finanza alternativa

Fintech in crescita del 12% grazie a sicurezza, dati e pagamenti

Secondo l’Università di Cambridge, il settore ha saputo adattarsi all’emergenza Covid e alla crisi. Crescita maggiore in Medio-Oriente e Nord Africa

di A.Mac.

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(BlendImages RF / AGF)

3' di lettura

Al termine dell’anno che più di tutti ha spinto alla digitalizzazione dei servizi, arriva una conferma: il Covid-19 non scuote il mondo del fintech che, con una crescita del 12%, mostra piuttosto resistenza e adattamento di fronte all'emergenza sanitaria e alla difficile congiuntura economica. È quanto emerge da un’analisi internazionale, effettuata dal Centro per la Finanza Alternativa dell'Università di Cambridge, dalla World Bank e dal World Economic Forum, per fotografare l'impatto della pandemia sul questo settore, che grazie alla tecnologia sta rivoluzionando i servizi finanziari e assicurativi.

Il fintech è cresciuto in media del 12% sull'anno precedente e alcuni rami, come quelli di sicurezza, scambio dei dati, servizi di pagamento e digitali per il risparmio, hanno registrato un incremento superiore al 30 e 20 per cento. Soltanto il lending ha riportato un rallentamento dell'8%. I Paesi con lockdown più severi, hanno visto una crescita maggiore nei servizi finanziari, anche in campi come quello dei prestiti on-line, che sembra avere sofferto più degli altri, per ovvie difficoltà di origine e due diligence delle operazioni. In forte sviluppo il fintech nei paesi dell'area Medio Oriente-Nord Africa: +40%, contro l'8% dell'Europa, il 1% della Cina, il 21% di Stati Uniti e Canada e il -3% del Regno Unito.

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Reazione alla pandemia

Il report dimostra che le aziende fintech hanno modificato per circa due terzi servizi, prodotti e policy interne, con una particolare concentrazione sui processi di onboarding del cliente, sulla facilitazione delle operazioni finanziarie online e sulla riduzione del costo delle transazioni. Inoltre il 60% delle aziende ha lanciato proprio in questo periodo nuovi prodotti o servizi, soprattutto nel settore dei pagamenti.

Lo scenario italiano

Dopo un semestre difficile, seguito da un impennata a fine anno, la raccolta in equity crowdfunding è vicina ai 90 milioni di euro, mentre il mercato del lending crowdfunding è più che raddoppiato, in controtendenza rispetto ad altri Paesi europei.

«Il fintech, più che di interventi di supporto economico o fiscale, ha bisogno di interventi regolatori che riducano l'impatto della burocrazia e facilitino le soluzioni digitali, in un corretto bilanciamento tra innovazione, protezione degli interessi dei consumatori e mantenimento della stabilità finanziaria» spiega Alessandro Lerro, fondatore dello studio Avvocati.net e presidente dell' Associazione Italiana Equity Crowdfunding.

«Non è un caso se in autunno la Commissione europea ha presentato la propria agenda per i prossimi cinque anni nel fintech, evidenziando una serie di settori strategici che vedranno soddisfatta la domanda di supporto regolatorio ai processi di innovazione» spiega Lerro, che ha contribuito alla stesura del report dell'Università di Cambridge. Tra tutti sta emergendo la necessità di innovare la procedura di apertura dei nuovi rapporti con la clientela, dall'identificazione, alle procedure antiriciclaggio, alle firme dei contratti . «Si tratta di processi ancora troppo complessi, molto basati sulla carta e di scarsa efficienza - commenta Lerro - Anche la protezione del consumatore deve essere rivista, così come il trattamento dei dati personali nel settore dei servizi finanziari».

Inoltre, il settore del crowdfunding, che ormai si sta affermando come una delle principali soluzioni finanziarie per le Pmi, è stato finalmente oggetto di una nuova disciplina uniforme che entrerà in vigore nei prossimi mesi in Europa. Si tratta dell’attesa normativa cross-border che permetterà una maggiore facilità nelle operazioni in Europa e che potrebbe aprire a una concentrazione delle piattaforme.

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