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Fininvest e la pioggia d’oro sulla LegaPro, Galliani sogna la Serie A per il Monza calcio

di Simone Filippetti


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5' di lettura

Il Brianteo, visto da fuori, non è quella che si definirebbe una bomboniera di stadio. Una grigia e squadrata struttura di cemento, con due piloni e tiranti, alla periferia di Monza, inaugurata a metà anni ’80, che ospita la squadra della città dei re longobardi, fallita nel 2016 e ripartita dai dilettanti qualche anno fa e ora in Lega Pro. All’ingresso in tribuna una spiazzante sensazione di vuoto: gli spalti di fronte sono deserti, ma non è mancanza di tifo. Lo stadio accoglie 20mila spettatori, che sono pure troppi per questi campionati; l’agibilità però c’è solo per 5mila e dunque il pubblico è tutto solo in tribuna (anche perché i biglietti sono davvero popolari: 10 euro; mentre la curva costa appena 5 euro, come un frappuccino da Starbucks a Milano).

Ieri, in un martedì sera di calcio di provincia da Lega Pro, è andato un derby particolare, tra due nobili decadute del calcio italiano, ma soprattutto tra due titani: Silvio Berlusconi da una parte e Renzo Rosso dall’altra. Il Monza, la squadra da cui è ripartito nel calcio l’ex premier fondatore dell’impero di Mediaset, Mondadori e Mediolanum, se la vedeva contro il Lanerossi Vicenza del patron Renzo Rosso, il patron della Diesel, il Re mondiale dei jeans. Con due gol nel secondo tempo (salutati dal ritornello di “E la Vita, la Vita” di Cochi&Renato, jingle sparato a tutto volume dagli altoparlanti come in Serie A), Berlusconi si sbarazza di Rosso e prenota un posto per i Play-Off, obiettivo minimo stagionale. In Tribuna, tra cumenda brianzoli e il sindaco di Monza, coincidenza eletto con Forza Italia, era mescolato Danilo Pellegrino, l’uomo che guida la Fininvest di Marina Berlusconi, ospite quasi fisso del Brianteo, assieme a Galliani (ieri assente giustificato per impegni in Senato a Roma): «Sugli spalti c'è davvero un clima di appassionato e sincero sostegno a questo progetto» commenta nel pre-partita.

Per il Biscione il ritorno nel calcio, dopo l’addio al Milan, è un divertissement, una piccola diversificazione: un investimento nostalgia, ispirato al romanticismo di Berlusconi e, soprattutto, di Adriano Galliani, monzese doc e manager del club. In effetti i numeri sono microscopici (un giro d’affari di 3 milioni) rispetto alla stazza della cassaforte della famiglia Berlusconi.

Pare che la scelta di comprare il Monza 1912 sia stata presa da Berlusconi in uno dei famosi pranzi del lunedì ad Arcore, dove il patriarca fa il punto coi figli e collaboratori e che Galliani ironicamente ribattezza il “Discorso sullo Stato dell’Unione”, in omaggio al presidente degli Stati Uniti. Incroci del destino: il primo novembre del 1979 un rampante costruttore edile milanese, che aveva lanciato una piccola tv via cavo, TeleMilano58, un canale privato per i condomini del suo complesso residenziale Milano 2, contatta un tale Adriano Galliani, allora imprenditore proprietario della Elettronica Industriale (la futura Ei Towers) per mettere in piedi una rete nazionale di ripetitori tv. Sta per nascere Canale 5. All’epoca Galliani è vice-presidente e azionista del Monza, dove si sta facendo le ossa un direttore sportivo ai più sconosciuto di nome Beppe Marotta, e qualche anno dopo passerà al Milan. Oggi, dopo quarant’anni, Galliani ritorna al Monza: «Vogliamo diventare un esempio da imitare nel calcio, con giovani, e una società che abbia valori di moralità e stile», annuncia. Lo sbarco della nuova proprietà si tocca già con mano: illuminazione notturna in stile Camp Nou, tappeti rossi e gigantografie del glorioso Monza ad abbellire le scarne pareti di cemento; una sala ospitality con buffet di livello e riscaldata, pubblicità a bordo campo con led luminosi e sponsor da big (Intesa Sanpaolo, 3, Enervit e Beretta), in tribuna poltroncine imbottite e griffate col logo. Il tocco della Fininvest si vede anche in questi dettagli. Dettagli che hanno generato «una risposta molto positiva avuta dai tifosi, dalla città e da tutto il territorio» osserva Pellegrino.

Il nuovo Monza Calcio

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Nella campagna acquisti appena chiusa, rivela Galliani, «abbiamo speso 1,6 milioni» comprando giocatori da tutte le serie. Sono cifre che non si sono mai viste in questi campi di terza fascia. La Lega Pro ringrazia per la pioggia di denaro: a brindare ci sono per esempio l’AS Gubbio 1910, piccolo club di provincia che nel 2010 godette di un anno in Serie B. A gennaio Galliani ha comprato Ettore Marchi, attaccante vintage (classe 1985) e la società umbra farà il bilancio del 2019 grazie alla somma arrivata dal Monza.

Insomma Silvio Berlusconi e la Fininvest tengono in piedi la Lega Pro. Va bene il romanticismo, parola d’ordine del nuovo corso, e l’amore per la città dove è nato, ma Galliani, che nel 2007 era seduto ad Atene a vedere il Milan alzare la sua settima Coppa dei Campioni, ha piani ambiziosi e una visione industriale: approdare in Serie B magari già da quest’anno. Il che vorrebbe dire mettere le mani sui diritti tv (che nella serie cadetta già sono sostanziosi) e richiamare pubblico sostanzioso allo stadio. La provincia Monza e Brianza ha 800mila abitanti e il club ha quel bacino, una tifoseria con un Pil tra i più alti d’Europa. C’è il potenziale per mettere in piedi una corazzata (calcistica ed economica) di provincia: già la Serie B consentirebbe di arrivare sui 9 milioni di giro d’affari, ossia triplicare i numeri attuali. Il sogno, proibito, è approdare in Serie A (dove il Monza non è mai stato nella sua storia). Un derby Milan-Monza è Fantacalcio che fa già sognare ma i costi tornerebbero a essere proibitivi per le casse di Fininvest che per anni ha sperimentato quanto pesi sui conti un club di Serie A. Per ora ci si gode la Lega Pro, dove il nuovo corso berlusconiano fa divertire e sta tornando a riempire la tribuna: «Fininvest si impegna a mettere a disposizione di questo progetto le risorse finanziarie e gestionali necessarie» ha commentato a caldo Pellegrino uscendo, soddisfatto, dallo stadio dopo la vittoria infrasettimanale.

Silvio Berlusconi dà l’addio definitivo al mattone
Oggi il calcio è un’industria e lo stadio, da tempio laico a motore di consumi per famiglie, è il perno di questa trasformazione. I club stanno diventando sempre più società immobiliari, ma in casa Fininvest non hanno alcuna voglia né intenzione di ributtarsi sul mattone (da dove sono appena usciti con la vendita di Milano 3, ultimo rimasuglio dell’epopea di Silvio costruttore). «Non ci sarà nessun acquisto del Brianteo» annuncia Galliani, che peraltro il Comune ha dato in concessione al Monza 1912 per 45 anni (di fatto è come se lo avessero comprato). «Continue migliorie alla struttura sono già in calendario» promette: un ascensore per disabili e 4 Skybox saranno costruiti la prossima estate. Se il Monza ritornerà in Serie B, primo trofeo dell’era Berlusconi, da romantico divertissement la seconda vita calcistica del Cavaliere assomiglierà sempre più a un progetto imprenditoriale.

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