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BTp, rendimento senza rivali ma volatilità quadruplicata. Quali le…

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Servizio |oltre lo spread

BTp, rendimento senza rivali ma volatilità quadruplicata. Quali le scelte per gli investitori?

Si comincia con rendimenti in deciso rialzo, si finisce con un risultato di segno opposto: il tasso dei BTp decennali scivola sotto i livelli del giorno precedente al 2,49% e si riduce a 273 punti base (dopo un massimo a quota 285) anche lo spread con i Bund tedeschi, osservato speciale quando si tratta di misurare la febbre all’Italia e ai suoi conti pubblici. L’andamento della giornata in cui la Commissione europea ha di fatto aperto la strada verso la procedura di infrazione per debito eccessivo nei confronti del nostro Paese testimonia ancora una volta le forze contrapposte che guidano l’andamento dei titoli di Stato del Tesoro e i movimenti talvolta spasmodici degli investitori a caccia di rendimenti.

Se da una parte la tensione che si riversa sui BTp per via delle perduranti incertezze politiche che attanagliano l’Italia e che purtroppo si concentrano in gran parte sul tema sensibile (per i mercati) dei conti pubblici resta sempre latente e non può che essere accresciuta da un potenziale nuovo scontro fra Governo e Ue, dall’altra il contesto macroeconomico in cui ci si muove in questo 2019 esercita invece una generale spinta al ribasso sui rendimenti dei titoli. Il temuto rallentamento dell’economia globale e soprattutto l’ormai certificata frenata dell’inflazione sta infatti rapidamente portando gli investitori a riconsiderare le scelte di politica monetaria delle principali Banche centrali.

Il «calmante» delle Banche centrali
Per la Federal Reserve americana il mercato sconta adesso 3 tagli dei tassi entro i prossimi 12 mesi e anche per la Bce che torna a riunirsi oggi si pensa a un atteggiamento più accomodante, non rispetto al livello attuale del costo del denaro (che resta a zero) ma in chiave prospettica. Il fatto che le aspettative a medio termine sull’inflazione dell’Eurozona si siano ridotte su livelli che in passato hanno costretto all’azione i banchieri di Francoforte porta gli analisti di Capital Economics non soltanto a dare per scontato che nella conferenza stampa di oggi «sarà rafforzata la forward guidance sui tassi di interesse e annunciate condizioni vantaggiose per le nuove operazioni Tltro che inizieranno a settembre», ma anche a pensare che simili mosse «non siano sufficienti a far aumentare le aspettative di inflazione in modo significativo» e che quindi «alla fine la Bce dovrà rilanciare il quantitative easing, probabilmente l’anno prossimo».

Tutto questo sui mercati si traduce in un crollo pressoché verticale dei tassi dei titoli di Stato dell’area euro, evidente nei minimi storici raggiunti dal decennale tedesco (-0,23%) ma anche da Spagna (0,63%) e Portogallo (0,69%) che un tempo facevano compagnia ai BTp come livello di rendimento. E imprime una sorta di forza di gravità sulle stesse obbligazioni italiane, che contrasta con le spinte rialziste derivanti invece dalle tensioni sul debito e finisce per incrementare in misura notevole la volatilità. Da inizio anno, come si nota infatti dal grafico in basso, i titoli di Stato italiani con durata fino a 5 anni hanno garantito un rendimento total return (cedole comprese) di tutto rispetto, che sarebbe addirittura risultato il migliore in assoluto quando paragonato con Portogallo, Spagna, Francia e Germania se non ci fossero state le pressioni delle ultime due settimane, ma con un livello di volatilità quadruplo rispetto ai «concorrenti».

IL CONFRONTO IN EUROPA
Il profilo rischio/rendimento per i titoli di Stato fino a 5 anni da inizio 2019 (Fonte: UniCredit, Bloomberg)

«Da inizio anno lo spread BTp-Bund si è mantenuto in media a 260 punti base, ma ha raggiunto l’area 240 e quella a quota 290 per tre volte ciascuna», notano Luca Cazzulani e Chiara Cremonesi di UniCredit Research, tanto per segnalare le «montagne russe» lungo le quali hanno viaggiato i nostri titoli. Uno scenario questo che, secondo gli analisti, è destinato a persistere nei mesi a venire non soltanto per i rischi legati alle discussioni sulla legge di bilancio, ma anche perché non si possono escludere riduzioni di rating da parte delle agenzie (Dbrs il 12 luglio e Fitch il 9 agosto saranno le prime a pronunciarsi) e perché all’orizzonte resta lo spauracchio di elezioni anticipate ad autunno. «Esiste una discreta probabilità che il differenziale superi i 300 punti base e che possa testare i massimi del 2018 nell’intervallo 325-330, ma ci aspettiamo che possa chiudere l’anno in area 275 punti base anche se il percorso non sarà liscio», avvertono ancora da UniCredit. Terreno fertile per chi è a caccia di rendimenti, ma ha anche spalle sufficientemente larghe per sopportare il rischio.

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