ristorazione

Fintech, gli snack di Ivs Group diventano (quasi) una banca

di Alberto Annicchiarico


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3' di lettura

Il re italiano (e numero due in Europa) della ristorazione automatica punta a fare bingo con il fintech. Forte di una rete capillare di 185mila “macchinette” che distribuiscono soprattutto caffè (metà del fatturato), acqua, bibite e snack di ogni tipo il gruppo Ivs, quotato dal 2012 a Piazza Affari, rilancia e si trasforma quasi in banca: potrà presto offrire, infatti, un borsellino elettronico grazie a una app e, soprattutto, all’acquisizione per 100mila euro, da Nexi, del 100% di Moneynet, società specializzata nell’erogazione di servizi di monetica e di pagamento autorizzata dalla Banca d’Italia, che comunque dovrà dare l’ok.

A differenza di altre app che permettono di effettuare pagamenti con lo smartphone, dal bar al supermercato, quella di Ivs - che si chiama CoffeecApp - finora permetteva soltanto di acquistare dai distributori automatici. Grazie al passaggio di consegne perfezionato ieri tra la controllata Csh e Nexi (la ex CartaSì, controllante di Bassilichi e Consorzio Triveneto, a loro volta proprietarie di Moneynet) CoffeecApp potrà essere caricata via codice QR nei distributori già abilitati, che al momento sono 15 mila (un po’ meno del 10% della rete). Da quel momento si aprirà a un mondo di servizi e relative fee, dal pagamento dei bollettini postali ai bonifici, che promette di avere un impatto notevole sul business. Un altro mondo si aprirà grazie ai big data, perché Ivs potrà tracciare e conoscere sempre meglio abitudini e gusti degli amanti di caffè e merendine.

Ivs Group - che negli ultimi dieci anni è cresciuta con oltre 150 acquisizioni, sconfinando in Spagna (dove è ormai il numero tre del vending), Francia e Svizzera - può contare su una base di 2,5-3 milioni di clienti al giorno per 850 milioni di consumazioni all’anno in uffici, stazioni ferroviarie, metropolitane, aeroporti, ospedali, università, treni ad alta velocità, piccole, medie e grandi aziende, scuole, centri fitness, enti e luoghi pubblici.

Altro punto di forza di un gruppo che basa il suo business al 98% sulle monete metalliche e (stime per il 2018) fattura 430 milioni (contro il miliardo e mezzo diell’elvetica Selecta, controllata dal gigante del private equity americano Kkr) vantando 94 milioni di Ebitda, è che dal 2011 Ivs Group ha acquisito Coin Service, società che gestisce 3,2 miliardi di euro in monete “sfuse” (un quarto di tutte quelle che circolano in Italia), le raccoglie, le conta e le certifica secondo le normative Bce e le ridistribuisce confezionate. Una manna (dietro pagamento di commissione, ovviamente) per le banche nella problematica gestione delle monetine e soprattutto un cerchio che si è chiuso per Ivs Group, approdato in Piazza Affari l’anno successivo grazie alla prima fusione mai realizzata in Italia con una Spac. Il prossimo passo è l’ingresso nel segmento Star del mercato Mta di Borsa Italiana, dedicato alle medie imprese con capitalizzazione compresa tra 40 milioni e 1 miliardo di euro, che si impegnano a rispettare requisiti di eccellenza.

«Con questa operazione - ha commentato al Sole 24 Ore il co-amministratore delegato di Ivs Group, Antonio Tartaro - confermiamo la nostra attitudine a innovare e a fare uso delle nuove tecnologie grazie all’opportunità offerta dal fintech. Entriamo nel mondo dei pagamenti digitali e puntiamo a crescere nello shopper marketing. Tutte carte in più per conquistare il mercato».

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