Ristorazione

Fipe: in 14 mesi di pandemia persi 514mila posti di lavoro

La federazione degli esercizi pubblici: nel 2021 fatturati ancora in calo del 20%

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2' di lettura

In 14 mesi sono stati bruciati 514mila posti, il doppio dei posti di lavoro creati tra il 2013 e il 2019, e per oltre 6 ristoratori su 10 il calo di fatturato ha superato il 50% del volume d'affari dell'anno precedente. Sono i numeri contenuti nel Rapporto annuale sulla ristorazione in Italia per il 2020 di Fipe-Confcommercio (la Federazione italiana dei pubblici esercizi). Nel settore il 97,5% delle imprese ha perso fatturato nel 2020. Le restrizioni anti-Covid hanno cambianto i consumi degli italiani: si mangia di più in casa: mentre cresce di 6 miliardi di euro la spesa alimentare tra le mura domestiche, crolla di 31 miliardi di euro quella in bar e ristoranti.

Indice di fiducia crollato

Nel 2010 le nuove imprese avviate erano oltre 18mila, nel 2020 sono state 9.190. Nel primo trimestre 2021 è crollato l’indice di fiducia sul futuro per gli imprenditori della ristorazione rispetto allo stesso periodo del 2020: -68,3%. Secondo gli intervistati da Fipe-Confcommercio, il 2021 sarà ancora un anno di fatturati in calo, mediamente del 20%. Il 66% dei responsabili di grandi aziende della filiera (industria, distribuzione e ristorazione) prevede una ripresa non prima del 2022-2023, mentre il 27% pensa che solo nel 2024 ci sarà una vera inversione del trend.

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Sbraga (Fipe): persi 243mila posti a tempo indeterminato

«Nel 2020 abbiamo perso 243mila lavoratori a tempo indeterminato, in larga parte giovani e donne malgrado il blocco dei licenziamenti» ha detto il vicepresidente di Fipe Luciano Sbraga. «Molti di loro si sono dimessi per trovare un altro lavoro. Non potevano vivere con la cassa integrazione, spesso pagata in ritardo», spiega Braga. Nel mirino del vicepresidente di Fipe finiscono anche i ristori. «Il 23,7% imprese non li ha avuti, perché i meccanismi burocratici le hanno tagliate fuori. Codici Ateco, chiusure e altri impedimenti le hanno rese le esodate dei ristori».

Consumi fuori casa: -31 miliardi

Costretti a casa dai lockdown, gli italiani hanno aumentato i loro consumi domestici, con la spesa alimentare aumentata di 6 miliardi di euro in un anno. Tanto, ma non abbastanza per compensare quanto si è perso nei pubblici esercizi, dove i consumi sono crollati di 31 miliardi di euro. Un dato che certifica come gli italiani abbiano speso meno soprattutto per prodotti agroalimentari di qualità superiore (vino, olio, piatti elaborati), comunemente consumati in maniera maggiore all’interno dei ristoranti. In termini di spesa pro-capite un ritorno al 1994. Le restrizioni hanno cambiato inoltre modificato il rapporto tra i consumatori e i pubblici esercizi. Se a luglio 2020, periodo nel quale i locali sono tornati a lavorare a buoni ritmi, la colazione rappresentava il 28% delle occasioni di consumo complessive, a febbraio 2021 la percentuale è salita al 33%. L’esatto contrario di quanto accaduto con le cene, passate dal 19% a meno dell’11%. A febbraio 2021 colazioni, pranzi e pause di metà mattina hanno costituito l’87% delle occasioni di consumo fuori casa. Mentre - per ragioni legate ai divieti e coprifuoco - è scomparsa l’attività serale.

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