patrimonio artistico

Firenze: museo di San  Marco, mancano i frati ma non i restauri

Manca il personale per garantire l’apertura pomeridiana, ma intanto vanno avanti i lavori di recupero delle opere d’arte, tra cui la Pala di San Marco del Beato Angelico

di Valeria Ronzani


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3' di lettura

15 ottobre 1869: nasce, a seguito della legge del 1866 sulle soppressioni ecclesiastiche, il Museo di san Marco in una Firenze incoronata capitale d'Italia. Il museo quindi compie centocinquanta anni. Celebrati con una serie di iniziative. Ironia della sorte, proprio quando l'Ordine dei Domenicani ha decretato la chiusura del convento.

Causa scarsità di frati ha chiuso i battenti forse quella che è stata la più importante struttura religiosa della storia fiorentina, casa del Beato Angelico, di Savonarola, su su fino a La Pira e anche ora sede di comunità di studi laici, con tanto di pubblicazioni.

A niente sono valsi gli appelli, pure il cardinale Betori, a capo della curia fiorentina, si è molto speso. Niente, quella porta serrata da un anno, che dava accesso alla biblioteca, si è già riempita di lanicci e foglie secche. Ben venga quindi lo Stato laico, che pur nella miseria a cui sono condannati i beni culturali non degni di resse oceaniche (tipo Uffizi e Accademia, per intendersi) tanto si spende per la valorizzazione di uno dei più bei musei di Firenze. Se l'inquieto ministero dei beni culturali regge qualche mesetto senza ulteriore riforma che ne rivoluziona la struttura, al momento il Museo di San Marco dipende dal Polo museale della Toscana. Di cui, come ci dice il direttore Stefano Casciu, costituisce insieme al Museo archeologico il fiore all'occhiello.

Purtroppo a tuttora impossibilitato di apertura pomeridiana, causa cronica mancanza di personale. “Tutte le iniziative relative al personale e all'ampliamento dell'orario di visita, che abbiamo ben presenti, non godendo noi di autonomia amministrativa, dipendono dagli stanziamenti erogati a livello centrale. Il maggior aiuto ci viene dal ministero, ma anche le istituzioni locali sono impegnate con noi. Infine sono lieto di annunciare che l'associazione Friends of Florence (associazione no-profit di privati cittadini di tutto il mondo che finanziano la tutela del patrimonio artistico fiorentino) ha deciso di sostenerci, pagando un altro importante restauro e soprattutto facendosi carico del riallestimento della Sala dell'Ospizio, vero sancta sanctorum del Museo di San Marco”.

Intanto però le iniziative si sono ugualmente succedute a spron battuto. La più eclatante: il restauro della Pala di San Marco, dipinta dal Beato Angelico tra il 1438 e il 1443 per l'altare maggiore della chiesa. Affiancata dall'appena restaurato, poetico “Giudizio universale” (riconsegnato il 5 ottobre). La “Pala di San Marco” fu commissionata da Cosimo e Lorenzo de' Medici, che già avevano fatto ridisegnare la cappella da Michelozzo (lo stesso della celebre biblioteca al piano superiore) a Fra' Angelico da Fiesole per il nuovo, monumentale altar maggiore. Una grandiosa tavola d'altare di cui purtroppo si è persa la complessa costruzione lignea. Con 26 dipinti, fra pilastrini e predella, di cui ne sono conservati 18, sparpagliati in nove diversi musei. Al centro la tavola neo-restaurata. Quadrata come da raccomandazioni di Brunelleschi. E' la rivoluzione rinascimentale che irrompe anche nel più gotico fra i maestri del primo rinascimento. Vi si raffigura una sacra conversazione con Madonna col Bambino in trono fra otto angeli e otto santi: fra loro San Marco, che gioca in casa, e Cosma e Damiano, protettori dei Medici.

La Pala di san Marco
Un restauro delicato e complesso, come ci certifica il soprintendente del fiorentino Opificio delle pietre dure Marco Ciatti. “La pittura dell'Angelico è fatta di velature sottilissime. Da un punto di vista tecnico è una tecnica quasi da miniatura. Abbiamo dovuto capire come procedere per liberare il dipinto da tutta quella serie di incrostazioni che erano state aggiunte negli anni passati e che lo avevano reso quasi inguardabile. Altro grosso problema è stato quello del supporto ligneo, che era stato creato con una tecnica particolarissima, quasi sperimentale. Il dipinto è venuto da noi proprio perché quel supporto si stava spaccando, c'era già mezzo metro di apertura”.

Il convento di San Marco ha sempre svolto un ruolo fondamentale nella storia cittadina. Non solo perché era il convento di Girolamo Savonarola, il frate che a forza di fustigare i costumi secondo lui troppo licenziosi dei fiorentini del Quattrocento, prima se li è portati dietro (Botticelli compreso), poi li ha talmente stufati da farsi arrostire in piazza Signoria (era il 1498). La sua cella è ancora lì in San Marco, insieme a un'infilzata di altre celle affrescate dal Beato Angelico, colui che tracciò la via pittorica della omonima scuola. Da fra' Bartolomeo alla riscoperta Plautilla Nelli, la suora pittrice che ne ereditò la bottega; poi Mariotto Albertinelli, Ridolfo del Ghirlandaio, Francesco Granacci e altri. Per arrivare ai giorni nostri, col poetico omaggio che Wolfgang Laib ha voluto fare con due sue intense installazioni.

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