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Finanziari e Tim i bersagli delle vendite con caduta Draghi

Poste Italiane con i bancari Banco Bpm e Unicredit sono i titoli i più colpiti

di Andrea Fontana

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - È il settore bancario e finanziario insieme con le società più esposte sui titoli di Stato il principale bersaglio delle vendite di Piazza Affari dopo che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato la volontà di presentare le sue dimissioni al presidente della Repubblica. Sono un decisa flessione Poste Italiane, Banco Bpm, Unicredit, che si muovono in fondo al FTSE MIB, quando sono in rosso anche Intesa Sanpaolo, così come Banca Pop Er. Nel comparto assicurativo, scivolano Unipol e Generali. Anche il risparmio gestito è oggetto di vendite: Finecobank, Banca Mediolanum, Azimut e Banca Generali. Perde Mediobanca. «I titoli finanziari e ciclici sono quelli maggiormente esposti in negativo», sottolineano gli analisti di Equita Sim il cui consiglio agli investitori, nel comparto finanziario, è quello di posizionarsi su società meno esposte al costo del rischio, che beneficiano del rialzo dei tassi, di trend strutturali e di un ottimo posizionamento competitivo come Finecobank e Mediobanca.

Cautela su Tim per il forte indebitamento

Ma gli operatori predicano cautela anche su titoli come Telecom Italia che possono soffrire il forte indebitamento societario e la presenza di dossier chiave, in primis la rete unica, strettamente collegati alle scelte politiche e quindi a rischio di ritardo nel contesto italiano attuale. La crisi di governo, commentano da Banca Imi, rischia di fermare o quantomeno di rallentare due dossier pendenti come la rete unica tra Tim e Open Fiber e la combinazione tra Rai Way e Ei Towers. Sulla prima operazione, gli analisti mostrano dubbi sul fatto che Cdp possa proseguire anche durante una fase con un governo di transizione anche se non è da escludere che il nuovo esecutivo post elettorale potrebbe confermare il progetto: in ogni caso, spiegano gli analisti, un ritardo sulla rete unica ridurrebbe le sinergie realizzabili e anche il deleveraging di Tim in una fase di tassi di interesse in aumento.

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