la trasformazione digitale

Fintech opportunità per le piccole banche: in due anni chiuse 4.300 filiali

Perrazzelli (Bankitalia): «Più possibilità di restare sul mercato nonostante la competizione con le BigTech, le grandi banche e i providers tecnologici sfruttando la possibilità di differenziare l’offerta in base ai segmenti di clientela»

di Cristina Casadei

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Imagoeconomica

Perrazzelli (Bankitalia): «Più possibilità di restare sul mercato nonostante la competizione con le BigTech, le grandi banche e i providers tecnologici sfruttando la possibilità di differenziare l’offerta in base ai segmenti di clientela»


2' di lettura

Dall’inizio del 2017 al settembre 2019, il numero degli sportelli attivi è calato del 15% con la chiusura di 4.300 filiali. Lo sviluppo dei canali digitali, da un lato, ha favorito la riduzione di quelli fisici, dall’altro ha però consentito di conservare il cliente: «La disponibilità dei canali digitali fa sì che la riduzione del numero dei punti di contatto fisico non comporti più, a differenza di quanto accadeva in passato, perdite di quote di mercato, almeno per quanto riguarda i conti di deposito». A sostenerlo è la vice dg della Banca d’Italia, Alessandra Perrazzelli, nella sua lectio magistralis all’Università di Genova “Fintech, rischi e opportunità per i giovani futuri manager bancari”.

Il Fintech, che può considerarsi ormai ben rappresentato anche nelle grandi banche italiane, è un’opportunità di sviluppo soprattutto per le piccole banche che «avranno la possibilità di restare sul mercato, nonostante la competizione con le BigTech, le grandi banche e i providers tecnologici, se sapranno sfruttare la possibilità di differenziare la loro offerta in base ai segmenti di clientela», interpreta Perrazzelli.

Se le sfide poste agli amministratori delle banche dalla rivoluzione digitale sono numerose, lo sono altrettanto le opportunità che questa offre. «La sfida più importante è quella di un sostanziale ammodernamento del sistema bancario italiano - osserva Perrazzelli -. Non mi riferisco solo all’offerta di servizi sul canale digitale ma anche alla possibilità di ristrutturare interi processi operativi, seppure progressivamente, recuperando margini di redditività attraverso la riduzione dei costi che ne
deriva». Secondo un’indagine della Banca d’Italia le principali banche italiane hanno in produzione o in fase di studio progetti per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a fini di compliance. Resta, invece, limitato il numero di banche che ha in corso sperimentazioni per l’impiego di questa tecnologia nella selezione della clientela da affidare; i vantaggi che ne potrebbero derivare sono però significativi, soprattutto se le applicazioni vengono utilizzate per la valutazione di soggetti più opachi e con ridotta storia creditizia.

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Nel rinnovamento digitale che attraversa il credito e che ha determinato un’importante staffetta generazionale attraverso il Fondo di solidarietà, si aprono interessanti spiragli soprattutto per i giovani. Perrazzelli osserva che «è destinata a crescere la domanda da parte delle banche di giovani talenti tra informatici e ingegneri, in competizione con gli altri settori dell’economia. Sarà necessario investire in formazione per declinare le competenze di queste figure professionali nell’ambito finanziario. Dovranno essere rivisti percorsi di carriera e di retribuzione che, rispetto ai settori più produttivi dell’economia, possono presentare maggiori rigidità».

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