L’inchiesta

Finanziamento illecito, processo in vista per Centemero (Lega) e Bonifazi (Italia Viva)

Notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari ai due politici. Si conclude l’ultimo fascicolo nato dalla maxi inchiesta sul Nuovo Stadio della Roma. I pm contestano di aver ottenuto erogazioni dall’imprenditore capitolino Luca Parnasi. Chiesta l’archiviazione per Luigi Bisignani

di Ivan Cimmarusti


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Luca Parnasi

3' di lettura

Finanziamento illecito. L’accusa dei pm di Roma pende su Giulio Centemero, tesoriere ufficiale della Lega, che attraverso l’associazione “Più Voci” da lui presieduta avrebbe ottenuto un finanziamento da 250mila euro dall’imprenditore romano Luca Parnasi. Una ipotesi di reato speculare pende anche su Francesco Bonifazi, braccio destro di Matteo Renzi, che avrebbe percepito attraverso la Fondazione Eyu un finanziamento da 150mila euro sempre da Parnasi. Chiesta l’archiviazione per Luigi Bisignani.

Con la notifica dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari termina l’ultimo procedimento nato dal maxi fascicolo sulla presunta corruzione attorno al progetto del Nuovo stadio della Roma , un’opera urbanistica stimata in oltre 100 milioni di euro. Fatti per i quali Parnasi è già a processo dibattimentale. Il procedimento sul finanziamento illecito è stato condotto dal procuratore aggiunto Paolo Ielo.

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Secondo i magistrati «Parnasi, nella qualità di amministratore della società Immobiliare Pentapigna srl erogava un contributo economico pari a 125mila euro in data 1° dicembre 2015, nonché un contributo pari a 125mila euro in data 12 febbraio 2016 attraverso bonifici bancari a favore dell’associazione “Più Voci”, rappresentata da Giulio Centemero (eletto alla Camera dei Deputati alle elezioni politiche del 2018 nelle liste del partito Lega-Salvini premier, membro del consiglio federale di tale partito con il ruolo di amministrazione federale e tesoriere, già all’epoca del partito Lega Nord)».

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In questa operazione, Centemero sarebbe stato «coadiuvato da Andrea Manzoni (attualmente revisore legale del gruppo Lega-Salvini al Senato)». Per i i pm l’associazione “Più Voci” sarebbe «riconducibile al partito politico Lega Nord, quale sua diretta emanazione e, comunque, costituente una sua articolazione». I finanziamenti sarebbero stati fatti in «assenza di delibera da parte dell’organo sociale competente e senza l’annotazione dell’erogazione nel bilancio di esercizio».

La seconda imputazione riguarda Bonifazi, per fatti di quando rivestiva la carica di tesoriere del Partito democratico. Il politico, intimo di Renzi, risponde anche di false fatturazioni. Stando all’accusa, Parnasi erogava «un contributo economico a Francesco Bonifazi – camuffato attraverso il pagamento da parte della Immobiliare Pentapigna di uno studio commissionato alla fondazione Eyu avente ad oggetto “Casa: il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà” – pari a euro 150mila attraverso due bonifici bancari, rispettivamente di euro 100mila, in data 1° marzo 2018 ed euro 50mila in data 4 marzo 2018».

Parallelamente è stata chiesta l’archiviazione per l’ex giornalista Luigi Bisignani. Stando alla ricostruzione dei fatti, il suo nome era finito nel registro degli indagati dopo che Parnasi gli aveva rivolto una richiesta: di influire sul sito internet Dagospia per «ammorbidire» un articolo che riguardava Luca Lanzalone, ex presidente di Acea ritenuto dai pm «dirigente di fatto» del Comune di Roma che sarebbe stato corrotto per influire sull’affaire Nuovo Stadio della Roma.

Richiesta di archiviazione per Luigi Bisignani. Era accusato di aver fatto «ammorbidire» un articolo pubblicato su Dagospia che riguardava Luca Lanzalone, dirigente «di fatto» del Comune di Roma accusato di essere stato corrotto da Luca Parnasi

Scrive il pm: «con riferimento alla posizione di Luigi Bisignani si evidenzia come la sua iscrizione è stata determinata dal suo coinvolgimento - quale tramite con l’editoriale oline Dagospia - nel soddisfacimento della richiesta rivolta da Luca Lanzalone al Parnasi di ottenere la modifica del contenuto di un articolo di Dagospia contenente riferimenti maliziosi alla vita privata del presidente di Acea.

Secondo il pm «l’intervento, a seguito della sollecitazione del Parnasi veniva effettuato e l’articolo modificato». Tuttavia gli elementi «descritti e inseriti nelle informative non consento di ritenere provata la consapevolezza del Bisignani dell’accordo corruttivo in essere tra Parnasi e il Lanzalone e pertanto l’accusa non può ritenersi utilmente sostenibile in giudizio».

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