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Finanza islamica, perché non ha senso innalzare ancora muri di Berlino

È sbarcato a Piazza Affari un fondo che investe secondo i dettami del Corano. In fondo il 20% della finanza mondiale è già islamica, con investimenti in 70 Paesi

di Giancarlo Mazzuca

Zlatan Ibrahimovic durante l’ultimo derby: il Milan è sponsorizzato da Emirates fino al 2023

2' di lettura

La notizia che la finanza islamica è sbarcata a Piazza Affari con un fondo che investe secondo i dettami del Corano (e, quindi, nessuna operazione nei settori proibiti dalla religione musulmana) ha creato un certo rumore in Italia. Certe reazioni a questo sbarco, considerato da un quotidiano alla stregua di uno “scoop” da prima pagina, testimoniano del clima che si continua a respirare in Europa anche alla luce degli ultimi episodi (è il caso dell'insegnante francese decapitato da un diciottenne dopo aver mostrato in classe le vignette su Maometto).

Business e sharia

In effetti, il “business” secondo le regole della sharia è già conosciuto in tanti Paesi dell'Occidente: basti pensare che ormai il 20% della finanza mondiale è già islamica. Non solo: i dieci maggiori istituti di credito a livello internazionale hanno settori ad hoc che si occupano di Riad e dintorni e da tempo ci sono indici ad hoc: è il caso del Dow Jones Islamic Funds che è basato su criteri più conservativi che speculativi e, quindi, con minor volatilità dei titoli.

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Gli investimenti della finanza islamica hanno già attecchito in 70 Paesi, dall'Unione Europea all'Africa, e pure in Italia i capitali provenienti da quel mondo sono presenti da decenni soprattutto nel settore immobiliare come, in particolare, in alcuni alberghi a cinque stelle tipo il prestigioso Gallia di Milano che, un tempo, ospitava il mitico calciomercato.

In vista di Expo Dubai 2021

E, a proposito di calcio, è da sottolineare il fatto che la compagnia aerea Emirates ha appena prorogato fino al 2023 la sponsorizzazione della squadra rossonera del Milan. Non ha, insomma, molto senso innalzare ancora muri di Berlino contro l'espansionismo della finanza islamica anche perché l'economia mondiale (e anche il made in Italy) potrebbe ripartire proprio da quelle parti: non dobbiamo dimenticare che il prossimo Expo comincerà a Dubai nell'ottobre del 2021.

L’esempio di Gianni Agnelli

In una situazione di così grave emergenza economica, con la seconda ondata del Covid in corso, dovremmo seguire l'esempio di Gianni Agnelli che, nel 1976, non ebbe alcuna incertezza ad aprire le porte della Fiat ai capitali di Gheddafi attraverso la Lybian Arab Foreign Bank. Un'operazione che servì a raddrizzare, finanziariamente parlando, la casa automobilistica torinese. Anche allora molti ebbero da obiettare sull'ingresso dei petrodollari nella più grande azienda italiana, ma la risposta dell' Avvocato fu immediata. Prima Agnelli sottolineò il fatto che i libici si erano comportati “da perfetti banchieri svizzeri” e, poi, aggiunse: “Il nostro dovere è prendere il denaro là dove c'è”.

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