l’inchiesta

Firme false, a Palermo chiesto rinvio a giudizio per tre deputati M5s

di Andrea Gagliardi

Il deputato M5s Riccardo Nuti alla Camera

3' di lettura

La procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per quattordici persone, compresi tre deputati nazionali M5s, tutte coinvolte nell’indagine sulle firme false depositate dal Movimento Cinque Stelle a sostegno delle liste per le amministrative del 2012 nel capoluogo siciliano. I reati contestati, a vario titolo, dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Claudia Ferrari sono il falso e la violazione di una legge regionale del 1960 che recepisce il Testo unico nazionale in materia elettorale. L’indagine riguarda, oltre ai tre parlamentari nazionali, due deputati regionali M5s, attivisti del Movimento, nonché un cancelliere del tribunale.

Firme false, a Palermo chiesti 14 rinvii a giudizio
Tra i nomi di spicco, quello del deputato nazionale Riccardo Nuti, che nel 2012 era candidato sindaco del Movimento, nonché delle parlamentari M5s Giulia Di Vita e Claudia Mannino (tutti sospesi dal M5s). Secondo la procura, Nuti e un gruppo ristretto di attivisti, dopo essersi accorti che per un errore di compilazione le firme raccolte erano inutilizzabili, mettendo quindi a rischio la presentazione della lista, avrebbero deciso di ricopiare le sottoscrizioni ricevute, correggendo il vizio di forma. A 11 indagati i pm contestano la falsificazione materiale delle firme. A Nuti, per il quale non c’è la prova della commissione del falso materiale, si imputa, invece, l’avere fatto uso delle sottoscrizioni ricopiate: era lui, infatti, il candidato a sindaco dei pentastellati nel 2012.

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Indagati M5s: è un tentativo per toglierci di mezzo
Secca la replica dei parlamentari M5s coinvolti. «Ci è chiaro il tentativo di
levarci politicamente di mezzo per avere campo libero, attraverso una montatura ben organizzata, che salvo ripensamento del Gup i magistrati avranno modo di smascherare nel processo penale» hanno dichiarato in una nota i deputati Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino.

Le testimonianze dei consiglieri regionali
L’indagine della procura di Palermo riguarda, oltre ai tre parlamentari nazionali, i deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, gli attivisti Samanta Busalacchi, Alice Pantaleone, Stefano Paradiso, Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino, Tony Ferrara, Giuseppe Ippolito, nonché il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello. Un contributo importante alla ricostruzione della vicenda è arrivato proprio dalle testimonianze dei consiglieri regionali La Rocca e Ciaccio, che hanno raccontato i momenti successivi alla notte del 4 aprile 2012, quando al meet up di via Sampolo vennero ricopiate materialmente le firme raccolte in un primo momento in alcuni moduli che però contenevano un errore nel luogo di
nascita di un candidato al consiglio comunale.

Rischio lista M5s assente a Genova
A Palermo le comunarie sono state vinte da Ugo Forello, che però non ha il consenso di alcuni esponenti locali M5S, tra cui lo stesso Riccardo Nuti. Divisioni, veleni e liste concorrenti, del resto, lacerano il movimento in numerose città, in vista delle amministrative di primavera. A partire da Parma, con la lista Effetto Parma messa in piedi dall’ex M5s Federico Pizzarotti, in cerca del secondo mandato. A Genova è fortissimo il rischio che alla fine il M5S non presenti alcuna lista. Beppe Grillo dovrebbe presentare ricorso contro la decisione Tribunale Civile che ha sospeso l’esclusione della lista di Marika Cassimatis, la candidata del Movimento 5 stelle vincitrice delle Comunarie per la candidatura a sindaco di Genova e e poi 'scomunicata' dallo stesso Grillo, nella sua veste di “garante” del Movimento. Altra ipotesi per evitare che la candidata riammessa dal giudice alla fine scenda in campo sarebbe, come extrema ratio, la diffida dall’uso del simbolo.

Se il reclamo presentato sarà rigettato, le chance che Grillo accetti la candidatura di Cassimatis sono ridotte allo zero: meglio, piuttosto, 'saltare' la tornata genovese. È destinato infatti a cadere nel vuoto l’auspicio-appello lanciato oggi da Cassimatis sulla sua pagina Facebook nella quale la professoressa di geografia con la passione della politica invita il leader del Movimento 5 Stelle a cambiare posizione sul “caso Genova” (Beppe Grillo «potrebbe redimersi» e Genova «potrebbe riscattare il suo destino - scrive - opere di buona volontà... è Pasqua»). Cassimatis insomma non molla. Vuole il simbolo del M5s, nonostante la scomunica di Grillo, forte del pronunciamento del giudice. Così sta crescendo il rischio che i simpatizzanti del M5s fedeli al leader e 'garante' non abbiano una lista da sostenere alle Comunali dopo lo stop del giudice a Luca Pirondini sostenuto da Grillo. Tecnicamente, dopo il pronunciamento del giudice del tribunale civile sull'annullamento da parte di Grillo del voto che aveva incoronato Cassimatis, la professoressa è la candidata dei grillini, ma Grillo ha detto che non sarà mai così .Intanto Paolo Putti, ex capogruppo comunale M5s fuoriuscito dal Movimento nelle scorse settimane, ha deciso di candidarsi alle comunali con la lista civica Chiamami Genova, composta da Sinistra Italiana, Possibile, militanti di Rifondazione Comunista e altri fuoriusciti dal M5S.

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