l'inchiesta sullo Stadio della Roma

Finanziamenti illeciti alla Lega, i nodi da sciogliere per sostenere l'accusa

di Ivan Cimmarusti

Stadio della Roma, chiesto processo per Parnasi e altri 14


3' di lettura

Un'accusa di finanziamento illecito alla Lega ancora tutta da valutare. Perché le dazioni per 250mila euro, fatte tra il 2015 e il 2016 da Luca Parnasi verso l'associazione "Più Voci", potrebbero non essere il «prezzo» di una sponsorizzazione politica ma il veicolo per stringere «legami» con l'imprenditoria del Nord Italia. Almeno questo è il dato certo che emerge dalla vasta inchiesta sul Nuovo Stadio della Roma, che ha dimostrato una «ramificata» tela di corruzioni ai più alti livelli.

Il nodo da sciogliere
Questo il principale nodo da sciogliere per il pool di magistrati inquirenti coordinato dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo. Non è detto, dunque, che possa essere sciolto in tempi stretti. Sul fronte dei finanziamenti alla Lega, infatti, i pubblici ministeri hanno esclusivamente la versione dei fatti fornita da Parnasi nel corso del suo interrogatorio. Un verbale in cui non si dice mai, in modo chiaro, che i 250mila euro erano un finanziamento illecito al Carroccio. Secondo l'accusa il denaro era stato dato alla "Più Voci", un'associazione presieduta dal tesoriere ufficiale del partito di Matteo Salvini, il deputato Giulio Centemero. Il suo nome è nel registro degli indagati in concorso con Parnasi. L'ipotesi è che la "Più Voci" sia in realtà la cassaforte della Lega di Matteo Salvini.

Soldi all'imprenditoria del Nord
Secondo Parnasi la "Più Voci" era «una associazione che promuoveva, di fatto, lo sviluppo della comunità imprenditoriale nel settore del nord. In realtà, ovviamente, attraverso quest'erogazione di denaro, quest'associazione a me è servita perché avevo interesse a crescere all'interno del mondo di Milano». Racconta che «ero molto interessato a poter sostenere quest'associazione perché evidentemente mi avrebbe dato accesso a quello che era un po' il mio proposito imprenditoriale, cioè di muovermi da Roma verso Milano». Parnasi, in particolare, racconta di aver partecipato a due cene, l'una per Giorgia Meloni e l'altra per Stefano Parisi. Il pm incalza l'imprenditore: «Ma erano questi finanziamenti? Noi parliamo in un contesto di finanziamenti ai partiti?». «No - risponde Parnasi - per me questo non era un finanziamento al partito». Nell'interrogatorio interviene anche il procuratore aggiunto Ielo, il quale insiste nel chiedere la reale natura di questa erogazione da 250mila euro. Parnasi continua affermando che «la vera ragione è perché io volevo crescere nei rapporti imprenditoriali all'interno del Nord Italia».

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«Era un modo per far affluire i soldi alla Lega»
«Però - continua Ielo - era un modo per far affluire i soldi direttamente alla Lega». «Guardi - risponde Parnasi - il mio fu un modo per fidelizzare un gruppo di persone che comunque mi avrebbero forse potuto creare delle opportunità imprenditoriali». «Quest'associazione - incalza Ielo - può essere definita una articolazione della Lega o no?» «Non le saprei dire», risponde Parnasi. L'interrogatorio continua così, non c'è mai una precisa ammissione da parte dell'immobiliarista. Un particolare di non poco conto, che sta inducendo i magistrati a valutare con attenzione le accuse.

L'ulteriore finanziamento da 200mila euro
L'unica certezza è che, comunque, in tempi recenti Luca Parnasi voleva finanziare illecitamente la Lega. E lo voleva fare in corrispondenza delle scorse consultazioni politiche che hanno decretato la nascita del governo gialloverde. A verbale, infatti, l'imprenditore ammette che «dopo aver sostenuto l'associazione "Più Voci" (tra il 2015 e il 2016, ndr), io avevo concordato con Giulio Centemero e Andrea Manzoni (che incontrai all'Hotel Gallia a Milano) un ulteriore finanziamento di 100mila a Radio Padania (e altri 100mila euro ad altra società) ma questi soldi erano chiaramente destinati alla Lega. Il mio intento era solo quello di sostenere la Lega». Non resta, dunque, che attendere le valutazioni finali dei magistrati su un'inchiesta che rischia di influire pesantemente sul governo.

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