il riassetto dopo il calo del settore

Firenze, Arezzo e Carrara: parte il risiko delle fiere

Futuro da scrivere per le tre società partecipate dalla Regione e colpite dalla crisi

di Silvia Pieraccini

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Fortezza da Basso. Una fase della rassegna, Pitti Uomo ospiatata a Firenze

Futuro da scrivere per le tre società partecipate dalla Regione e colpite dalla crisi


3' di lettura

Tra i nodi ereditati dalla nuova Giunta regionale c’è quello delle società fieristiche di Firenze, Arezzo e Carrara, contenitori di saloni espositivi e congressi (65mila metri quadrati coperti a Firenze, di cui 55mila nella storica Fortezza da Basso, a pochi passi dal centro città; 20mila mq ad Arezzo; 34mila a Marina di Carrara) ora falcidiati dalla pandemia che però, già prima dell’emergenza sanitaria, avevano conti poco brillanti e un destino da scrivere. Tutte e tre le società fieristiche sono partecipate dalla Regione (ha il 32% di Firenze Fiera, il 40% di Arezzo Fiere e il 36,4% di Imm-CarraraFiere), insieme con istituzioni locali e associazioni di categoria, e tutte organizzano direttamente un numero limitato di eventi, affittando perlopiù gli spazi a società specializzate (come nel caso delle fiere fiorentine della moda affidate a Pitti Immagine).

Insieme i tre enti fieristici toscani fatturano poco più di 20 milioni di euro, di cui 16 Firenze. Il rebus è cosa accadrà adesso, con la pandemia che ha causato il crollo del settore nel 2020 (il calo dei ricavi in Italia è stimato tra -70 e -80%) e forti incertezze sul 2021. Gli attori si stanno già muovendo. Nel nord Italia si va delineando una grande aggregazione fieristica che corre attraverso la Pianura Padana e unisce Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, regioni in cui si concentra più dell’80% del business fieristico nazionale.

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L’emergenza sanitaria ha di fatto spinto le alleanze, che hanno come obiettivo a medio termine quello di creare un “campione nazionale” capace di competere con i grandi gruppi tedeschi e francesi. Protagonista del processo è International exhibition group (Ieg), la società quotata nata dall’integrazione tra le fiere di Rimini e Vicenza (178,6 milioni di ricavi 2019), che a metà ottobre ha firmato un accordo non vincolante con BolognaFiere (seconda società fieristica italiana con 195 milioni di ricavi 2019) per costruire un’integrazione che dovrebbe concludersi nel maggio 2021.

Anche le altre società fieristiche di grandi dimensioni, Milano e Verona, si stanno guardando intorno. Fiera Milano (280 milioni di fatturato 2019, il più grande ente fieristico italiano e il primo a essersi quotato in Borsa) potrebbe guardare anch’essa a Bologna oppure a Verona, proprietaria di saloni di successo internazionale come Vinitaly, Marmomac e Fieragricola, o a un partner straniero. A un triangolo con Milano e Bologna sembra guardare con interesse anche Veronafiere (105 milioni di fatturato 2019), che ha un’intesa con Fiere di Parma per realizzare eventi food&wine all'estero, e che non esclude neppure progetti di alleanze territoriali nel Nordest. E la Toscana? Per adesso le fiere restano immerse nella palude: Firenze attende il rinnovo dei vertici dopo la scadenza del presidente Leonardo Bassilichi (il designato dalla Regione è Lorenzo Becattini, ex parlamentare Pd); Arezzo e Carrara sono guidate da amministratori unici scelti dalla Regione, Sandra Bianchi e Francesco Amedoro, che stanno tentando una (necessaria) cura rivitalizzante.

Il neo presidente regionale Eugenio Giani non sembra avere fretta: «Le fiere - dice al Sole24Ore - vanno sostenute fino a quando ripartirà la fase di promozione fisica del made-in-Tuscany. Per tutto il resto i tempi sono prematuri». In questo contesto la Toscana appare ormai incapace di giocare un ruolo nazionale, e destinata a diventare preda di un grande gruppo fieristico: il pretendente più accreditato, in attesa da tempo, è Ieg. La società guidata da Lorenzo Cagnoni ha già acquisito (nel novembre 2019) le fiere aretine dell'oro, OroArezzo e Gold/Italy, e sarebbe disponibile ad acquisire l’intera ArezzoFiere ma solo a patto di mettere le mani anche su Firenze Fiera, il boccone pregiato per location (storica e in centro città) e per destinazione, così da poter fare sinergie. Finora la Regione ha nicchiato, preferendo il progetto di unione tra Firenze Fiera e l'organizzatore di saloni Pitti Immagine. Ma ora che quell’operazione sembra sfumata, Ieg potrebbe tornare all’attacco. E trovare un terreno fertile.

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