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Fintech, la valutazione della startup Stripe vola a 35 miliardi

Gli investitori incoronano una nuova «reginetta» fra le startup statunitensi: Stripe, società di tecnologie finanziarie che ha scalzato anche il colosso degli affitti tra privati Airbnb

di Marco Valsania

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Gli investitori incoronano una nuova «reginetta» fra le startup statunitensi: Stripe, società di tecnologie finanziarie che ha scalzato anche il colosso degli affitti tra privati Airbnb


3' di lettura

Chi è Stripe? La nuova regina nella scala dei valori delle startup tecnologiche. Il nome finora poco conosciuto ai più e adesso invece sulla bocca di investitori e analisti. La ragione è subito detta: nell'ultimo giro di finanziamenti la società di fintech è stata a valutata ben 35 miliardi di dollari. Vale a dire più del celebre leader delle alternative agli alberghi Airbnb, 31 miliardi fino a prova contraria.

O del data mining di Palantir Technologies, che oggi sembra scesa da vette di 40 miliardi sotto i 20 e forse attorno ai dieci miliardi di dollari - un percorso in discesa simile a quello seguito di recente dal colosso degli spazi condivisi per uffici WeWork. Stando alle più recenti indicazioni Stripe potrebbe aver superato anche Juul, leader delle sigarette elettroniche, che nella bufera sui potenziali rischi per la salute ha visto la sua valutazione scivolare di forse il 20% dai 38 miliardi precedenti.

Il valore in crescita del 50%
Stripe ha invece continuato a galoppare, quando si tratta della corsa del suo valore agli occhi degli investitori sulla quale ha acceso i riflettori il Wall Street Journal. È per l'esattezza salito del 50% dal precedente round di raccolta fondi all'inizio del 2019, stando alle stime legata a un recente “giro” di investimenti da 250 milioni di dollari capitanato da firme del venture capital quali Sequoia Capital, General Catalyst e Andreessen Horowitz.

Il segreto è in quello che Stripe fa e offre. La sua tecnologia serve alle aziende a gestire l'universo in espansione dei pagamenti online: società di Internet e del commercio elettronico, attraverso Stripe, sono in grado di accettare carte di credito per gli acquisti di prodotti e servizi da parte dei consumatori e poi anche di remunerare chi li vende sulle loro piattaforme. Nell'insieme vanta transazioni per centinaia di milioni di dollari l'anno per conto di milioni di individui e aziende - compresa Airbnb.

Il business redditizio dei servizi online al business
I suoi sistemi di pagamento integrati - software che forniscono di fatto una «infrastruttura» tecnica, bancaria e di prevenzione delle truffe - fanno parte di quei servizi digitali al business che oggi appaiono più redditizi e meno rischiosi, e quindi più premiati, rispetto all'attività di società hi-tech non ancora quotate che si rivolgono direttamente ai consumatori. Il fintech è tra i segmenti più caldi: nel caso specifico, le attività di Stripe sono collegate alla crescita di molteplici gruppi tech che utilizzano il suo know how. Gruppi che oltretutto ne fanno sempre più domanda, visto che gli acquisti di beni e servizi avvengono sempre più online e sempre meno in luoghi fisici.

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Stripe è nato nove anni or sono a San Francisco, frutto della scommessa di due imprenditori di origine irlandese trasferitisi a Silicon Valley, i fratelli John e Patrick Collison rispettivamente di 29 e 31 anni. Patrick, adesso chief executive, e suo fratello hanno entrambi un patrimonio personale che ha ormai superato i 2,1 miliardi. Dalla fondazione ha rastrellato in totale 1,2 miliardi di finanziamenti, abbastanza da non sentire alcuna necessita' o urgenza oggi di quotarsi in Borsa.

Questo non vuol dire che il futuro sia privo di sfide: il comparto vede l'avvento di un crescente numero di protagonisti pronti a competere, negli Stati Uniti e non solo. Nuovi arrivati vanno da Checkout.com, a sua volta capace di rastrellare centinaia di milioni di dollari di capitali, all'olandese Adyen, che ha strappato in parte alcuni clienti a Stripe quali Lyft. Grandi società tech stanno inoltre cercando di dotarsi di propri sistemi di pagamento digitali.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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