l’addio del ministro

Fioramonti, il prof di Pretoria che voleva tassare le merendine

Esponente dell’ala sinistra del m5s, si è sempre battuto per dare più fondi alla scuola. Sua la proposta della tassa sugli snack

di Andrea Marini

Fioramonti si dimette: chiedeva tasse di scopo per finanziare la scuola

Esponente dell’ala sinistra del m5s, si è sempre battuto per dare più fondi alla scuola. Sua la proposta della tassa sugli snack


3' di lettura

Lorenzo Fioramonti, 42 anni, nato a Roma, si è dimesso dalla carica di ministro dell’Istruzione dopo la polemica sui pochi fondi all’università e alla scuola. Ora il suo destino sembra essere lontano dal M5S: va verso il Gruppo Misto della Camera insieme ad altri onorevoli del M5S, ma sempre a sostegno del premier Conte. Collezionatore di gaffe per i suoi avversari, la sua carriera politica nasce come fedelissimo di Luigi Di Maio, che prima delle elezioni politiche del 2018 lo aveva presentato come candidato al ministero dello Sviluppo economico dell’ipotetico governo M5s. Esponente dell’ala sinistra del movimento, si è sempre battuto per dare più fondi alla scuola. Ma la sua iniziativa politica è passata anche per proposte controverse, come quella della tassa sugli snack.

Gli studi a Pretoria
Laureato a Tor Vergata a Roma, professore ordinario di economia politica presso l’Università di Pretoria, prima delle politiche del 2018, aveva accompagnato Luigi Di Maio a Londra, dove il leader M5S si era recato per accreditarsi presso gli investitori internazionali. La sua carriera politica inizia con Di Maio che lo candida nel ruolo chiave di ministro dello Sviluppo economico. Ma quando nasce il governo giallo-verde, a giugno 2018, sarà Di Maio a ricoprire quell’incarico, mentre Fioramonti finirà all’Istruzione, prima come sottosegretario e poi promosso a viceministro.

L’accusa di essere contro Israele
Poco prima di entrare a far parte del governo M5S-Lega, Fioramonti finisce già nel mirino di Pagine ebraiche 24, quotidiano dell’ebraismo italiano edito dall’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane). L’accusa è di aver «in passato sostenuto la campagna d'odio e boicottaggio contro Israele». La replica di Fioramonti, che parla di «strumentalizzazioni»: «Non ho mai sostenuto e non sostengo tutt’oggi alcun boicottaggio nei confronti di Israele».

Più risorse all’università
Da subito il professore si batte per dare più risorse alla università. Tanto che a giugno 2019 arriva la prima minaccia di dimissioni: «Chiediamo un miliardo in più per ricerca e università. Se non lo avremo mi dimetto». Ma Fioramonti non si dimette, anzi. Quando si rompe l’intesa M5S-Lega e nasce il nuovo governo giallorosso, lui viene promosso ministro dell’Istruzione. L’alleanza M5S-Pd gli è più congeniale, tanto che il professore si scaglia contro «l’economia del Pil» e definisce il M5S una «forza progressista». Da qui la sua difesa dell’integrazione dei migranti e dello Ius Culturae («è una buona idea»), fino alla sua difesa della scuola «laica, senza esporre simboli in particolare». Una frase, quest’ultima, vista come un attacco al crocefisso in aula e criticata anche dalla Cei.

La tassa sugli snack
Fioramonti al centro di polemiche? «Sono portatore di un nuovo modo di pensare» è la sua risposta. Di sicuro fa discutere la sua proposta di «tasse di scopo su merendine e voli per racimolare fondi» da destinare alla scuola e università. «Tassiamo i consumi che fanno male alla società», afferma. Contrario ai bonus merito e a favore della stabilizzazione dei precari, Fioramonti finisce ancora nell’occhio del ciclone quando annuncia che giustificherà i ragazzi che partecipano allo sciopero del clima («ecologia e ambiente» vanno insegnati a scuola, dice).

VIDEO - Fioramonti: siamo i primi a portare sviluppo sostenibile a scuola

Contro il prof che attacca le Sardine
Il ministro dell’Istruzione intanto si scaglia contro il professore di italiano e latino di una scuola del Piacentino che minaccia gli studenti che partecipano ai cortei delle Sardine («renderò la vostra vita un inferno, vedrete il 6 col binocolo e passerete la prossima estate sui libri», scriveva questo prof su Facebook). «A tutela dei diritti degli studenti e della stessa scuola ho attivato gli uffici del Miur per verificare i fatti e procedere con provvedimento immediato alla sospensione», scrive il ministro su Facebook.

Gli insulti agli avversari
Ma Fioramonti finisce ancora nell’occhio del ciclone per una polemica portata avanti dal Giornale: Da Silvio Berlusconi definito «l'imperatore
della sfiga
» durante il terremoto all’Aquila, alla senatrice Daniela Santanchè bollata come «una demente bugiarda e venduta». Vengono tirati fuori vecchi post di Fioramonti quando viveva ancora all’estero. Lui va su tutte le furie: «Oggi non si attacca il mio lavoro ma le mie opinioni di anni fa», fa notare. Ma precisa: «erano scritte sulla mia pagina privata» e aggiunge di «aver già chiesto scusa alla diretta interessata». Si alzano a gran voce le richieste di dimissioni di Fioramonti. Ma ormai la presenza del ministro nel governo ha le ore contate: i fondi «insufficienti» per la scuola nella manovra 2020 lo spingono alle dimissioni.

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