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Fincantieri a passo lento, per analisti delude target debito in nuovo piano

L'indebitamento scenderà da un rapporto tra posizione finanziaria netta ed ebitda di 4,5-5,5 nel 2025 a uno di 2,5-3,5 nel 2027

di Enrico Miele

(ANSA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il ritorno all’utile di Fincantieri solo dal 2025 non scalda il mercato che, dopo la pubblicazione del nuovo piano industriale, ha penalizzato i titolo, che si muove in ribasso. Il gruppo ora prevede di tornare in utile dal 2025 quando registrerà ricavi per 8,8 miliardi e mostrerà un margine del 7% sull'ebitda. Il nuovo piano industriale al 2027, approvato firmato dal nuovo amministratore delegato Pierroberto Folgiero, si focalizza sulla costruzione di navi ad alto valore aggiunto, digitalizzando i processi produttivi con un'attenzione ai costi e alla «disciplina finanziaria». Fincantieri potenzierà le sinergie tra i settori cruise, difesa e navi specializzate offshore, sulla scia della transizione energetica e dell’innovazione tecnologica. Il gruppo indica che a fine piano, nel 2027, registrerà ricavi per 9,8 miliardi con un ebitda margin dell'8%. L'indebitamento scenderà da un rapporto tra posizione finanziaria netta ed ebitda di 4,5-5,5 nel 2025 a uno di 2,5-3,5 nel 2027.

Ma emerge una certa perplessità nei commenti della maggior parte delle case di investimento: «L'obiettivo di Pfn/Ebitda – scrivono, ad esempio, gli analisti di Banca Akros – è deludente se confrontato con le aspettative del consensus» e «sembra che il de-leverage dell'azienda possa richiedere più tempo del previsto; un livello elevato di debito in uno scenario di tassi d'interesse in crescita rappresenta un grosso peso per l'azienda». Secondo Intermonte, invece, l’approvazione del piano «arriva con un timing inatteso», tuttavia «la progressione nel miglioramento della marginalità nel periodo 2025-27 sembra essere coerente con quelle che sono le attese al 2024. Riteniamo invece inferiori alle attese – sottolineano – le proiezioni sull’utile netto e sull’indebitamento e leverage, che implicano dunque una generazione di cassa ancora debole nel periodo 2023-24 e potenzialmente la presenza di ulteriori spese straordinarie che impattano sulla bottom line».

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Anche Equita parla di «target di breve periodo più deboli delle attese» mentre «notiamo che la generazione di cassa è debole fino al 2025 con i target che implicano un debito netto di circa 3 miliardi di euro sostanzialmente in linea con la nostra stima di 2,9 miliardi di fine 2022. Il deleverage della società è atteso solo dal 2026 in poi».

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