I FILM DEL FINE SETTIMANA

«Fireball», l'origine dei meteoriti in uno strepitoso documentario

Werner Herzog firma un altro tassello importantissimo della sua grande filmografia. Tra le novità in streaming anche «Elegia americana» di Ron Howard

di Andrea Chimento

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Fireball

Werner Herzog firma un altro tassello importantissimo della sua grande filmografia. Tra le novità in streaming anche «Elegia americana» di Ron Howard


3' di lettura

Werner Herzog si conferma uno dei più grandi documentaristi della storia del cinema con «Fireball: Visitors from Darker Worlds», film disponibile su Apple Tv+.

Presentato al Festival di Toronto e poi alla Festa del Cinema di Roma, il lungometraggio è firmato dal regista tedesco insieme a Clive Oppenheimer, vulcanologo che aveva già partecipato a un precedente lavoro di Herzog, «Dentro l'inferno».Con questo nuovo film i due hanno intrapreso un viaggio che li ha portati a esplorare il mistero e l'origine dei meteoriti: cercando di scoprire quali sono le cause e gli effetti materiali, culturali e spirituali che ruotano attorno alla caduta di meteore, comete e asteroidi, Herzog e Oppenheimer hanno dato vita a un prodotto potente e appassionante, oltre che dotato di un forte respiro antropologico e scientifico.

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Unendo la scienza con il misticismo, la cultura con la religione, la mitologia con la storia, «Fireball: Visitors from Darker Worlds» è un'esperienza audiovisiva grandiosa, stratificata e sorprendente.

«Fireball» è il miglior film per il fine settimana

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Gli esseri umani sono i veri protagonisti

Ancor più delle bellissime immagini, contano soprattutto gli incontri che Herzog compie durante questo suo viaggio intorno al mondo: dagli “angeli custodi” che vegliano sulla Terra per evitare che dei meteoriti si avvicinino troppo al nostro pianeta allo scienziato sudcoreano che li aspetta in Antartide fino ai danzatori di un'isola del Pacifico del Sud, sono ancora una volta gli esseri umani più avventurosi, sensibili e sognatori gli assoluti protagonisti del cinema di Herzog.

Un cinema che, come per il precedente «Nomad» e quasi tutte le opere (documentaristiche o di finzione) firmate dall'autore tedesco nel corso della sua lunga carriera, continua a credere che la realtà più bella sia quella che si forma spontaneamente mentre una macchina da presa la sta riprendendo. Un cinema di cui c'è sempre più bisogno.

Elegia americana

C'era invece meno bisogno, purtroppo, del nuovo film di Ron Howard, «Elegia americana», arrivato direttamente su Netflix.Tratto dal libro autobiografico di J.D. Vance, racconta di un ex marine che sta per avere l'occasione di ottenere il lavoro dei suoi sogni. Un problema familiare, però, lo farà tornare indietro nel tempo, alla sua infanzia e al difficile rapporto con la madre, che continua a essere particolarmente complicato.

Non manca l'ambizione a «Elegia americana», film che racconta tre generazioni di una famiglia emblematica della vita nella provincia degli Stati Uniti: l'idea di fare una panoramica sul “sogno americano” e le difficoltà per raggiungerlo è piuttosto chiara, ma il tutto vira su una narrazione carica di luoghi comuni e su passaggi retorici talmente esasperati da far risultare tutto quanto posticcio e difficile da digerire.

Glenn Close

C'è soltanto un aspetto che riesce a salvare questo prodotto, seppur in minima parte: la grandiosa performance di Glenn Close nei panni della nonna del protagonista e quella, inferiore ma comunque notevole, di Amy Adams in quelli della madre. Fatta eccezione per l'ottimo lavoro di queste due attrici, il resto è tutto dimenticabile.

Il talento del calabrone

Infine, una menzione per «Il talento del calabrone», film italiano di Giacomo Cimini disponibile su Amazon Prime Video.Si tratta di un thriller radiofonico, con protagonisti Sergio Castellitto, Lorenzo Richelmy e Anna Foglietta, che fa tornare in mente il cult di Oliver Stone «Talk Radio», verso il quale ha diversi debiti.Non mancano spunti sulla contemporaneità e un ritmo più che discreto, ma il coinvolgimento risulta altalenante, soprattutto con l'approssimarsi della conclusione.Resta comunque un prodotto nostrano coraggioso e diverso dal solito, ma a cui manca la necessaria tenuta narrativa per appassionare fino in fondo.


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