l’inchiesta a palermo

Firme false, dopo Nuti anche Di Vita si sospende da gruppo M5s alla Camera

di An.Ga.

(ANSA)

3' di lettura

Dopo Riccardo Nuti, anche Giulia Di Vita, indagata a Palermo per il caso firme false, si autospende dal gruppo M5s. «Faccio mie le parole di Riccardo Nuti di cui apprezzo infinitamente il gesto che condivido in toto, ho deciso anche io, infatti, di autosospendermi dal gruppo parlamentare per tutta la durata della mia sospensione dal M5S» ha scritto su Facebook Di Vita, rinviata a giudizio dalla procura di Palermo, insieme a Riccardo Nuti e Claudia Mannino, nell’indagine sulle firme false depositate dal Movimento Cinque Stelle a sostegno delle liste per le amministrative del 2012 nel capoluogo siciliano. Una decisione, quella della deputata pentastellata, presa per evitare spaccature all’interno del gruppo parlamentare, chiamato da Beppe Grillo in persona a raccogliere le firme necessarie (bastano quelle di 1/5 dei deputati) per votare la sospensione dei tre parlamentari siciliani. Il voto dell’assemblea dei deputati e senatori chiamata a votare (a maggioranza assoluta) l’allontanamento era previsto per martedì. Un voto che non sarà più necessario se anche Mannino nelle prossime ore deciderà di autosospendersi.

Di Vita si autosospende da gruppo Camera
«Ritengo - ha argomentato Di Vita - che il gruppo parlamentare del MoVimento non debba impiegare tempo ed energie in questo modo, prestando il fianco al sistema politico-mediatico già pronto ad approfittare di occasioni del genere per strumentalizzare qualsiasi cosa e alimentare il solito teatrino messo su per tentare di attaccare il M5S. Capisco, inoltre, la difficile posizione in cui si ritroverebbero colleghi al cui fianco lavoro, orgogliosamente da 4 anni, molti dei quali diventati amici, costretti a pronunciarsi su di me. Posso evitare tutto questo e lo faccio con piena convinzione». E ha aggiunto: «Come sempre detto, mi affido alla magistratura per provare definitivamente la mia estraneità ai fatti di cui vengo accusata». Posizione simile a quella presa due giorni fa da Nuti, che in un post su Facebook aveva motivato così la decisione di autosospendersi dal gruppo: «Con la mia scelta, i portavoce del gruppo M5S non avranno l'imbarazzo di doversi esprimere nei miei confronti in inutili riunioni, distanti dall’obiettivo: la rivoluzione culturale del Paese».

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La linea dura di Grillo
Grillo aveva aveva finora evitato di prendere posizione (incassando gli attacchi del Pd), consapevole del legame tra Nuti - pentastellato di 'prima generazione' - e una buona fetta dei deputati. A far propendere Grillo per la linea dura sul caso delle firme false a Palermo è stata la reazione dei tre parlamentari all’inchiesta giudiziaria. Una reazione che, agli occhi del leader M5s, ha danneggiato l’immagine del Movimento. Per il garante, Nuti ha passato il segno con un’intervista al Corsera in cui definiva l’inchiesta firme false “una montatura”, accusando il candidato M5S a Palermo Ugo Forello di conflitto di interessi e spiegando che Grillo «non ascolta» le ragioni dei tre parlamentari indagati. A quel punto, usando la tribuna del blog, il leader M5s ha chiesto al collegio dei probiviri di valutare nuove sanzioni nei confronti dei tre, già sospesi in autunno dal M5s, perché rei di aver «attaccato il candidato sindaco del M5S a Palermo e fatto considerazioni sulla magistratura che non coincidono con i nostri principi». E ha invitato allo stesso tempo i parlamentari pentastellati a raccogliere le firme necessarie affinché l’assemblea voti per la loro sospensione dal gruppo parlamentare. Almeno simbolicamente, sarebbe l’anticamera dell’espulsione dal Movimento, se l’eventuale processo si concludesse con una condanna.

A Genova atteso il ricorso di Grillo
Se il caso Palermo si complica, a Genova la procura ha chiesto l’archiviazione della denuncia per diffamazione presentata da Marika Cassimatis (la candidata votata sul blog per correre come prima cittadina M5s, “scomunicata” da Grillo e riammessa dal tribunale, ndr) nei confronti del leader M5S e di Alessandro Di Battista. Sul punto dovrà ora decidere il Gip. È pronto invece il reclamo dei legali di Grillo contro la decisione dei giudici di ammettere la candidatura di Cassimatis. Se il ricorso sarà rigettato, è probabile che il M5S scelga di diffidare la docente dall’uso del simbolo, non presentando alcuna lista. Un eventuale controricorso di Cassimatis, d’altro canto, allungherebbe ulteriormente i tempi della diatriba giudiziaria, rischiando di scavallare il termine (il 13 maggio) di presentazione delle liste per le Comunali. È di fatto impossibile che Grillo alla fine candidi Cassimatis: i vertici sono più che mai decisi nel seguire una linea dura che, in vista delle Politiche, servirà anche a fare uno screening rigoroso dei candidati.

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