Agroalimentare

Firmato l’accordo sul prezzo del latte: agli allevatori 4 centesimi in più

La Gdo riconoscerà fino a 3 centesimi di premio, cui le aziende della trasfomazione potranno aggiungere un ulteriore centesimo. L’intesa sarà valida fino al 31 marzo 2022

di Micaela Cappellini

(beats_ - stock.adobe.com)

3' di lettura

Quattro centesimi in più per ogni litro di latte. Dopo oltre un mese di trattative tra allevatori, industria della trasformazione e grande distribuzione, al ministero dell’Agricoltura è stata raggiunta la firma per alzare il prezzo della materia prima conferita dalle stalle. Il meccanismo di extra-remunerazione degli allevatori prevede più passaggi: la grande distribuzione si impegna a riconoscere un premio “emergenza stalle” che viene corrisposto alle imprese della trasformazione, che a loro volta lo riversano integralmente agli allevatori, sino a 3 centesimi di euro al litro di latte, con una soglia massima di intervento pari a 0,41 euro al litro. Le imprese di trasformazione, incluse le cooperative, si impegnano poi a riconoscere agli allevatori loro fornitori un premio aggiuntivo sino a 1 centesimo di euro al litro di latte entro la soglia dei 41 centesimi. I prezzi si riferiscono al latte conferito nella regione Lombardia, dove si raccoglie più della metà della produzione nazionale e che costituisce il parametro di riferimento di tutte le altre regioni. L’accordo che istituisce il “Premio emergenza stalle” ha validità fino al 31 marzo 2022.

All'applicazione dell'intesa seguirà una campagna pubblica di sensibilizzazione sul consumo di latte e derivati e per la valorizzazione di una produzione nazionale che supera le 12 milioni di tonnellate all'anno. «Il protocollo di intesa è un risultato reso possibile dallo sforzo di tutte le parti che compongono la filiera - ha detto il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli in un video su Facebook -. È un passo fondamentale, perché tutela le nostre eccellenze del settore, messe sotto pressione da margini sempre più esigui dovuti alla crescita dei costi delle materie prime».

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Soddisfatta la Coldiretti: «L'intesa salva le 26mila stalle da latte italiane rimaste che nel corso dell'anno 2021 hanno dovuto subire un rilevante aumento dei costi di produzione con un rincaro delle materie prime e dei foraggi - ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini - si tratta di valorizzare la filiera lattiero-casearia nazionale, che esprime un valore di oltre 16 miliardi di euro, occupa oltre 100mila persone e genera una ricaduta positiva in termini di reddito e coesione sociale nel Paese».

«Come ha sempre fatto, confermandolo anche in questi mesi difficilissimi, Assolatte e le industrie lattiero casearie italiane continuano la strada del dialogo, con il senso di responsabilità che le contraddistingue», ha scritto in una nota l’associaizone delle industrie della trasformazione. «Capiamo bene le difficoltà degli allevatori – ha affermato il suo presidente, Paolo Zanetti – che sono anche le nostre. Lo ripetiamo da tempo: gli aumenti stanno colpendo in modo drammatico anche le nostre imprese, pressate da mesi da costi che fino ad ora hanno assorbito in silenzio, ma che non riescono più a sopportare».
Con l'adesione al Protocollo per la salvaguardia degli allevamenti italiani Assolatte si è inoltre impegnata a promuovere i contenuti dell'intesa presso le sue associate.

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, definisce l’accordo «un risultato importante per dare respiro agli allevamenti. Siamo particolarmente soddisfatti - ha aggiunto - che sia stata accolta la nostra proposta di rendere strutturale il tavolo con un apposito decreto ministeriale che renderà permanente il dialogo e il confronto, nel comune interesse di superare le criticità e individuare ogni possibile iniziativa utile a sostenere il settore».

«L’accordo - ha detto il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino - è un buon punto di partenza per garantire un adeguato prezzo ai produttori, messi ko dall’aumento insostenibile dei costi delle materie prime sul fronte energetico e per l’alimentazione degli animali, con rialzi tra il 30% e il 50%».

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