandosi: 2,5% in media per le prime contro valori vicini allo zero per le altre.

Il problema, visto in chiave italiana, è che avere titoli di Stato in grado di resistere ai morsi dell’inflazione non è di per sé sufficiente ad attirare l’interesse dei grandi investitori internazionali. Nel Legg Mason Brandywine Global Fixed Income Fund non vi sono per esempio posizioni sui BTp: le ultime sono state chiuse nel 2017, traendone fra l’altro anche buoni profitti visto che erano state costituite nel 2012, e non c’è per il momento intenzione di ricostituirle e il motivo appare del tutto evidente quando Lawrence confessa a Il Sole 24 Ore che in questo momento non se la sente di «investire in un Paese in cui il grado di incertezza politica è così elevato».

Lo stesso fondo evita per la verità anche il resto dell’Eurozona, per concentrarsi più sul mondo emergente (Messico soprattutto, ma anche Sudafrica, Brasile e Polonia) dei rendimenti reali. Sovrappesa però in misura rilevante anche i Treasury (48% contro un benchmark di oltre 10 punti inferiore), che rappresentano essi stessi un’eccezione con i loro tassi positivi, anche se di poco, quando corretti dall’inflazione. Almeno negli Stati Uniti la Federal Reserve ha avuto il tempo di normalizzare la politica monetaria prima di correre di nuovo ai ripari per evitare la frenata dell’economia.

IL CONFRONTO GLOBALE SUI RENDIMENTI
Rendimento nominale e reale dei titoli di Stato a 10 anni (Fonte: Brandywine Global)

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