Decreto Sostegno Bis

Finanziamenti, dubbi su costituzionalità della norma che aggira sentenza Ue su Lexitor

Finora Banca d’Italia e la giurisprudenza erano orientati a favore della tesi dell’applicabilità della sentenza anche ai vecchi contratti

di Federica Pezzatti

(Ansa)

3' di lettura

Il nuovo intervento legislativo inserito nel decreto Sostegni Bis, con un emendamento proposto da alcuni deputati della Lega Nord (tra cui Claudio Borghi) e di Forza Italia potrebbe complicare ulteriormente le cose nel settore dei rimborsi anticipati dei finanziamenti.
In molti lo definiscono già un “pastrocchio all’italiana” ideato per risolvere il crescente contenzioso contro banche e finanziarie inerente il rimborso dei prestiti, in particolare nel settore della cessione del quinto. Un contenzioso che stava rischiando di estendersi anche al settore immobiliare. Da qui le pressioni e i tentativi di intervenire con emendamenti, poi cassati, anche in precedenti decreti. Aprrovato alla Camera adesso il Dl Sostegni Bis entro il 24 luglio dovrà superare l’esame anche al Senato.

Le reazioni

Numerosi sono i dubbi sulla reale efficacia del nuovo articolo 125 sexies comma 2 del Tub, contenuto nel decreto Sostegni bis. Dire che si applichi questa nuova versione solo ai contratti sottoscritti dalla pubblicazione in G.U. del Dl Sostegni bis lascia aperta la discussione su come vada interpretata la vecchia formula per i contratti sottoscritti in precedenza.
Si cerca di rendere esplicito il rinvio alle previsioni di Banca d’Italia al tempo vigenti per i contratti precedenti, ma resta il fatto che se esse erano contrarie al diritto comunitario (come interpretato dalla corte Ue con la sentenza Lexitor) le conseguenze sono le solite che hanno portato a una serie di sentenze molto pesanti per gli intermediari.

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«Ci sono almeno due punti di fragilità – spiega Aldo Angelo Dolmetta, professore della Cattolica ed ex giudice di Cassazione –. La riscrittura dell’articolo 125 sexies e la sua efficacia non sono coerenti con la ratio legis, esplicitata nell’articolo 11 octies del decreto che indica come le modifiche siano realizzate per fronteggiare “gli effetti economici dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 e al fine di rendere certe e trasparenti le condizioni di accesso al credito al consumo per il sostegno delle famiglie”. È evidente che la nuova previsione normativa non ha nessun legame con le funzioni della norma – sottolinea Dolmetta –. Inoltre ci troviamo di fronte a una disposizione che sembrerebbe voler attribuire, in via retroattiva, valore di legge a un provvedimento amministrativo (quali sono le istruzioni della Banca d’Italia), con evidenti profili di incostituzionalità».
Ammesso che il nuovo quadro normativo tenga, resterebbe poi da vedere come si risolverà il problema della comunicazione della Banca d’Italia diffusa all’indomani della Lexitor (il 4 dicembre del 2019) con la quale l’Authority ha fornito delle linee orientative sul rimborso anticipato dei finanziamenti in materia di credito ai consumatori allineandosi alla Corte di giustizia Ue.
Insomma è evidente che non mancherà il dibattito e che non si fermeranno i ricorsi alla magistratura che, sul tema Lexitor, si sta esprimendo con sempre più frequenza a favore dei consumatori, riconoscendo la rimborsabilità di tutte le spese di competenza in caso di rimborso anticipato come indicato dalla Lexitor.

Tra le decisioni più recenti (e di impatto) c’è quella del giudice Antonio S. Stefani della sesta Sezione Civile del Tribunale di Milano che il 19 aprile ha rigettato l’appello presentato da una finanziaria e ha confermato la sentenza del giudice di pace, che aveva accolto la domanda di rimborso del consumatore.

Decisioni consolidate

La decisione d’appello della Corte di Milano si allinea con l’orientamento del Tribunale meneghino che già si era espresso su questa linea nel novembre 2020, ma in quel caso non aveva deciso nel merito e aveva emanato un’ordinanza in cui confermava il diritto ad ottenere la riduzione anche dei costi up-front.
Va evidenziato che vi sono state molte altre decisioni di natura opposta (ultima l’ordinanza di Roma dell’11 febbraio 2021). 

Non applicabilità ai mutui

Va anche ricordato che sul settore bancario e finanziario incombeva anche la minaccia di un’estensione delle regole Lexitor anche al settore dei mutui. E, anche per questo, le novità del decreto Sostegni bis hanno specificato la non applicabilità ai mutui della sua nuova versione del 125 sexies. In base a quanto deciso dall’Abf (decisioone del collegio di Bari n°20119/20 del 12 novembre 2020), presieduto da Bruno De Carolis, i principi della Lexitor (riferiti alla direttiva sul credito al consumo) valgono anche per la direttiva Mcd sul credito immobiliare ai consumatori.

Relativamente alle novità in via di approvazione molti osservatori fanno inoltre presente che un’eventuale norma italiana che va in senso opposto, seppure in parte (per il pregresso) alla Lexitor potrebbe essere motivo di infrazione (con le conseguenti sanzioni) e comunque impugnabile.

Si muovono i consumatori

Nel frattempo una quindicina di associazioni di consumatori (con capofila il Movimento Consumatori) hanno messo a punto una nota giuridica che motiva la richiesta della necessità che l’emendamento in questione venga espunto dalla legge di conversione del decreto legge Sostegni-bis «Qualora approvata, tale disposizione avrebbe l’indubbio effetto di delineare un contesto normativo poco chiaro e suscettibile di incrementare il contenzioso».

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