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Fincantieri spinge su navi sempre più “green”

Dall’ecoprogettazione al recupero dei rifiuti prodotti: così il gruppo guidato da Giuseppe Bono ha ridotto l’impatto ambientale delle unità in costruzione

di Celestina Dominelli

Fincantieri, in acqua per la prima volta la Rev Ocean

Dall’ecoprogettazione al recupero dei rifiuti prodotti: così il gruppo guidato da Giuseppe Bono ha ridotto l’impatto ambientale delle unità in costruzione


4' di lettura

Il futuro “green” delle navi è ormai tracciato da tempo e l’industria è impegnata a ricercare soluzioni all’avanguardia finalizzate a ridurre l’impatto ambientale. Una scelta che anche Fincantieri ha ormai abbracciato e già oggi, con le tecnologie attualmente utilizzate, il gruppo guidato da Giuseppe Bono è in grado di tagliare 1200 tonnellate di combustibile l’anno su una nave di circa 130mila tonnellate di stazza lorda. Ma la riduzione dei consumi è solo uno dei tasselli della svolta verde che Fincantieri ha intrapreso e che copre l’intero ciclo di vita della nave, dalla progettazione alla sua messa in acqua.

La svolta “verde” dalla progettazione alla messa in acqua
Le unità in costruzione saranno quindi sempre più delle grandi città galleggianti, autosufficienti dal punto di vista energetico, più leggere e con un sistema di propulsione meno inquinante (“verde” o “ibrido”) e capaci altres di riciclare fino al 90% dei rifiuti prodotti. Ma come? Basta dare un’occhiata al bilancio di sostenibilità appena approvato dal gruppo, per capire quali sono le strade battute da Fincantieri per minimizzare, come peraltro prescrive anche il quadro normativo globale, l’impatto ambientale della nave fin dai primi passi anche grazie a un pool di risorse dedicate alla ricerca e alla progettazione. Obiettivo: promuovere lo sviluppo di unità ecosostenibili.

L’approvvigionamento delle materie prime
Una prima mossa, spiega il documento, riguarda l’approvvigionamento delle materie prime: a essere privilegiati sono perciò quei materiali che, a parità di caratteristiche tecniche, qualitative e di compliance, risultano più performanti dal punto di vista ambientale. Per esempio, nella scelta dei prodotti vernicianti, sono state realizzate iniziative congiunte con i maggiori fornitori presenti sul mercato al fine di individuare prodotti alternativi a basso tenore di solvente o all’acqua. Mentre nell’uso dell’acciaio, che è riciclabile al 100%, la strategia applicata è stata quella del continuo recupero senza perdere nessuna delle sue proprietà originarie.

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Il recupero dei rifiuti prodotti
La stessa filosofia, quella del recupero, è stata messa in pista anche sul fronte della gestione dei residui di lavorazione e dello smaltimento dei rifiuti. Su questo versante, Fincantieri ha quindi lavorato al conferimento dei rifiuti prodotti a siti autorizzati, privilegiando, dove possibile, le destinazioni a recupero. In questo modo, la percentuale di rifiuti avviati a operazioni di recupero nel 2019 è stata pari a circa il 75%, mentre la controllata Vard, attiva nell’offshore e nella realizzazione di navi speciali, è riuscita a raggiungere un risultato ancora più alto, con il 90% dei rifiuti prodotti avviati a percorsi di recupero.

L’alimentazione a gas naturale per le navi del futuro
L’altro tassello su cui insiste la strategia del gruppo al fine di contenere l’impatto ambientale delle navi in costruzione, è quello della riduzione delle emissioni. Con il risultato di puntare su un mix fatto di motori diesel di ultima generazione e sistemi di depurazione dei fumi negli scarichi. Ma, per contenere l’impatto emissivo, si sta anche progressivamente procedendo alla sostituzione dei combustibili tradizionali con il gas naturale liquefatto (Lng). A questo proposito, già nel 2014 Fincantieri ha realizzato il primo traghetto con propulsione a gas naturale (il “Gauthier”) destinato al Canada e nel 2019 ha ricevuto degli ordini per navi da crociera prototipali “dual fuel” con propulsione primaria a LNG (2 unità commissionate da TUI Cruises e altre due da Princess Cruises).

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Le unità a propulsione elettrica
L’altra soluzione per l’abbattimento delle emissioni rinvia invece alla realizzazione di unità elettriche o ibride. E, su questo versante, la controllata Vard ha in contratto e ha in offerta diverse unità navali di piccola e media dimensione dotate di batterie elettriche a copertura totale o parziale del fabbisogno energetico. Vard ha in consegna due traghetti per l’operatore norvegese Torghatten Nord e una nave da crociera con caratteristiche di rompighiaccio ibrida elettrica a propulsione doppia (batterie e stoccaggio di Lng a bordo). Nel corso di quest’anno, poi, la controllata consegnerà la prima nave container elettrica a guida autonoma.

Il progetto “Zeus”
Insieme al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) , agli atenei di Genova, Napoli e Palermo e con il contributo del ministero dello Sviluppo Economico, Fincantieri ha poi sviluppato anche il progetto per una nave laboratorio di 25 metri per lo studio di tecnologie a basso impatto ambientale per la produzione di energia su mezzi navali. La barca, denominata “Zeus”, sarà mossa da propulsori elettrici che saranno alimentati da un impianto a fuel cell (cella a combustibile) di circa 120 kilowatt e un sistema di batteria capaci di assicurare un’autonomia di circa 6 ore di navigazione a zero emissioni, grazie a circa 50 chilogrammi di idrogeno contenuti in bombole a idruri metallici.

Le celle a combustibile come nuova frontiera
Zeus sarà la prima unità marina alimentata esclusivamente attraverso le celle a combustibile che consentono di generare energia elettrica e calore combinando un combustibile (in genere idrogeno, metanolo o metano) con un comburente (ossigeno) senza ricorrere a un processo di combustione. Un fronte, quest’ultimo, su cu Fincantieri sta lavorando molto, anche attraverso dei gruppi di ricerca, con l’obiettivo di arrivare a impiegare le fuel cell su larga scala e anche sulle navi militari. Perché anche nelle costruzioni militari considerata la crescente sensibilità delle Marine militari per i temi dell’ecologia, ci si muove verso scelte progettuali volte al contenimento dell’impatto ambientale sia in termini di emissioni in atmosfera che sul fronte dei consumi di combustibile e del trattamento delle acque reflue.

I cinque pilastri dell’innovazione
Insomma, una forte spinta sull’ecosostenibilità esull’efficienza energetica dei mezzi navali che s’inserisce nell’ambito dell’impegno del gruppo per l’innovazione imperniata, non a caso, su cinque pilastri, a cominciare dalla svolta verde, alla quale si affiancano, lo smart offshore infrastructure (l’introduzione di soluzioni innovative per la crescita dell’economia blu), lo smart yard (lo sviluppo di processi e strutture produttive più efficienti, sicure e sostenibili), l’automazione dei mezzi navali e la loro digitalizzazione.

Per approfondire:
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