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Finlandia, come si costruisce un’economia a impatto (quasi) zero

Helsinki mira a diventare «carbon neutral» nel 2035, in anticipo di 15 anni sugli obiettivi Ue. Il perno è il passaggio all’economia circolare

dal nostro inviato Alberto Magnani

Il Kujala Waste Centre di Lahti (foto del Comune di Lahti)

4' di lettura

Helsinki, Lahti (Finlandia) – Fino agli anni ’70 era nota come la «Chicago finlandese», un’ironia sull'industria pesante che dominava il distretto. Oggi vanta una fama diversa, culminata in un premio del 2021: European Green Capital, la capitale verde d’Europa. La metamorfosi è quella vissuta da Lahti, poco più di 120mila abitanti a un’ora di viaggio a nord di Helsinki e due dai confini russi. Le emissioni, spiega il sindaco Pekka Timonen, sono state tagliate del 70% rispetto ai livelli del 1990, scivolando da 11 tonnellate pro capite di quell’anno ai 2,6 tonnellate del 2021. «Vogliamo tagliarle dell’80% nel 2025. Domani, in pratica» dice.

Uno dei motori della metamorfosi è l’economia circolare: il modello di produzione che si incardina su riciclo, riutilizzo e condivisione dei materiali, imprimendosi anche nel tessuto imprenditoriale della municipalità. Alle porte della città la Salpakierto, un’azienda di waste management, ricicla oltre il 40% delle 102mile tonnellate di rifiuti depositati ogni anno. La società Lahti Energia rifornisce di elettricità l'intera regione con fonti rinnovabili. Proprio a Lahti è nata nel 2017 la Kempower, specializzata in colonnine di ricarica elettrica, con 260 dipendenti, titolo quotato a Helsinki e sussidiarie dalla Germania all’Italia.

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Lavoratori nel Kujala Waste Centre di Lahti

I «Green deals» fra pubblico e industria

L’esperienza di Lahti è un esempio, accelerato, dall’agenda intrapresa da anni a Helsinki. Il governo finlandese ha adottato nel 2016 una roadmap per l’economia circolare, rinvigorita da una risoluzione del 2021 del governo di Sanna Marin. L’obiettivo è limitare lo sfruttamento delle risorse, raddoppiandone l’efficienza e fornendo, così, una risposta univoca a tre urgenze diverse: il cambiamento del clima, la perdita della biodiversità e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, giocando d’anticipo rispetto alle ambizioni della stessa commissione von der Leyen.

La Ue ha fissato al 2050 il termine per la neutralità carbonica, l’equilibrio fra le emissioni e il loro assorbimento che rappresenta l’approdo del Green new deal di Bruxelles. Helsinki vuole centrarla nel 2035, con una tabella di marcia che ibrida ricerca, formazione e una sinergia fra Stato e settori industriali.

È sempre la risoluzione del 2021 ad aver articolato i vari tasselli del piano finlandese per la «circular economy», ribadendo il suo ruolo di pilastro stabilito un quinquennio prima. Una delle sue traduzioni pratiche sono i Green deals, al plurale: accordi fra lo Stato e settori industriali che impegnino le aziende a raggiungere obiettivi di sostenibilità, i cosiddetti commitments, fissando dei criteri di partenza e monitorando i risultati raggiunti.

Il centro di raccolta e smistamento rifiuti al Kujala Centre

Dal 2016 a oggi ne sono stati siglati 10, con una certa trasversalità fra i settori dell’economia finalndese. Nel novembre 2018, il ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni e il ministero dell’Ambiente hanno siglato un accordo con l’Associazione finlandese dell’industria automobilistica e la Confederazione dell’industria di settore per ridurre le emissioni di anidride carbonica, con un ventaglio di obiettivi che include la riduzione dell’età media del parco auto e la spinta su vetture a propulsione alternativa.

Nel gennaio 2020 lo stesso dicastero dell’Ambiente ha siglato un accordo con l’associazione di costruttori Rakli per promuovere riutilizzo e riciclo dei materiali derivanti dalla demolizione, incentivando pratiche sostenibili e la raccolta di dati per ammortizzare l’impatto sull’ambiente. Gli altri accordi vanno dall’impegno per la plastica monouso agli «appalti sostenibili» nei Kindergarten, i giardini dell’infanzia, a volte sommandosi con roadmap definite dai singoli settori industriali. Il Green deal sottoscritto da governo e aziende della plastica si intreccia e rientra in un programma ad hoc (Plastics Roadmap for Finland 2.0) per favorire il riciclo del materiale, minimizzandone l’inquinamento.

La sede di Lahti Energia

La crisi della Finlandia e la leva della sostenibilità

Accenture Strategy, una divisione della società di consulenza, stima che l'economia circolare possa generare globalmente fino a 25mila miliardi di dollari in produzione economica aggiuntiva entro il 2050, con ricadute massicce sull'occupazione. La Commissione europea ipotizza la creazione di 700mila posti di lavoro nel perimetro comunitario, beneficiando i paesi più sensibili alla «circolarizzazione» dell’economia.

Il lago di Vesijärvi

Nel caso della Finlandia, come per qualsiasi altro paese, le ambizioni di sostenibilità si devono comunque bilanciare con i venti ostili dello scenario economico. La Banca di Finlandia pronostica una contrazione del Pil dello 0,3% nel 2023, pagando le conseguenze della crisi energetica e di un’inflazione in ascesa dello 0,7% nel 2022, veleggiando ancora sul 4% l’anno prossimo. Il mercato del lavoro resta saldo, con un tasso di disoccupazione al 6,7% ad agosto, ma non si escludono contraccolpi della recessione.

Le turbolenze possono essere mitigate dall’economia circolare, classificata da Helsinki come una garanzia di sostenibilità sia ambientale che economica. Due dimensioni che non si escludono a vicenda, sottolineano nella città ne ha collaudato la fusione. Il sindaco di Lahti, Timonen, sembra sorpreso dalla contrapposizione che viene sbandierata fra sviluppo e rispetto dei parametri ambientali, crescita economica e irrigidimento dei paletti sulle emissioni.

«La politica arriva sempre dopo», dice, evidenziando come il business finlandesi si sia già adeguato da tempo alle esigenze del cambiamento del clima. L’esempio sono i Green deals siglati nel resto del paese e i casi di successo che spuntano nella sua municipalità, premiata dalla Ue per un impegno che trascende le dimensioni di una città di dimensioni medie.

Uno dei simboli della sua evoluzione è il lago di Vesijärvi, uno specchio d’acqua di 111 chilometri quadri che sembrava inavvicinabile fino a qualche decennio fa.

Oggi è diventato balneabile e il suo pesce viene servito nei ristoranti che si affacciano sulla riva. Timonen è soddisfatto, ma non pensa ci fossero alternative a un cambio drastico di rotta. Men che meno ora: «Il punto - dice - è che il climate change non è un’opzione».

Riproduzione riservata ©
  • Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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