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    Dossier | N. 7 articoli La guerra dei dazi

    Terre rare, con la sfida Usa-Cina a rischiare è anche l’Europa

    La sfida sulle terre rare tra Cina e Stati Uniti rischia di provocare gravi danni collaterali, colpendo soprattutto l’Europa, visto che il Giappone ha guadagnato una maggiore diversificazione delle forniture dopo l’embargo subito nel 2010.

    Le minacce di Pechino, che potrebbe tagliare l’export dei metalli hi-tech ai clienti americani, hanno già messo Washington in competizione con il resto del mondo per soddisfare il proprio fabbisogno: uno sviluppo che sta innescando forti rincari e che potrebbe persino provocare difficoltà di approvvigionamento per le terre rare più scarse o ricercate, come il neodimio, impiegato nei supermagneti.

    Non si tratta di ipotesi teoriche, ma di un processo che sembra essersi già messo in moto. Il Pentagono ieri ha rivelato di aver avviato contatti con minerarie che operano in Africa e in altre aree del mondo, con l’obiettivo di diversificare i fornitori di terre rare. «Stiamo cercando ogni possibile fonte di offerta fuori dalla Cina», ha affermato Jason Nie, della Defense Logistics Agency (Dla), che si occupa degli acquisti per il dipartimento della Difesa Usa.

    La notizia alla Borsa di Londra è stata accolta con un balzo di oltre il 40% per i titoli delle due società espressamente citate dal funzionario: Mkango Resources, che prevede di sviluppare miniere in Malawi, e Rainbow Rare Earths, che già produce in Burundi ed è fornitore della tedesca ThyssenKrupp.

    L’australiana Lynas, unico produttore rilevante di terre rare fuori dalla Cina, scambia ai massimi da 5 anni in Borsa dopo aver quasi raddoppiato la capitalizzazione nel giro di un mese.

    Anche i prezzi delle terre rare hanno già cominciato a surriscaldarsi, in alcuni casi registrando rialzi a doppia cifra percentuale da quando – poco più di due settimane fa – il presidente cinese Xi Jinping ha visitato una fabbrica della Jl Mag Rare Earths. Il funzionario del Pentagono ieri ha messo sul tavolo un ulteriore fattore rialzista, affermando che nel 2019 la Dla prevede l’acquisto di 416 tonnellate di terre rare sul mercato aperto.

    Il neodimio è rincarato di circa il 30% dal 20 maggio, giorno della visita di Xi, fino a scambiare a 63,25 $/kg, un prezzo che non toccava da luglio dell’anno scorso. Il disprosio, anch’esso impiegato nei magneti, è rincarato del 14% ed è ai massimi da 4 anni: 292,98 $/kg secondo Asian Metal.

    La presenza del presidente cinese alla Jl Mag era stata interpretata come un’allusione alla prossima potenziale escalation nella guerra commerciale contro gli Usa. In seguito Pechino ha confermato più volte le sue intenzioni, in modo sempre più esplicito.

    PRINCIPALI PRODUTTORI DI TERRE RARE NEL MONDO
    Valori in tonnellate. (Fonte: U.S. Geological Survey, febbraio 2019)

    Martedì la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, massimo organismo di pianificazione dello Stato cinese, ha affermato in un comunicato di avere allo studio meccanismi di controllo dell’export di terre rare, anche se ha giustificato i progetti con l’esigenza di tutelare meglio l’ambiente e lo sfruttamento delle risorse (scuse simili a quelle addotte nel 2010).

    Mercoledì è arrivata una risposta ufficiale da Washington. Il sottosegretario al Commercio Wilbur Ross ha dichiarato che gli Usa adotteranno «misure senza precedenti» per assicurarsi più autonomia nelle forniture dei cosiddetti minerali critici: terre rare e altre materie prime (tra cui litio e cobalto, usati nelle batterie, ma anche il rame) «spesso trascurate ma senza le quali la vita moderna sarebbe impossibile».

    Ross stava presentando un rapporto cheDonald Trump aveva commissionato nel 2017, in cui sono suggerite diverse misure per attenuare la dipendenza dall’estero degli Usa. La filiera produttiva rischierebbe uno «shock significativo», avverte lo studio, «se la Cina o la Russia dovessero fermare per un periodo prolungato l’export agli Usa e ai loro alleati, in modo simile all’embargo cinese del 2010 sulle terre rare».
    @SissiBellomo

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